Studio Ghibli, come è nato e come funziona lo studio di Miyazaki e Takahata

Un nome preso da un aereo italiano, un editore alle spalle, animatori assunti a stipendio fisso. La storia industriale di Ghibli spiega molto della qualità dei suoi film.

Studio Ghibli studio 1
Immagine: Akonnchiroll · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Ghibli è il nome che i piloti italiani davano al vento caldo del Sahara, e il nome di un aereo da ricognizione della Caproni, il Ca.309. Miyazaki, appassionato di aviazione italiana fin da ragazzo, lo scelse per lo studio che fondò nel giugno 1985 insieme a Isao Takahata e al produttore Toshio Suzuki. L'idea dichiarata era portare un vento nuovo nell'animazione giapponese.

Le origini editoriali

Ghibli nasce grazie a un editore. Tokuma Shoten pubblicava la rivista Animage, di cui Suzuki era redattore, e lì era uscito a puntate il manga di Nausicaä della Valle del vento. Il successo del film tratto dal fumetto, realizzato nel 1984 dallo studio Topcraft, convinse Tokuma a finanziare una struttura stabile.

Il primo film ufficiale di Ghibli è Laputa - Castello nel cielo (1986). Seguono nel 1988 Il mio vicino Totoro e La tomba delle lucciole, distribuiti insieme in un doppio programma. Nessuno dei due fu un grande successo in sala all'epoca. Il vero boom arrivò con Kiki consegne a domicilio (1989), primo grande successo commerciale dello studio.

Gli animatori a stipendio

All'inizio Ghibli funzionava come quasi tutti gli studi giapponesi. Si assumevano animatori a progetto, pagati a disegno o a scena, e al termine del film la squadra si scioglieva. All'inizio degli anni Novanta lo studio cambiò strada, assumendo animatori come dipendenti con stipendio fisso e avviando un programma di formazione interno. Nel 1992 si trasferì in una nuova sede a Koganei, nella periferia ovest di Tokyo, progettata in parte dallo stesso Miyazaki.

La scelta aveva costi alti e un vantaggio preciso. Uno staff stabile, formato secondo gli standard della casa, garantiva una qualità costante e un controllo diretto su ogni fase. Per questo i film Ghibli hanno una coerenza visiva così forte.

Oltre i due fondatori

Lo studio cercò presto un successore. Il candidato più accreditato era Yoshifumi Kondō, animatore di grande talento e direttore dell'animazione di vari film, che diresse I sospiri del mio cuore (1995). Kondō morì nel 1998, a quarantasette anni, e la questione della successione rimase aperta per sempre.

Negli anni successivi altri registi firmarono film per Ghibli.

  • Hiroyuki Morita diresse La ricompensa del gatto (2002).
  • Gorō Miyazaki, figlio di Hayao, esordì con I racconti di Terramare (2006) e poi diresse La collina dei papaveri (2011).
  • Hiromasa Yonebayashi realizzò Arrietty (2010) e Quando c'era Marnie (2014).

Nel 2001 aprì il Museo Ghibli a Mitaka, e nel 2022 il parco Ghibli nella prefettura di Aichi.

Pause e trasformazioni

Dopo Quando c'era Marnie, nel 2014, lo studio annunciò una pausa nella produzione di lungometraggi e lo scioglimento della squadra di animatori. Sembrava la fine. Miyazaki però tornò al lavoro e nel 2023 uscì Il ragazzo e l'airone, che ottenne l'Oscar per il miglior film d'animazione. Nello stesso anno Ghibli divenne una controllata dell'emittente Nippon TV, partner storico dello studio.

Nel frattempo i film hanno trovato un pubblico mondiale. In Italia, dopo anni di distribuzione discontinua, sono arrivati in sala e in home video con nuove edizioni, e dal 2020 sono disponibili anche in streaming.

Il segreto industriale

La lezione di Ghibli riguarda il metodo prima ancora dello stile. Lo studio ha mostrato che pagare stabilmente gli animatori e controllare internamente la produzione era una strada possibile, anche in un'industria abituata a esternalizzare e a pagare a cottimo. Era però una strada costosa, e reggeva soprattutto grazie al successo dei film di Miyazaki. Il modello è rimasto un'eccezione, ammirata e raramente imitata.

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