Studio Trigger, l'eredità Gainax tra pose esagerate e colori al neon

Fondato nel 2011 da Hiroyuki Imaishi e Masahiko Ōtsuka, Trigger ha fatto dell'eccesso un metodo. Da Kill la Kill a Cyberpunk Edgerunners, ecco come lavora uno studio nato da una scissione.

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Immagine: V12animation · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Una trivella che perfora un pianeta, poi una galassia, poi l'universo stesso. Il finale di Gurren Lagann (2007) è l'esempio estremo di un'idea di animazione che non conosce misura. Il regista, Hiroyuki Imaishi, lavorava allora per la Gainax. Pochi anni dopo, con un gruppo di colleghi, ha fondato uno studio tutto suo per portare avanti quella stessa estetica. Si chiama Trigger.

Da dove viene Trigger

Per capire Trigger bisogna partire dalla Gainax, lo studio nato nel 1984 da un gruppo di appassionati di Osaka, tra cui Hideaki Anno. La Gainax aveva prodotto Le ali di Honneamise, Gunbuster, Nadia e Neon Genesis Evangelion, costruendo una cultura interna fatta di citazioni, amore per i robot e animazione molto spinta.

Imaishi entra in quel mondo negli anni Novanta, come animatore su Evangelion. Il suo segno ha radici nello stile di Yoshinori Kanada, con pose angolose, prospettive deformate e tempi irregolari. Alla Gainax dirige Dead Leaves (2004, prodotto da Production I.G), Gurren Lagann e Panty & Stocking with Garterbelt (2010). Nel 2011, insieme al produttore Masahiko Ōtsuka e ad altri colleghi, lascia lo studio e fonda Trigger.

I primi titoli

Il primo progetto che fa parlare di Trigger è un cortometraggio, Little Witch Academia (2013), diretto da Yō Yoshinari per un programma governativo di formazione dei giovani animatori. La storia di una ragazza che vuole diventare strega in una scuola di magia ha un successo tale che lo studio raccoglie fondi su Kickstarter per un seguito, e la cifra viene superata rapidamente. Ne nasceranno poi un secondo film e una serie televisiva.

Nello stesso anno arriva Kill la Kill (2013), diretto da Imaishi. È una parodia del genere scolastico e del fan service, piena di combattimenti, uniformi dai poteri straordinari e caratteri tipografici giganti sovrapposti alle immagini. L'animazione alterna sequenze molto curate a momenti volutamente poveri, con disegni fermi e scorrimenti rapidi, eredità dell'animazione limitata giapponese usata con consapevolezza.

Uno stile riconoscibile

Le produzioni Trigger condividono alcuni elementi.

  • Colori piatti e saturi, con forti contrasti e un uso deciso del rosa, del blu e del verde acido.
  • Forme geometriche, spesso triangolari, sia nei personaggi sia negli effetti.
  • Una regia che accelera, con montaggi frenetici e pause improvvise.
  • Un gusto per la citazione, dai robot degli anni Settanta ai tokusatsu.

Con Promare (2019), primo lungometraggio originale dello studio diretto da Imaishi, il colore diventa strumento narrativo. Le fiamme sono rosa e triangolari, le città sono fatte di poligoni, e le parti in computer grafica si fondono con il disegno.

Collaborazioni e serie

Trigger ha lavorato anche con altre aziende e piattaforme. SSSS.Gridman (2018) riprende una vecchia serie di tokusatsu prodotta da Tsuburaya. BNA (2020) è una storia di uomini animali in una città speciale. Cyberpunk: Edgerunners (2022), realizzata per Netflix e basata sul videogioco Cyberpunk 2077 di CD Projekt Red, ha avuto un forte successo internazionale.

Trigger non ha inventato nulla dal niente. Ha ereditato e reso consapevole una linea dell'animazione giapponese che va da Kanada alla Gainax, la linea dell'eccesso, del movimento come spettacolo, dei limiti tecnici trasformati in stile. Il suo caso dimostra che anche in un'industria dominata dagli adattamenti si può costruire un'identità forte con progetti originali.

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