La città incantata, la bambina che lavora nel bagno degli dei
Orso d'oro a Berlino e Oscar, record d'incassi in Giappone per quasi vent'anni. Il film del 2001 di Miyazaki racconta una crescita attraverso il lavoro, in un mondo di spiriti ispirato al Giappone del passato.

Chihiro ha dieci anni e sta traslocando. Sul sedile posteriore dell'auto tiene un mazzo di fiori d'addio e mette il broncio. Il padre sbaglia strada, imbocca un sentiero nel bosco e si ferma davanti a un tunnel. Dall'altra parte c'è un parco a tema abbandonato, con bancarelle di cibo fumante e nessuno a servire. I genitori si siedono e cominciano a mangiare, finché si trasformano in maiali. Così comincia La città incantata, il film più visto di Hayao Miyazaki.
Il bagno di Yubaba
Il mondo in cui Chihiro finisce è abitato da spiriti, divinità, esseri di ogni forma. Il suo centro è un grande stabilimento termale, gestito dalla strega Yubaba, dove gli dei vengono a riposarsi e lavarsi. Per sopravvivere e salvare i genitori Chihiro deve farsi assumere. Yubaba le prende il nome e la chiama Sen, una perdita d'identità che è anche il rischio di dimenticare chi è.
Il bagno è uno dei luoghi più ricchi mai disegnati da Ghibli. Architettura tradizionale giapponese, tocchi occidentali e cinesi, colori accesi, scale vertiginose, caldaie fumanti. Miyazaki si è ispirato anche agli edifici del museo all'aperto di architettura Edo-Tokyo, a Koganei, vicino allo studio.
Crescere lavorando
Rispetto ad altri film di Miyazaki, qui l'eroina non vola e non combatte. Lavora. Pulisce pavimenti, porta acqua calda, serve clienti difficili. All'inizio è goffa, spaventata, lenta. Nel corso del film acquista competenza e fiducia, guadagnandosi il rispetto dei colleghi.
Uno degli episodi più memorabili è il bagno dello spirito puzzolente. Una massa di fango maleodorante entra nello stabilimento e nessuno vuole servirla. Chihiro se ne occupa e, tirando una specie di spina, estrae dal corpo dello spirito una montagna di rifiuti, biciclette, oggetti abbandonati. Si scopre che era lo spirito di un fiume inquinato. È una delle scene in cui l'ecologia di Miyazaki si fa racconto concreto.
Personaggi ambigui
Nessuno, nel film, è soltanto buono o cattivo.
- Haku, il ragazzo che aiuta Chihiro, è anche un drago al servizio di Yubaba, e ha dimenticato il proprio nome.
- Senza Volto, spirito silenzioso con una maschera, diventa un mostro divoratore quando entra nel bagno, assorbendo l'avidità degli altri.
- Yubaba è avida e autoritaria, ma anche madre affettuosa di un neonato enorme.
- Zeniba, la sua gemella, inizialmente minacciosa, si rivela una nonna gentile.
Il viaggio in treno
Verso la fine, Chihiro prende un treno che corre sull'acqua per raggiungere Zeniba. Il viaggio è silenzioso, i passeggeri sono ombre trasparenti, il paesaggio scorre lento sotto un cielo al tramonto. La sequenza non serve alla trama e dura qualche minuto. È tra le più amate del film proprio per questo, perché lascia lo spettatore e la protagonista a contemplare.
Tecnica
La città incantata è stato realizzato con un flusso di lavoro misto. I disegni sono fatti a mano su carta, poi digitalizzati e colorati al computer, con l'aggiunta di effetti di composizione e alcuni elementi in computer grafica, come il mare o certi movimenti di macchina. Questa integrazione resta discreta: lo spettatore percepisce soprattutto l'animazione tradizionale.
Riconoscimenti
Il film uscì in Giappone nel luglio 2001 e divenne rapidamente il maggiore incasso di sempre nel paese, primato tenuto fino al 2020. Nel 2002 vinse l'Orso d'oro a Berlino, ex aequo con Bloody Sunday. Nel 2003 ottenne l'Oscar per il miglior film d'animazione. In Italia uscì in sala nel 2003.
A distanza di anni resta il film d'ingresso per molti spettatori occidentali all'opera di Miyazaki. È una fiaba che racconta il passaggio all'età adulta senza retorica, attraverso il lavoro, i nomi, la memoria e la gentilezza verso chi è diverso.


