La bella addormentata nel bosco, il film in cui comandavano i fondali

Eyvind Earle impose a tutto lo studio uno stile ispirato al tardo Medioevo. Il risultato è il classico Disney più rigoroso sul piano grafico, con Malefica tra i cattivi più memorabili.

Exposition "Les Très Riches Heures du duc de Berry" - juin 2025 - 01 mois de janvier
Immagine: Mel22 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Di solito, in un film Disney, i fondali si adattano ai personaggi. Nella Bella addormentata nel bosco accadde il contrario. Eyvind Earle, pittore incaricato dello stile visivo, elaborò un'estetica così precisa che gli animatori furono costretti a ridisegnare i personaggi perché non stonassero sugli sfondi. Il film, uscito nel gennaio 1959 dopo una lavorazione durata anni, è il più compatto e coerente sul piano grafico di tutta la produzione classica dello studio.

Un Medioevo verticale

Earle guardò alla pittura fiamminga, agli arazzi, alle miniature dei libri d'ore come le Très Riches Heures du duc de Berry. Ne trasse un mondo fatto di linee verticali, alberi dai tronchi rettilinei, foglie disegnate una per una, colori netti e decorativi. Le cortecce hanno motivi geometrici, i cespugli sono masse stilizzate, i castelli sembrano pagine illuminate.

Questa scelta produce un effetto curioso. La foresta di Bambi era atmosferica e morbida. Quella di Aurora è ornamentale, un luogo da contemplare più che da abitare. Ogni inquadratura sembra una tavola, e la profondità nasce dalla sovrapposizione di piani piuttosto che dalla prospettiva aerea.

Il film fu girato in Super Technirama 70, formato panoramico che offriva un'immagine larghissima. Per i fondali questo significava superfici enormi da dipingere con un livello di dettaglio senza precedenti. Anche per questo la produzione fu lunga e costosa.

Malefica

La regia fu supervisionata da Clyde Geronimi, con la collaborazione di registi di sequenza come Eric Larson, Wolfgang Reitherman e Les Clark. Il personaggio che tutti ricordano è però la cattiva. Malefica, animata da Marc Davis, è un'invenzione grafica radicale: un mantello nero dai bordi viola che si apre come ali di pipistrello, due corna che incorniciano un volto verdastro, un corvo sempre sul braccio.

Davis la disegnò come una figura quasi architettonica, coerente con lo stile di Earle. Si muove poco, e quando lo fa ogni gesto è ampio e misurato. La voce di Eleanor Audley le dà un'eleganza minacciosa. Il culmine arriva nel finale, quando Malefica si trasforma in un drago tra fiamme verdi. Wolfgang Reitherman diresse quella sequenza, che resta tra i combattimenti più spettacolari mai disegnati dallo studio.

La principessa che appare poco

Aurora, con la voce del soprano Mary Costa, è sullo schermo per un tempo sorprendentemente breve. Dorme per buona parte del film, e la sua presenza scenica si concentra nella sequenza del bosco, quando incontra il principe Filippo sulle note di Io lo so (Once Upon a Dream). La musica di George Bruns adatta il balletto di Čajkovskij, e il legame con la partitura dà al film una qualità quasi coreografica.

Il vero motore della storia sono le tre fate, Flora, Fortunata e Serenella. Rotonde, buffe, litigiose, sono le uniche figure che rompono la rigidità grafica di Earle. La gag del vestito che cambia colore tra rosa e blu, contesa a colpi di bacchetta magica, è un momento di commedia pura in un film altrimenti solenne.

Accoglienza e rivalutazione

All'uscita il film non ottenne il successo sperato e fu accolto da una critica tiepida, che vi vide un'opera bella ma fredda. Lo studio, negli anni successivi, rinunciò alle fiabe principesche per tre decenni, fino alla Sirenetta del 1989, e adottò metodi più economici, a partire dalla xerografia della Carica dei 101.

Oggi La bella addormentata è spesso indicato come l'ultimo grande lungometraggio dipinto a mano nel senso pieno del termine. La freddezza che allora si rimproverava è diventata il suo pregio: un'opera che chiede di essere guardata come un quadro in movimento, e che ha influenzato generazioni di artisti di fondali.

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