Hayao Miyazaki, cinquant'anni di animazione con lo sguardo rivolto al cielo

Dalla Toei degli anni Sessanta al secondo Oscar, il percorso del regista più celebre del cinema d'animazione giapponese, letto attraverso le sue ossessioni ricorrenti.

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Immagine: Oliver Ayala · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

La ditta di famiglia costruiva componenti per aerei. Durante la guerra la Miyazaki Airplane, diretta da uno zio e dal padre, produceva parti per i caccia Zero. Il figlio Hayao, nato a Tokyo il 5 gennaio 1941, è cresciuto tra disegni tecnici e racconti di motori. Da quella infanzia viene la contraddizione che attraversa tutto il suo cinema: l'amore per le macchine volanti e l'orrore per la guerra che le usa.

Gli anni della gavetta

Miyazaki si laurea in economia all'università Gakushūin ed entra alla Toei Doga nel 1963 come intercalatore. Ha raccontato più volte che a spingerlo verso l'animazione fu la visione, da liceale, di Hakujaden, il primo lungometraggio a colori dello studio. Alla Toei conosce Isao Takahata e partecipa con lui all'attività sindacale. Insieme lavorano a La grande avventura del piccolo principe Valiant (1968), dove il giovane animatore si distingue per idee di regia e di scenografia ben oltre il suo ruolo.

Nel 1971 lascia la Toei con Takahata. Seguono anni intensissimi in televisione: il layout e la scenografia di Heidi (1974) e Marco (1976), poi la prima regia vera, Conan il ragazzo del futuro (1978), serie in cui si trovano già quasi tutti i suoi temi. Nel 1979 dirige il suo primo lungometraggio, Lupin III - Il castello di Cagliostro.

Dal manga a Ghibli

La svolta passa per la carta. Sulla rivista Animage, edita da Tokuma Shoten, Miyazaki pubblica dal 1982 il manga di Nausicaä della Valle del vento, che concluderà solo nel 1994. Il film tratto dalla prima parte esce nel 1984 e il suo successo porta alla nascita dello Studio Ghibli l'anno seguente, con Takahata e il produttore Toshio Suzuki.

Da lì la filmografia è nota. Laputa (1986), Il mio vicino Totoro (1988), Kiki consegne a domicilio (1989), Porco Rosso (1992), Principessa Mononoke (1997), La città incantata (2001), Il castello errante di Howl (2004), Ponyo sulla scogliera (2008), Si alza il vento (2013). Dopo un ritiro annunciato e poi ritirato, nel 2023 arriva Il ragazzo e l'airone, che gli vale il secondo Oscar dopo quello per La città incantata.

Le costanti di un autore

Guardare i suoi film in fila fa emergere alcune ossessioni precise.

  • Il volo. Alianti, idrovolanti, scope, gatti-bus, draghi. In Miyazaki volare è un'esperienza fisica, resa con un'attenzione maniacale al vento, al peso, alla resistenza dell'aria.
  • Le ragazze protagoniste. Nausicaä, Kiki, Chihiro, San sono figure attive, spesso più mature degli adulti che le circondano.
  • La natura ambigua. Le foreste e gli spiriti non sono buoni o cattivi. Hanno una loro logica, indifferente agli esseri umani.
  • Il lavoro. I suoi personaggi lavorano, cucinano, puliscono, riparano. La fatica quotidiana ha una dignità che il cinema d'animazione raramente concede.

C'è poi il modo di lavorare. Miyazaki non scrive una sceneggiatura tradizionale, parte dagli storyboard e spesso comincia la produzione senza conoscere ancora il finale. Corregge personalmente moltissimi disegni chiave, una pratica che ha reso Ghibli uno studio molto centrato sulla sua figura.

Un'eredità ingombrante

Il peso di Miyazaki sull'animazione giapponese è enorme, al punto da diventare un problema. Per decenni ogni giovane regista è stato presentato come il suo possibile erede, e lo stesso Ghibli ha faticato a immaginarsi senza di lui. I suoi film restano comunque un caso raro di cinema popolare e personalissimo insieme, fatto ancora in larga parte a mano, in un'industria che va in tutt'altra direzione.

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