Dov'è il mio corpo, la mano mozzata che attraversa Parigi

Jérémy Clapin costruisce un film doppio, metà avventura di una mano in fuga e metà storia d'amore malinconica. Il lungometraggio vincitore della Semaine de la Critique nel 2019 è un esordio raro.

Jérémy Clapin, Catherine Estèves et Claude Barras
Immagine: ManoSolo13241324 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Una mano si libera dal frigorifero di un laboratorio, scende sul pavimento, si arrampica su una finestra. Fuori c'è Parigi, enorme e ostile. La mano cammina sulle dita, si nasconde dai piccioni, combatte i topi nella metropolitana, attraversa una strada trafficata, scivola sulle grondaie. Ha una missione precisa: ritrovare il corpo da cui è stata separata. Dov'è il mio corpo (J'ai perdu mon corps), primo lungometraggio di Jérémy Clapin uscito nel 2019, comincia con questa premessa da film horror e diventa qualcosa di completamente diverso.

Due storie intrecciate

Il film alterna due linee narrative. Nella prima, la mano compie il suo viaggio solitario attraverso la città, con una tensione da film d'avventura. Nella seconda, raccontata in flashback, seguiamo Naoufel, ragazzo di origine marocchina rimasto orfano dopo un incidente stradale, che vive con uno zio indifferente e fa il fattorino di pizze. Durante una consegna fallita parla al citofono con Gabrielle, una ragazza che non vede. Quella conversazione lo cambia.

Naoufel la rintraccia, scopre che lavora in una biblioteca, si fa assumere come apprendista falegname dallo zio di lei, e costruisce una relazione basata su una piccola menzogna. Lo spettatore sa fin dall'inizio che a un certo punto Naoufel perderà la mano. Il film usa questa certezza come una minaccia che incombe su ogni scena del passato.

Il soggetto viene dal romanzo Happy Hand di Guillaume Laurant, sceneggiatore del Favoloso mondo di Amélie, che ha collaborato anche alla scrittura del film.

L'animazione

Clapin ha lavorato con un metodo ibrido. I personaggi e gli ambienti sono stati modellati in tre dimensioni con il software open source Blender, e poi ridisegnati a mano sopra le pose della computer grafica, con un tratto e una colorazione che restituiscono l'aspetto dell'animazione tradizionale. Il risultato combina la precisione della messa in scena tridimensionale con la sensibilità del disegno.

La mano, protagonista di metà del film, è un personaggio sorprendente. Senza occhi né bocca, esprime paura, determinazione, stanchezza attraverso il movimento delle dita, la tensione dei tendini, l'esitazione. Le sequenze in cui affronta i topi o si aggrappa a un ombrello per volare via sono costruite con una suspense da cinema d'azione.

La Parigi del film è lontana dalle cartoline: periferie, tetti, cantieri, binari, stanze piccole e affollate. I colori sono freddi, con improvvisi momenti di luce calda.

La memoria del corpo

Il film ragiona sul rapporto tra corpo e identità. La mano ricorda ciò che Naoufel ha toccato da bambino: la sabbia, la pelle della madre, i tasti del pianoforte, il microfono con cui il padre gli insegnava a registrare i suoni. In flashback in bianco e nero, questi ricordi sensoriali emergono come pezzi di un'infanzia perduta.

C'è un'idea ricorrente di destino. Naoufel cerca di sfuggire a quello che sembra scritto per lui, e la mano cerca di ricomporre un'unità impossibile. Il finale, sospeso e malinconico, non offre consolazioni facili.

Riconoscimenti

Dov'è il mio corpo è stato il primo film d'animazione a vincere il Gran Premio della Semaine de la Critique al Festival di Cannes nel 2019. Ad Annecy ha ricevuto il Cristal per il miglior lungometraggio e il premio del pubblico. Distribuito da Netflix in molti paesi, ha ottenuto una candidatura all'Oscar per il miglior film d'animazione.

La musica elettronica di Dan Levy, del gruppo The Dø, accompagna il film con un tono sospeso. È un esordio che dimostra quanto l'animazione francese contemporanea sappia unire racconto adulto, sperimentazione tecnica e tradizione del disegno.

Jérémy ClapinDov'è il mio corpoJ'ai perdu mon corpsanimazione franceseNetflix

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta