Mushi Production, l'ascesa e il crollo dello studio di Tezuka
In dodici anni lo studio fondato da Osamu Tezuka ha inventato la serie animata televisiva, prodotto film per adulti ed è fallito. Ma dalle sue ceneri sono nati Madhouse, Sunrise e molti protagonisti dell'anime.

Il nome viene da un insetto. Mushi significa insetto in giapponese, e Osamu Tezuka, appassionato entomologo fin da bambino, aveva perfino incluso l'ideogramma nel suo pseudonimo. Quando nel 1961 aprì un reparto di animazione nella sua casa di produzione, a Nerima, Tokyo, lo battezzò così. Nel giro di un decennio quello studio avrebbe cambiato l'animazione giapponese, per poi crollare sotto i debiti.
Un esperimento e poi una serie
Il primo lavoro della Mushi fu un cortometraggio d'autore, Aru machikado no monogatari (1962), presentato al pubblico insieme a sperimentazioni più brevi. Tezuka però aveva in mente qualcosa di più grande. Voleva portare in televisione il suo personaggio più popolare, il robot Atom.
Il 1° gennaio 1963 Tetsuwan Atom debuttò su Fuji TV. La squadra, in buona parte composta da animatori provenienti dalla Toei, dovette consegnare un episodio alla settimana con un budget molto ridotto. Per farcela inventò o sistematizzò soluzioni di animazione limitata: meno disegni al secondo, riciclo di sequenze, inquadrature statiche con pochi elementi mobili. La serie durò fino al 1966, con quasi duecento episodi, e fu venduta anche negli Stati Uniti.
Gli anni d'oro
Il successo portò rapidamente altre produzioni. Jungle Taitei (1965), il Kimba noto anche al pubblico occidentale, fu la prima serie animata televisiva giapponese a colori. Seguirono adattamenti di altri manga di Tezuka e di autori diversi.
Lo studio sperimentava anche al cinema. Il progetto Animerama produsse lungometraggi per un pubblico adulto, come Le mille e una notte (1969) e Cleopatra (1970). A questi si collega Belladonna (1973), diretto da Eiichi Yamamoto, opera visionaria fatta in buona parte di illustrazioni ferme e carrellate su pitture ad acquerello.
Sul fronte televisivo, uno dei titoli più importanti di fine periodo fu Ashita no Joe (1970), la storia del pugile dei bassifondi tratta dal manga di Asao Takamori e Tetsuya Chiba. La regia di Osamu Dezaki portò nell'anime soluzioni visive destinate a fare scuola, come i fermi immagine dipinti nei momenti culminanti e le inquadrature divise.
Il crollo
I problemi economici erano strutturali. Le serie venivano vendute sotto costo, le licenze non bastavano più, la concorrenza cresceva. Tezuka lasciò la direzione della società nei primi anni Settanta, e nel 1973 la Mushi Production dichiarò fallimento. Il sindacato dei lavoratori fondò poco dopo una nuova società con lo stesso nome, ancora attiva su scala molto più piccola.
Una diaspora feconda
L'eredità della Mushi si misura soprattutto nelle persone. Dallo studio uscirono figure che avrebbero segnato i decenni successivi.
- Madhouse fu fondata nel 1972 da ex dipendenti tra cui il produttore Masao Maruyama, Osamu Dezaki, Rintaro e Yoshiaki Kawajiri.
- Sunrise nacque lo stesso anno come Sōeisha, ad opera di ex membri della produzione Mushi, e avrebbe poi realizzato Gundam.
- Yoshiyuki Tomino, futuro creatore di Gundam, aveva lavorato alla Mushi come sceneggiatore e regista di episodi di Astro Boy.
- Group TAC e altri studi raccolsero tecnici e registi della stessa generazione.
Raccontare la Mushi significa raccontare una contraddizione. Lo studio portò l'animazione in tutte le case giapponesi e formò autori di grande talento, ma fissò anche un modello di produzione rapido e povero che il settore non ha mai del tutto superato. Senza quel decennio, l'anime come lo conosciamo semplicemente non esisterebbe.


