Con la fotocopiatura dei disegni sui rodovetri, la linea dell'animatore arriva intatta sullo schermo. La carica dei 101 cambia stile, ambientazione e tono rispetto alle fiabe precedenti.
Composizioni panoramiche, scene senza dialoghi, nessun contorno nero sui fondali. Samurai Jack ha portato nella serialità di Cartoon Network un linguaggio visivo da cinema d'autore.
Un pastore solitario che pianta querce in una valle deserta della Provenza. Il cortometraggio del 1987 è disegnato a matite colorate su acetato smerigliato e ha vinto l'Oscar.
Jérémy Clapin costruisce un film doppio, metà avventura di una mano in fuga e metà storia d'amore malinconica. Il lungometraggio vincitore della Semaine de la Critique nel 2019 è un esordio raro.
Un lupacchiotto grigio, un poeta, un tango del tempo di guerra. Il cortometraggio di Jurij Norstein del 1979 è spesso indicato come uno dei film d'animazione più importanti mai realizzati.
Quattro nazioni, quattro elementi, arti marziali reali e una storia orizzontale pensata dall'inizio alla fine. La serie di DiMartino e Konietzko è un raro esempio di epica compiuta in televisione.
Nel 1937 Hollywood lo chiamava la follia di Disney. Rivisto oggi, il primo lungometraggio dello studio mostra un'ambizione tecnica e drammatica che nessuno allora riteneva possibile.
Anni di studio dell'anatomia animale e le pitture di un artista cinoamericano a lungo dimenticato. Così Bambi diventò il film più contemplativo della Disney classica.
Quasi trent'anni di lavorazione, un'animazione di virtuosismo assoluto e un film strappato al suo autore. La storia di The Thief and the Cobbler è anche una lezione sui limiti dell'ambizione.
Mentre i nomi di punta lavoravano a Pocahontas, una squadra più giovane realizzò Il re leone. Il film del 1994 è un melodramma regale costruito su luce, musica e una delle morti più famose del cinema.
Dopo trent'anni senza fiabe principesche, Ron Clements e John Musker riportano Disney al musical. La sirenetta inaugura il decennio d'oro dello studio con una protagonista che vuole qualcosa.
Il secondo lungometraggio Disney ammorbidisce il burattino toscano e ne fa un bambino ingenuo. In cambio offre l'animazione tecnicamente più ricca dell'epoca d'oro dello studio.
Una nonna con un piede ortopedico, un ciclista rapito dalla mafia e tre vecchie cantanti che mangiano rane. L'esordio di Chomet nel lungometraggio è una commedia grottesca senza dialoghi.
Un sottomarino giallo, i Biechi Blu e una Liverpool grigia che diventa psichedelica. Il film di George Dunning del 1968 portò il design grafico dell'epoca nel lungometraggio animato.
Il terzo capitolo della trilogia del folklore di Cartoon Saloon mette a confronto due bambine, due mondi e due modi di disegnare. Il segno grezzo dei lupi contro le geometrie della città.
Sette minuti in cui un animatore invisibile tormenta Daffy cambiando sfondi, costumi, suoni e perfino il suo corpo. Il corto di Chuck Jones del 1953 è una lezione di teoria dell'animazione.
Breve, economico e realizzato mentre lo studio attraversava uno sciopero, Dumbo è il lungometraggio Disney più semplice e forse il più commovente dell'epoca classica.
Robert Zemeckis alla regia, Richard Williams all'animazione, Topolino e Bugs Bunny nella stessa inquadratura. Il film del 1988 ha fissato uno standard per l'incontro tra disegno e riprese dal vero.
Otto brani di musica classica, Leopold Stokowski sul podio e un sistema sonoro sperimentale. Fantasia resta il progetto più ambizioso e discusso della Disney degli anni d'oro.
Il primo lungometraggio di Cartoon Saloon trasforma il Libro di Kells in uno stile visivo fatto di spirali, nodi e prospettive piatte. Un esordio che portò l'Irlanda nella mappa dell'animazione.
Una sceneggiatura scritta da una donna, una protagonista che legge, una Bestia di Glen Keane e l'ultima eredità di Howard Ashman. Perché il film del 1991 resta il punto più alto del rinascimento Disney.
Ari Folman non ricorda nulla del massacro di Sabra e Shatila, a cui assistette da soldato nel 1982. Il suo film usa l'animazione per indagare quel vuoto e lo chiude con immagini reali.
Un mago di varietà in declino, una ragazza che crede alla magia, Edimburgo alla fine degli anni Cinquanta. L'illusionista è il film più malinconico di Sylvain Chomet.
Eyvind Earle impose a tutto lo studio uno stile ispirato al tardo Medioevo. Il risultato è il classico Disney più rigoroso sul piano grafico, con Malefica tra i cattivi più memorabili.