Osamu Tezuka, il medico mancato che inventò l'anime televisivo

Dal manga del dopoguerra alla Mushi Production, Tezuka ha fissato le regole economiche ed estetiche della serie animata giapponese. Con meriti enormi e qualche conto ancora aperto.

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Immagine: Asturio Cantabrio · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Il primo gennaio 1963 Fuji TV mandò in onda il primo episodio di Tetsuwan Atom, il bambino robot che in Occidente conosciamo come Astro Boy. Dietro quel mezz'ora settimanale c'era un uomo che aveva una laurea in medicina, un successo enorme come fumettista e un'ossessione per Disney. Si chiamava Osamu Tezuka e quella sera cambiò il modo in cui il Giappone avrebbe prodotto animazione per i sessant'anni successivi.

Un fumettista innamorato del cinema

Tezuka nasce nel 1928 a Toyonaka, nella prefettura di Osaka, e cresce a Takarazuka, la città del celebre teatro di rivista tutto al femminile. Da ragazzo divora i cortometraggi americani e i film di propaganda animati giapponesi del periodo bellico. Studia medicina a Osaka, ma già nel 1947 Shin Takarajima (La nuova isola del tesoro) lo trasforma in un fenomeno editoriale. Le sue tavole hanno un taglio cinematografico, con inquadrature che cambiano da una vignetta all'altra come in un montaggio.

Il manga di Atom comincia nel 1952. Pochi anni dopo Tezuka collabora con la neonata Toei Doga, lo studio che voleva diventare la Disney d'Oriente, sul lungometraggio Saiyūki (1960). L'esperienza gli mostra due cose: quanto costa l'animazione piena e quanto lui desideri controllarla in prima persona.

La scommessa della Mushi Production

Nel 1961 fonda il suo studio, che dall'anno seguente prende il nome di Mushi Production. Il primo lavoro è un cortometraggio sperimentale, Aru machikado no monogatari (Storie di un angolo di strada, 1962), poesia muta di manifesti che si animano e soldati che sfilano. Ma la vera impresa è la serie televisiva.

Produrre ogni settimana venti minuti di animazione, con le forze di allora, sembrava impossibile. Tezuka ci riuscì riducendo all'osso il numero di disegni, riutilizzando sequenze già animate, puntando su inquadrature fisse e movimenti di macchina su illustrazioni statiche. Il sistema prese il nome di animazione limitata, e con Astro Boy diventò il modello industriale dell'anime televisivo.

Per ottenere la messa in onda, Tezuka vendette gli episodi a un prezzo molto inferiore al costo reale, contando di recuperare con le licenze dei giocattoli, dei dolciumi e con la vendita all'estero. La serie fu infatti acquistata per il mercato statunitense. Quel prezzo basso viene ancora oggi indicato da molti storici e addetti ai lavori come l'origine dei budget ridotti che pesano sul settore.

Colore, adulti e sperimentazione

Lo studio non si fermò al robot bambino. Jungle Taitei (1965), il nostro Kimba, fu la prima serie televisiva animata giapponese a colori. Con il progetto Animerama, Tezuka produsse lungometraggi per adulti come Le mille e una notte (1969) e Cleopatra (1970), esperimenti erotici e psichedelici che anticipavano un pubblico maturo che ancora non esisteva.

Intanto la Mushi formava una generazione. Da lì passarono Rintaro, Osamu Dezaki, Yoshiyuki Tomino, Masao Maruyama. Quando lo studio fallì nel 1973, schiacciato dai debiti, i suoi ex dipendenti fondarono o animarono realtà come Madhouse e Sunrise. In questo senso la sua eredità industriale è più ampia della sua filmografia.

L'autore sperimentale

Dopo il crollo, Tezuka tornò al manga con titoli fondamentali come Black Jack e La fenice, ma non abbandonò mai l'animazione. Negli anni Ottanta realizzò cortometraggi d'autore premiati ai festival internazionali. Jumping (1984) è un unico lungo piano sequenza in soggettiva, un salto che diventa sempre più alto fino a sorvolare città e guerre. Onboro Film (1985) finge di essere una pellicola rovinata, con graffi e salti di fotogramma che disturbano un cowboy in difficoltà.

Sono opere piccole e libere, lontanissime dalla catena di montaggio televisiva che lui stesso aveva costruito. Raccontano un autore diviso tra il desiderio di arrivare a milioni di bambini e quello di fare animazione come arte pura.

Tezuka è morto il 9 febbraio 1989. Giudicarlo resta complicato. Ha dato al Giappone un'industria, un linguaggio visivo riconoscibile, personaggi amati in tutto il mondo. Ha anche lasciato un modello economico fragile, basato su ritmi serrati e compensi bassi. Le due cose stanno insieme, e capire l'anime significa partire da entrambe.

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