Wolfwalkers, lupi e coloni nella Kilkenny di Cromwell
Il terzo capitolo della trilogia del folklore di Cartoon Saloon mette a confronto due bambine, due mondi e due modi di disegnare. Il segno grezzo dei lupi contro le geometrie della città.

Nella città fortificata di Kilkenny, nel 1650, tutto è disegnato con righello e squadra. Le case sono blocchi, le strade sono griglie, i soldati si muovono in file ordinate, le prospettive sono rigide come un'incisione. Fuori dalle mura, nella foresta, le linee cambiano. Diventano curve, morbide, tracciate a matita con i segni di costruzione ancora visibili. Il contrasto tra questi due modi di disegnare è l'idea centrale di Wolfwalkers, diretto da Tomm Moore e Ross Stewart e uscito nel 2020.
Robyn e Mebh
Robyn Goodfellowe è una ragazzina inglese arrivata in Irlanda con il padre Bill, cacciatore incaricato dal Lord Protettore di sterminare i lupi della foresta per far spazio all'agricoltura. Robyn vorrebbe cacciare come lui, ma è costretta a lavorare in cucina. Un giorno, fuggita di nascosto nel bosco, incontra Mebh, una bambina selvaggia dai capelli rossi e arruffati che appartiene ai wolfwalkers, persone che di notte, durante il sonno, si trasformano in lupi.
Mebh vive con la madre, che da tempo non torna dal suo corpo di lupa. Quando Robyn viene morsa e scopre di essere diventata anche lei una wolfwalker, deve scegliere da che parte stare.
Il riferimento storico è preciso. Le campagne di Oliver Cromwell in Irlanda, a cui allude la figura del Lord Protettore, portarono a una violenta colonizzazione dell'isola. Il film racconta questa storia attraverso il conflitto tra la città che vuole addomesticare la natura e la foresta che resiste.
Due grammatiche visive
Moore e Stewart hanno spiegato in diverse occasioni di aver costruito il film su due stili. Per la città, le inquadrature sono ispirate alle stampe su legno dell'epoca, con prospettive piatte, linee dritte e una palette di grigi, blu e marroni. Per la foresta e per i lupi, gli animatori lasciarono visibili i tratti di matita, le linee multiple, gli schizzi preparatori, dando ai personaggi una vitalità imperfetta e vibrante.
Questa scelta è particolarmente evidente in Mebh, disegnata con un tratto rapido e libero, sempre in movimento, mentre Robyn all'inizio ha contorni più netti e controllati. Man mano che Robyn si avvicina al mondo dei lupi, il suo segno si scioglie.
Lo studio sviluppò anche la cosiddetta wolfvision, sequenze che mostrano il mondo come lo percepiscono i lupi. In queste scene le immagini diventano più astratte, l'odore e il suono sono resi con tracce colorate che fluttuano nell'aria, e la macchina da presa corre veloce rasoterra tra gli alberi.
Il Lord Protettore
Il Lord Protettore, con la voce originale di Simon McBurney, è il cattivo del film, un uomo convinto di agire per volontà divina. Rappresenta l'ideologia del dominio sulla natura e sui popoli. Bill, il padre di Robyn, interpretato da Sean Bean, è invece un uomo diviso, che obbedisce per paura e per proteggere la figlia, e che dovrà fare i conti con le proprie scelte.
Il rapporto tra Robyn e il padre, fatto di amore e incomprensione, aggiunge al film una dimensione più intima. Le due bambine sono interpretate in originale da Honor Kneafsey e Eva Whittaker.
La chiusura della trilogia
Wolfwalkers fu distribuito da Apple TV+ e ottenne una candidatura all'Oscar per il miglior film d'animazione, la quarta per un lungometraggio di Cartoon Saloon dopo The Secret of Kells, Song of the Sea e I racconti di Parvana. Con questo film si conclude la trilogia del folklore irlandese iniziata nel 2009.
È il capitolo più ambizioso e più politico. Rispetto ai film precedenti, l'azione è più spettacolare, le sequenze di inseguimento e di battaglia più complesse. Ma il centro resta lo stesso: la natura e la memoria culturale come cose da proteggere, e il disegno a mano come strumento per farle esistere sullo schermo con la loro irregolarità.


