Per la scuola Disney esagerare voleva dire rendere più convincente, non più deformato. Per Tex Avery significava far esplodere gli occhi fuori dalle orbite. Due idee dello stesso principio.
Il corto non è un lungometraggio in miniatura. Ha una sua economia del tempo, fatta di ellissi, ripetizioni e densità, che ne fa la forma d'elezione dell'animazione d'autore.
Forme piatte, colori arbitrari, fondali quasi vuoti, movimento essenziale. Negli anni Cinquanta un piccolo studio di transfughi Disney cambiò l'idea di cosa potesse essere un cartoon.
Il termine nasce come critica, ma descrive una tecnica precisa e un'epoca intera. Dal fischio di Steamboat Willie alle partiture di Carl Stalling, storia del suono che segue il disegno.
La limitata è nata spesso per risparmiare, ma nelle mani dell'UPA, della scuola di Zagabria e dell'anime è diventata un linguaggio con regole proprie. Un confronto senza gerarchie.
Una striscia di piccole immagini che riassume l'intero film in termini di colore e luce. Il color script è lo strumento con cui si pianifica l'emozione cromatica scena per scena.
Modelli tridimensionali resi con ombre piatte e contorni neri, frame rate ridotti, normali corrette a mano. Il 3D che si traveste da 2D rivela, per contrasto, cosa rende unico il disegno animato.
Il cinema dal vero registra il tempo, l'animazione lo costruisce un ventiquattresimo di secondo alla volta. Riflessione sull'unità minima del disegno animato e su ciò che vi si nasconde.
Prima di saltare ci si piega, prima di colpire si carica il braccio. L'anticipazione è il principio che rende leggibile un'azione e che il cartoon comico ha trasformato in arma narrativa.
Nel cinema d'animazione non esiste una macchina da presa da piazzare. Ogni inquadratura è un disegno progettato, e il reparto layout decide spazio, punto di vista e percorso dello sguardo.
Pubblicato nel 1981 da due veterani dello studio, è insieme un manuale, una memoria storica e un manifesto estetico. Per questo va letto anche con spirito critico.
Biancaneve e i nani, nello stesso film, rappresentano due estremi. Il rapporto tra fedeltà al reale e libertà della deformazione attraversa tutta la storia del disegno animato.
Ricalcare fotogramma per fotogramma un attore filmato sembra la via più breve verso il realismo. Dai Fleischer a Bakshi a Linklater, la tecnica ha prodotto meraviglie e un disagio difficile da spiegare.
Lo stesso gesto in sei fotogrammi o in trenta racconta due storie diverse. Il timing è il principio che governa peso, carattere e ritmo, ed è la vera grammatica del movimento disegnato.
Un personaggio cammina e intanto si sistema il cappello, parla e intanto si tormenta le dita. L'azione secondaria arricchisce la scena a una condizione precisa, non rubare il posto all'azione principale.
Nessun corpo parte o si ferma alla massima velocità. Il principio delle accelerazioni e delle frenate decide dove mettere i disegni e cambia il carattere di un'azione.
Un'idea alla volta, presentata nel modo più chiaro possibile. Lo staging è il principio più teatrale dei dodici e quello che più spesso separa un film leggibile da uno confuso.
Uscito nel 2001, il libro dell'animatore di Chi ha incastrato Roger Rabbit raccoglie l'insegnamento dei maestri della Hollywood classica in forma pratica, pagina dopo pagina, disegno dopo disegno.
Peso, volume, prospettiva, equilibrio. Il principio del disegno solido chiede all'animatore 2D di pensare in tre dimensioni anche quando lavora su una superficie piana.
Testa, mani, piedi descrivono curve. Il principio degli archi è uno dei più semplici da enunciare e dei più facili da tradire, soprattutto quando le intercalazioni le fa una macchina.
Forme senza personaggi, colori senza storia, movimento come puro ritmo. L'animazione astratta ha inseguito per un secolo il sogno di una musica per gli occhi, e ha cambiato il cinema.
Uno nasce dalla mano che traccia ogni immagine, l'altro da un oggetto virtuale fotografato da una camera. La differenza tra le due tecniche riguarda il modo stesso di pensare il movimento.
Da Father and Daughter alla Tartaruga rossa, da Tom & Jerry ad Appuntamento a Belleville, molti dei film animati più amati fanno a meno dei dialoghi. Ecco come ci riescono.
Temperatura, valore, saturazione, prospettiva aerea. Il pittore di fondali usa le regole del colore con un obiettivo che la pittura da cavalletto non conosce, lasciare il posto a qualcuno che deve ancora entrare.