Sunrise, lo studio di Gundam che inventò il robot come mezzo militare
Nato da ex dipendenti della Mushi Production, Sunrise ha legato il suo nome ai robot realistici, ai modellini in plastica e poi a serie come Cowboy Bebop e Code Geass.

Per decenni i titoli di testa delle serie Sunrise hanno riportato tra i creatori un nome misterioso, Hajime Yatate. Nessuno con quel nome ha mai lavorato nello studio. Era uno pseudonimo collettivo con cui la società indicava se stessa come autrice delle idee originali, un modo per mantenere la proprietà dei personaggi e dei mondi creati dal suo staff. È un dettaglio che dice molto su come Sunrise ha costruito la propria forza.
Dalla Mushi ai robot
Lo studio nasce nel 1972 con il nome Sōeisha, fondato da un gruppo di ex membri della produzione della Mushi Production. Nei primi anni lavora soprattutto su commissione. Poi, dalla metà del decennio, trova la sua specialità nei robot giganti, un genere spinto dalla collaborazione con i produttori di giocattoli che finanziavano le serie in cambio delle licenze.
Zambot 3 (1977) e Daitarn 3 (1978), entrambi diretti da Yoshiyuki Tomino, mostrano già una certa inquietudine. In Zambot 3 la popolazione civile tratta i giovani piloti come responsabili delle distruzioni, e diversi personaggi muoiono in modo tragico.
Gundam e la rivoluzione del real robot
Nel 1979 Sunrise trasmette Mobile Suit Gundam. La regia è di Tomino, il character design di Yoshikazu Yasuhiko, il mecha design di Kunio Ōkawara. La serie immagina una guerra tra la Terra e le colonie spaziali, in cui i robot sono armi prodotte in serie, con numeri di modello, limiti tecnici e bisogno di manutenzione. I nemici hanno ragioni politiche, i protagonisti commettono errori.
Il pubblico televisivo della prima messa in onda è inferiore alle attese, e la serie viene accorciata. Il successo arriva dopo, con le repliche, la trilogia di film di montaggio e soprattutto con i modellini in plastica da assemblare, i Gunpla, lanciati da Bandai nel 1980. Da allora il franchise di Gundam non si è mai fermato.
Il genere che ne nasce prende il nome di real robot, in contrapposizione ai super robot invincibili come Mazinga. Sunrise lo sviluppa negli anni Ottanta con altre serie come Armored Trooper Votoms (1983) di Ryōsuke Takahashi.
Oltre i robot
Anche se il nome resta legato ai mecha, lo studio ha prodotto molto altro.
- City Hunter (1987), dal manga di Tsukasa Hōjō, commedia d'azione poliziesca.
- Cowboy Bebop (1998), di Shin'ichirō Watanabe, che porta jazz e noir nello spazio.
- Inuyasha (2000), dal manga di Rumiko Takahashi.
- Code Geass (2006), che unisce robot e intrigo politico.
- Love Live! (2013), progetto multimediale sulle idol scolastiche.
Un rapporto organico con Bandai
Nel 1994 Sunrise viene acquisita da Bandai, l'azienda di giocattoli che da anni produceva i modellini delle sue serie. Il legame tra animazione e prodotto fisico diventa così una struttura societaria. Dopo la fusione tra Bandai e Namco, nel 2022 lo studio cambia nome in Bandai Namco Filmworks, pur mantenendo il marchio Sunrise per le produzioni.
Una lezione di modello industriale
La storia di Sunrise mostra un modo specifico di fare animazione in Giappone. Lo studio ha puntato su idee originali, invece di adattare manga altrui, e ha conservato i diritti dei suoi mondi. Questo gli ha permesso di sfruttarli per decenni, con nuove serie, film, videogiochi e modellini.
C'è anche un lato artistico. Proprio perché il pubblico voleva vedere robot e battaglie, registi come Tomino hanno potuto parlare di guerra, propaganda e trauma all'interno di programmi per ragazzi. I giocattoli hanno pagato serie che, spesso, ne mettevano in discussione l'immaginario.


