Production I.G, lo studio che ha esportato il cyberpunk giapponese
Da Patlabor a Ghost in the Shell, da Jin-Roh alla sequenza animata di Kill Bill, la storia dello studio di Mitsuhisa Ishikawa e del suo rapporto con il cinema internazionale.

Quando Quentin Tarantino cercò uno studio giapponese per raccontare in animazione l'infanzia di O-Ren Ishii in Kill Bill: Volume 1 (2003), la scelta cadde su Production I.G. Non fu un caso. Lo studio aveva già un nome solido tra i cinefili occidentali grazie a Ghost in the Shell, e una reputazione per l'animazione realistica, adulta, molto dettagliata.
Le origini
Production I.G nasce nel 1987. Il produttore Mitsuhisa Ishikawa e il character designer Takayuki Gotō fondano una piccola società legata allo studio Tatsunoko, chiamata IG Tatsunoko. Le iniziali vengono dai loro due cognomi. Nel 1993 lo studio diventa indipendente e assume il nome attuale.
I primi lavori importanti sono legati a Mamoru Oshii e al progetto Patlabor. Production I.G partecipa all'animazione del primo film (1989) e realizza il secondo, Patlabor 2 (1993). In quel film si definisce uno stile di casa: layout accurati, fondali urbani realistici, illuminazione studiata, movimenti di macchina simulati con precisione.
Ghost in the Shell
Il salto avviene con Ghost in the Shell (1995), diretto da Oshii sul manga di Masamune Shirow. Il film combina animazione tradizionale su rodovetro con le prime tecniche di composizione digitale, usate per gli schermi, le interfacce e alcuni effetti ottici. Il risultato è un'opera visivamente all'avanguardia, che circola ampiamente in Occidente grazie a un accordo di coproduzione con la britannica Manga Entertainment.
Da quel momento Production I.G diventa un punto di riferimento per l'animazione di fantascienza e di genere. Lo studio produce anche Innocence (2004), seguito di Oshii, e la serie televisiva Ghost in the Shell: Stand Alone Complex (2002), diretta da Kenji Kamiyama.
Jin-Roh e Blood
Due film della fine degli anni Novanta mostrano bene l'ambizione dello studio.
Jin-Roh (1999), diretto da Hiroyuki Okiura su soggetto di Oshii, è ambientato in un Giappone alternativo del dopoguerra, segnato da tensioni politiche e da un corpo speciale di polizia in armatura. Il film rilegge Cappuccetto Rosso in chiave politica. Okiura, animatore di grande rigore, costruisce un film lento, cupo, con un realismo dei movimenti quasi fotografico.
Blood: The Last Vampire (2000), diretto da Hiroyuki Kitakubo, dura meno di un'ora ma è un esperimento importante di integrazione tra animazione tradizionale e tecniche digitali.
Dallo sport al thriller
Production I.G non si è limitato alla fantascienza. Dagli anni Duemila lo studio ha prodotto serie molto diverse.
- Psycho-Pass (2012), poliziesco distopico ideato con lo sceneggiatore Gen Urobuchi.
- Haikyu!! (2014), serie sportiva sulla pallavolo scolastica, apprezzata per l'animazione delle partite.
- Moribito (2007), fantasy storico diretto da Kamiyama.
Nel 2012 alcuni membri dello studio hanno fondato una società collegata, Wit Studio, che ha realizzato le prime stagioni di L'attacco dei giganti.
Una vocazione internazionale
Più di altri studi giapponesi, Production I.G ha cercato collaborazioni con l'estero, dal cinema americano alle piattaforme in streaming. Ishikawa ha impostato lo studio come una società in grado di gestire i rapporti con partner stranieri e di valorizzare i propri titoli all'estero.
Il bilancio storico è chiaro. Con Ghost in the Shell e i film di Oshii, Production I.G ha contribuito più di ogni altro a definire l'immagine dell'anime adulto e tecnologico negli anni Novanta. Un'immagine che ha influenzato il cinema occidentale, a partire da Matrix, citato spesso come opera debitrice di quell'estetica.


