La sirenetta, il musical di Ashman e Menken che riaprì la stagione Disney
Dopo trent'anni senza fiabe principesche, Ron Clements e John Musker riportano Disney al musical. La sirenetta inaugura il decennio d'oro dello studio con una protagonista che vuole qualcosa.

La protagonista ha sedici anni, disobbedisce al padre e colleziona oggetti umani in una grotta segreta. Il suo problema è il desiderio, non la paura o la sventura. La sirenetta, uscito negli Stati Uniti nel novembre 1989, apre con una figura femminile che vuole qualcosa e lo dichiara in una canzone, e questo semplice spostamento basta a far partire quello che la stampa avrebbe chiamato il rinascimento Disney.
Trent'anni dopo Aurora
Dall'insuccesso della Bella addormentata nel bosco nel 1959, lo studio aveva evitato le fiabe classiche. Gli anni Settanta e i primi Ottanta erano stati un periodo difficile, con film di animali parlanti e una produzione spesso stanca. A metà degli anni Ottanta, con il nuovo gruppo dirigente arrivato in azienda, l'animazione cercava un rilancio.
Ron Clements, che aveva proposto l'adattamento della fiaba di Hans Christian Andersen, firmò la regia con John Musker. I due avevano già diretto insieme Basil l'investigatopo. La differenza decisiva arrivò però dal teatro musicale.
Il metodo Broadway
Howard Ashman, paroliere e autore di La piccola bottega degli orrori con il compositore Alan Menken, entrò nel progetto e ne cambiò la struttura. Ashman portò nel film la logica del musical di Broadway: una canzone d'apertura che presenta il mondo, un numero in cui la protagonista esprime il suo desiderio, un grande pezzo comico, una ballata romantica, un numero per il cattivo.
Parte del tuo mondo (Part of Your World) è il momento chiave. Ariel, sola nella grotta, canta la propria insofferenza per il mare. Si dice che la canzone rischiò di essere tagliata dopo una proiezione di prova, e che Ashman e gli animatori si batterono per mantenerla. Senza quel numero il personaggio non avrebbe la sua motivazione.
In fondo al mar, cantata dal granchio Sebastian, porta invece nel film il calypso e un'esplosione di pesci, molluschi e strumenti musicali. Vinse l'Oscar come miglior canzone, mentre Menken ottenne anche quello per la colonna sonora.
Ariel e Ursula
Ariel fu animata principalmente da Glen Keane e Mark Henn. Il problema tecnico più evidente era la chioma: i capelli sott'acqua si muovono con una lentezza fluttuante che gli animatori dovettero studiare in dettaglio, anche con riprese di riferimento. Il risultato dà al personaggio una qualità sospesa che la distingue da ogni principessa precedente. Jodi Benson ne fu la voce originale.
Ursula, la strega del mare, è il cattivo che il film merita. Ruben Aquino la animò come una diva imponente e teatrale, metà polpo e metà regina del cabaret. La sua figura si ispirava apertamente a Divine, l'attore e drag queen dei film di John Waters. La canzone di Ursula (Poor Unfortunate Souls), con i tentacoli che danzano e le anime trasformate in alghe che tremano sul fondale, è uno dei numeri più riusciti del film.
Tra carta e computer
La sirenetta sta a cavallo tra due epoche tecniche. Il film è realizzato in gran parte con il metodo tradizionale dei rodovetri dipinti a mano, ed è indicato come l'ultimo grande lungometraggio Disney in cui quella tecnica prevale. Nell'ultima parte compare per la prima volta il sistema digitale CAPS, sviluppato con Pixar, che sarebbe diventato lo standard dello studio a partire dal film successivo.
Gli effetti di luce sott'acqua, le bolle, i riflessi richiesero comunque un enorme lavoro manuale, fotogramma dopo fotogramma.
Il finale ammorbidisce Andersen. Nella fiaba originale la sirena si dissolve in schiuma, qui sposa il principe. È una scelta discussa, coerente però con la natura del film: un musical sul desiderio che deve chiudersi con la sua realizzazione. Da quel finale lieto partì un decennio intero.


