Il robot bambino di Osamu Tezuka ha inaugurato la televisione animata giapponese. Ecco come è stato fatto, cosa raccontava e perché il suo modello produttivo pesa ancora oggi.
Prima di Evangelion, Anno era uno degli animatori di effetti più ricercati del Giappone. La sua carriera spiega bene come nell'anime si passi dal tavolo da disegno alla regia.
Una principessa, una foresta tossica, insetti giganti e una guerra che distrugge tutto. Storia e significato del film che ha consacrato Miyazaki e reso possibile la fondazione di Ghibli.
Fondato nel 2011 da Hiroyuki Imaishi e Masahiko Ōtsuka, Trigger ha fatto dell'eccesso un metodo. Da Kill la Kill a Cyberpunk Edgerunners, ecco come lavora uno studio nato da una scissione.
Primo film della Toei Doga e primo lungometraggio animato giapponese a colori, Hakujaden adatta una leggenda cinese e segna l'inizio di una tradizione. Fu anche il film che convinse Miyazaki a fare l'animatore.
Cofondatore di Ghibli, autore della Tomba delle lucciole e della Principessa splendente, Takahata ha portato nell'animazione il realismo del quotidiano e una sperimentazione formale continua.
Dal manga del dopoguerra alla Mushi Production, Tezuka ha fissato le regole economiche ed estetiche della serie animata giapponese. Con meriti enormi e qualche conto ancora aperto.
Nel 1995 la Gainax e Hideaki Anno trasformarono il genere dei robot giganti in un'indagine sulla solitudine. Struttura, tecniche e controversie di una serie che ha diviso il pubblico.
Un nome preso da un aereo italiano, un editore alle spalle, animatori assunti a stipendio fisso. La storia industriale di Ghibli spiega molto della qualità dei suoi film.
Fondato da ex animatori della Mushi Production, Madhouse ha prodotto Satoshi Kon, Hosoda, Yoshiaki Kawajiri e serie come Monster e Death Note. Storia di uno studio dalla doppia anima.
Formata alla Kyoto Animation, autrice di A Silent Voice e Liz e l'uccellino azzurro, Yamada ha portato nell'anime un linguaggio fatto di sguardi sfuggenti, fuori fuoco e gesti minimi.
Dietro la bambina delle Alpi c'erano Isao Takahata, Hayao Miyazaki e Yōichi Kotabe. Come una serie per famiglie è diventata un modello di regia e di animazione per tutta l'industria.
Da Patlabor a Ghost in the Shell, da Jin-Roh alla sequenza animata di Kill Bill, la storia dello studio di Mitsuhisa Ishikawa e del suo rapporto con il cinema internazionale.
Un cyborg che dubita di avere un'anima, una città allagata ispirata a Hong Kong, un hacker nato dalla rete. Analisi del film del 1995 che ha cambiato la fantascienza animata.
Ha cominciato da solo davanti a un computer, oggi è uno dei registi più visti del Giappone. Come Shinkai ha trasformato la luce, il cielo e la distanza in una firma riconoscibile.
Da Perfect Blue a Paprika, il regista scomparso nel 2010 ha costruito un cinema d'animazione fondato sul montaggio e sull'ambiguità tra ciò che è vero e ciò che è rappresentato.
Nel 1979 Miyazaki debutta alla regia di un lungometraggio con un ladro già famoso, trasformandolo in un eroe romantico. Un film d'avventura che ha anticipato molto del cinema Ghibli.
In dodici anni lo studio fondato da Osamu Tezuka ha inventato la serie animata televisiva, prodotto film per adulti ed è fallito. Ma dalle sue ceneri sono nati Madhouse, Sunrise e molti protagonisti dell'anime.
Dalla Toei degli anni Sessanta al secondo Oscar, il percorso del regista più celebre del cinema d'animazione giapponese, letto attraverso le sue ossessioni ricorrenti.
Nato da ex dipendenti della Mushi Production, Sunrise ha legato il suo nome ai robot realistici, ai modellini in plastica e poi a serie come Cowboy Bebop e Code Geass.
Orso d'oro a Berlino e Oscar, record d'incassi in Giappone per quasi vent'anni. Il film del 2001 di Miyazaki racconta una crescita attraverso il lavoro, in un mondo di spiriti ispirato al Giappone del passato.
Pose spigolose, prospettive esasperate, esplosioni geometriche e tempi spezzati. Come un animatore chiave degli anni Settanta ha creato una scuola che arriva fino a Trigger.
Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila l'animazione giapponese ha abbandonato acetati, colori acrilici e macchina da presa. Ma il disegno a mano, in larga parte, è rimasto.
Dalla Toei ai Digimon, dalla rinuncia a Howl fino a Mirai, Hosoda ha costruito un cinema popolare centrato su genitori, figli e mondi virtuali. Un percorso coerente e poco celebrato in Italia.