Naoko Yamada, la regista che inquadra i piedi e racconta quello che non si dice

Formata alla Kyoto Animation, autrice di A Silent Voice e Liz e l'uccellino azzurro, Yamada ha portato nell'anime un linguaggio fatto di sguardi sfuggenti, fuori fuoco e gesti minimi.

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Immagine: At by At · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Due ragazze camminano lungo un corridoio scolastico. La macchina da presa non mostra i loro volti, inquadra le scarpe e il ritmo dei passi, che non coincidono. Una va avanti più veloce, l'altra rallenta, poi si ritrovano. In quella scena di Liz e l'uccellino azzurro (2018) c'è quasi tutto il metodo di Naoko Yamada: il rapporto tra due persone raccontato attraverso un dettaglio del corpo, senza bisogno di una battuta.

Una pittrice alla Kyoto Animation

Yamada nasce nel 1984 nella prefettura di Kyoto e studia pittura a olio all'università. Nel 2004 entra alla Kyoto Animation, lo studio di Uji noto per la formazione interna e per la qualità costante delle sue serie. Comincia come intercalatrice e animatrice, poi passa alla regia di episodi.

Nel 2009 diventa regista di K-On!, adattamento di un manga a strisce su quattro liceali che fondano un gruppo musicale scolastico. Sulla carta è una commedia leggera senza trama. Yamada la trasforma in un'osservazione affettuosa della vita quotidiana, con un'attenzione insolita alle posture, alle mani, al modo in cui le ragazze si siedono o reggono una tazza. La serie ha un successo enorme e lancia anche un film nel 2011.

Il cinema come riferimento

Yamada ha più volte indicato il cinema dal vero come fonte principale. I suoi film usano strumenti tipici della ripresa fotografica, applicati al disegno.

  • La profondità di campo ridotta, con lo sfondo o il primo piano sfocati, per isolare un oggetto o un gesto.
  • Le inquadrature su parti del corpo, piedi, mani, capelli, che diventano indicatori emotivi.
  • Le composizioni decentrate, con i personaggi ai margini del quadro o tagliati dal bordo.
  • Il suono d'ambiente e il silenzio, usati per far respirare le scene.

Dopo Tamako Market (2013) e il film Tamako Love Story (2014), arriva il progetto più ambizioso.

A Silent Voice

La forma della voce (Koe no katachi, 2016), noto anche come A Silent Voice, è tratto dal manga di Yoshitoki Ōima. Shōya, alle elementari, ha tormentato Shōko, una compagna sorda, fino a farla cambiare scuola. Da quel momento diventa lui l'escluso. Anni dopo, isolato e con pensieri suicidi, decide di ritrovarla.

Per rappresentare l'isolamento del protagonista Yamada ricorre a una soluzione grafica semplice e potentissima. Sui volti degli altri compare una grande X blu, a indicare le persone che Shōya non riesce a guardare. Quando le X cadono, una alla volta, il film mostra il suo ritorno al mondo. La regia evita di fare di Shōko una vittima esemplare e di Shōya un peccatore da redimere in fretta. Le relazioni restano scomode, imperfette.

Il film ha avuto un ottimo riscontro in Giappone e all'estero, e ha contribuito a far conoscere il nome di Yamada fuori dalla cerchia degli appassionati.

Dopo Kyoto Animation

Con Liz e l'uccellino azzurro Yamada spinge ancora più in là il suo linguaggio. La storia di due studentesse di un'orchestra scolastica è costruita come un film quasi sperimentale, con colori pastello, linee sottili e un uso della musica che coincide con il racconto.

Successivamente lascia Kyoto Animation e lavora con Science SARU, lo studio fondato da Masaaki Yuasa ed Eunyoung Choi. Lì dirige la serie The Heike Story (2022), adattamento del classico medievale, e il film Kimi no iro (2024), sulla musica e sui colori che una ragazza vede nelle persone.

Yamada fa parte di una generazione di registe che ha cambiato il volto dell'anime, in un settore storicamente dominato da uomini nei ruoli di regia. Il suo cinema non cerca l'effetto. Chiede allo spettatore di accorgersi delle piccole cose, e in questo è tra i più riconoscibili del suo tempo.

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