Pinocchio di Disney, il film che tradì Collodi e trovò la sua perfezione
Il secondo lungometraggio Disney ammorbidisce il burattino toscano e ne fa un bambino ingenuo. In cambio offre l'animazione tecnicamente più ricca dell'epoca d'oro dello studio.

Per un lettore italiano il primo shock arriva dopo pochi minuti. Il Pinocchio di Disney non è il burattino insolente, ladro e bugiardo di Collodi, che schiaccia il Grillo Parlante con un martello al quarto capitolo. È un bambino di legno dagli occhi grandi, ingenuo più che cattivo, accompagnato per tutto il film da un grillo elegante con cilindro e ombrello. Il tradimento del testo è evidente. Eppure Pinocchio, uscito nel febbraio 1940, viene spesso indicato dagli storici come il vertice tecnico della Disney classica.
Un protagonista rifatto da capo
La lavorazione partì con un Pinocchio molto più fedele all'originale, un burattino rigido e dispettoso. Dopo mesi di prove Walt Disney fermò tutto: il personaggio risultava antipatico e il pubblico, temeva, non lo avrebbe seguito. Il burattino fu ridisegnato con tratti infantili, mentre la funzione di coscienza venne affidata a un comprimario ingrandito e reso simpatico. Il Grillo, nella versione definitiva rielaborata da Ward Kimball, diventa narratore e spalla comica, con la voce di Cliff Edwards.
Questa scelta cambia il senso della storia. In Collodi Pinocchio impara a fatica, sbaglia di continuo e deve guadagnarsi l'umanità attraverso il dolore. In Disney è un innocente esposto alla malizia degli adulti: il Gatto e la Volpe, il burattinaio Mangiafuoco, il cocchiere del Paese dei balocchi. Il film diventa una storia di tentazioni subite più che di colpe commesse.
La tecnica al suo massimo
La regia, supervisionata da Ben Sharpsteen e Hamilton Luske, poteva contare su uno studio al pieno delle forze. La bottega di Geppetto è un trionfo di orologi a cucù animati uno per uno, ciascuno con la sua piccola scena. Il villaggio iniziale, ispirato all'architettura alpina più che alla Toscana, si apre con un movimento di macchina multiplano tra i tetti che allora non aveva precedenti per complessità.
Gli effetti speciali sono il vero spettacolo. L'acqua del fondale marino, le bolle, le onde nella sequenza finale con la balena Monstro richiesero un reparto dedicato e un lavoro di animazione degli effetti che ancora oggi colpisce per densità. Monstro, che sostituisce il pescecane di Collodi, è una delle creature più impressionanti mai disegnate dallo studio: quando emerge dall'acqua per inseguire la zattera, la massa del corpo e la furia del movimento producono una paura fisica.
Bill Tytla animò Mangiafuoco con un'energia esplosiva, passando dalla giovialità alla minaccia in un'inquadratura. Accanto a lui lavorarono animatori come Milt Kahl e Frank Thomas sul protagonista.
Il Paese dei balocchi
La sequenza più disturbante resta quella dei bambini trasformati in asini. Lucignolo che ride e scopre di ragliare, la sua disperazione mentre le orecchie si allungano, le ombre sul muro che mostrano la metamorfosi senza mostrarla del tutto: tutto ciò è costruito come un film dell'orrore. Il cocchiere, con il suo volto che si deforma per un istante in una maschera demoniaca, è forse il cattivo più inquietante di tutta la produzione Disney, proprio perché non riceve alcuna punizione.
Qui il film recupera qualcosa di Collodi, l'idea che il mondo sia crudele con chi non sa difendersi e che la crescita abbia un prezzo.
Musica e eredità
Le canzoni di Leigh Harline, Ned Washington e Paul J. Smith valsero due Oscar, per la colonna sonora e per When You Wish Upon a Star (in italiano Una stella cade), destinata a diventare la sigla stessa dello studio.
Per chi ama il libro, la versione Disney resterà sempre un'appropriazione addomesticata. Per chi studia l'animazione, è una specie di enciclopedia: recitazione, effetti, fondali, movimenti di macchina, tutto portato al livello più alto che il disegno a mano avesse raggiunto fino ad allora. Le due letture convivono, ed è giusto che sia così.


