Fantasia, quando Disney provò a trasformare il cartone in concerto

Otto brani di musica classica, Leopold Stokowski sul podio e un sistema sonoro sperimentale. Fantasia resta il progetto più ambizioso e discusso della Disney degli anni d'oro.

Philadelphia Orchestra at American premiere of Mahler's 8th Symphony (1916)
Immagine: Autore sconosciuto · Public domain · Wikimedia Commons

Il progetto nacque da un singolo cortometraggio. Disney voleva rilanciare Topolino, la cui popolarità calava, con una versione animata dell'Apprendista stregone di Paul Dukas. Il costo crebbe al punto da rendere poco sensata l'uscita come corto, e l'incontro con il direttore d'orchestra Leopold Stokowski fece il resto. Da quell'episodio nacque un film concerto, presentato il 13 novembre 1940 al Broadway Theatre di New York.

La struttura

Fantasia è costruito come una serata in sala da concerto. Il critico musicale Deems Taylor introduce ogni brano, l'orchestra (la Philadelphia Orchestra diretta da Stokowski) appare in silhouette tra luci colorate, poi l'animazione prende il sopravvento. La sequenza è nota a molti spettatori anche senza averla mai vista per intero:

  1. Toccata e fuga in re minore di Bach, quasi astratta
  2. suite dallo Schiaccianoci di Čajkovskij, con fate, funghi e fiori danzanti
  3. L'apprendista stregone di Dukas, con Topolino
  4. La sagra della primavera di Stravinskij, trasformata nella storia della Terra fino all'estinzione dei dinosauri
  5. la Sinfonia pastorale di Beethoven, popolata di centauri e divinità greche
  6. la Danza delle ore di Ponchielli, balletto comico di struzzi, ippopotami, elefanti e alligatori
  7. Una notte sul Monte Calvo di Musorgskij, che sfuma nell'Ave Maria di Schubert

L'astrazione e i suoi limiti

L'apertura con Bach è il momento più insolito della produzione Disney di quegli anni. Archi di violino che diventano linee, nuvole di colore, forme geometriche in movimento: lo studio guardava al cinema astratto europeo, e per un periodo collaborò al progetto anche Oskar Fischinger, pioniere tedesco della musica visiva, che lasciò presto il lavoro in disaccordo con la direzione. Il risultato finale è un'astrazione addomesticata, sempre pronta a tornare a forme riconoscibili. Proprio questa esitazione dice molto del rapporto tra Disney e l'avanguardia: interesse sincero, ma con il timore di perdere il pubblico.

Il buio di Chernabog

Il segmento di Musorgskij è considerato da molti il vertice del film. Il demone Chernabog, animato da Bill Tytla, si dispiega dalla cima di una montagna e richiama spettri, fiamme e anime dannate. La massa del personaggio, le sue mani enormi, il modo in cui la luce delle fiamme gli scolpisce il corpo producono un'impressione di potenza che pochi personaggi animati hanno mai eguagliato. Il passaggio all'Ave Maria, con una processione di luci nella nebbia, chiude il film su una nota quasi liturgica.

All'estremo opposto sta la Danza delle ore, parodia del balletto classico in cui ippopotami in tutù volteggiano con grazia improbabile. È forse il segmento più riuscito sul piano del timing comico, e il più rivisto.

Un fallimento diventato classico

Disney voleva che il film fosse proiettato con il Fantasound, un sistema audio multicanale sviluppato con la RCA che anticipava il suono stereofonico. Richiedeva però apparecchiature costose, installabili in poche sale, e la diffusione in roadshow fu limitata. La guerra in Europa chiudeva intanto mercati importanti. L'accoglienza fu divisa: parte della critica musicale accusò lo studio di banalizzare i classici, e Stravinskij in seguito espresse riserve sul trattamento della sua partitura.

Il film venne poi ridistribuito più volte, in versioni accorciate e rimontate, e con il tempo divenne un titolo di culto. La Pastorale contiene una centaura nera ritratta con stereotipi razziali, rimossa nelle edizioni successive.

Lo studio tornò sull'idea con Fantasia 2000, che riprendeva il segmento di Topolino. Ma l'originale resta un oggetto unico, il punto in cui l'animazione industriale americana si avvicinò di più all'idea dell'opera d'arte totale, con tutti i rischi e gli eccessi che questo comportava.

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