Isao Takahata, il regista che non disegnava e cambiò l'animazione giapponese
Cofondatore di Ghibli, autore della Tomba delle lucciole e della Principessa splendente, Takahata ha portato nell'animazione il realismo del quotidiano e una sperimentazione formale continua.

Isao Takahata non era un animatore. Non disegnava i personaggi, non firmava i layout, non correggeva le pose. Eppure è considerato, con Miyazaki, uno dei due pilastri dell'animazione giapponese d'autore. Il suo strumento era il pensiero: la preparazione meticolosa, lo studio delle fonti, la capacità di spiegare a una squadra di artisti che cosa un film dovesse essere.
Dalla letteratura francese alla Toei
Nato nel 1935 nella prefettura di Mie, Takahata si laurea in letteratura francese all'Università di Tokyo. Da studente rimane colpito da La bergère et le ramoneur di Paul Grimault, su testi di Jacques Prévert, e capisce che l'animazione può essere cinema adulto. Nel 1959 entra alla Toei Doga come assistente alla regia.
Il primo lungometraggio che dirige è Horus, principe del sole (1968), conosciuto in Italia come La grande avventura del piccolo principe Valiant. Il film, ambientato in un nord leggendario, racconta una comunità di villaggio che si unisce contro un nemico. La lavorazione è lunga e travagliata, l'insuccesso commerciale pesa sulla sua carriera in Toei. Ma ci lavora un gruppo di animatori che sarà decisivo, tra cui Yasuo Ōtsuka e il giovane Miyazaki.
La televisione come laboratorio
Negli anni Settanta Takahata fa una cosa che pochi registi di talento avrebbero accettato. Porta il suo metodo in televisione, sulle serie per famiglie. Heidi (1974), Marco (1976) e Anna dai capelli rossi (1979) sono costruite con una cura per i gesti quotidiani mai vista in un prodotto seriale. Per Heidi la squadra va in sopralluogo in Svizzera. Le scene di vita domestica, il formaggio fuso sul pane, il fieno, la mungitura, diventano il cuore del racconto.
Il principio è semplice e radicale. Lo spettatore deve credere a quel mondo perché ne riconosce i dettagli concreti, e solo allora si commuove. Nessuna magia, nessun nemico: il dramma nasce dalla vita.
Gli anni Ghibli
Nel 1985 Takahata fonda lo Studio Ghibli con Miyazaki e Toshio Suzuki, anche se il primo film che vi dirige, La tomba delle lucciole (1988), viene prodotto per l'editore Shinchōsha. È la storia di due fratelli orfani nel Giappone dei bombardamenti del 1945, tratta dal racconto semiautobiografico di Akiyuki Nosaka. Uscì in doppio programma con Il mio vicino Totoro, un abbinamento rimasto famoso.
Seguono Pioggia di ricordi (1991), che racconta una donna di ventisette anni in viaggio verso la campagna e la sua infanzia nel 1966, e Pom Poko (1994), parabola ecologista con i tanuki che combattono l'urbanizzazione delle colline di Tama. Con I miei vicini Yamada (1999) abbandona lo stile Ghibli per l'acquerello leggero delle strisce di Hisaichi Ishii, e lo studio produce per la prima volta un film interamente in digitale.
L'ultimo film
La storia della principessa splendente (2013), tratto dal racconto antico del tagliabambù, arriva dopo otto anni di lavorazione. È fatto di linee a carboncino interrotte, colori ad acquerello che lasciano bianco il foglio, fondali che sfumano ai bordi. Nella sequenza della fuga della principessa il tratto si fa violento, quasi uno schizzo preparatorio animato. Il film fu candidato all'Oscar.
Takahata muore il 5 aprile 2018. Rivedere la sua filmografia aiuta a capire quanto fosse vario. Ha cambiato stile quasi a ogni film, convinto che ogni storia richiedesse una forma diversa. Rispetto all'amico e rivale Miyazaki ha avuto meno successo di pubblico. In compenso ha lasciato la dimostrazione che l'animazione può raccontare la storia, la memoria, la vita ordinaria con la stessa serietà del cinema dal vero.


