Il re leone, la tragedia shakespeariana che lo studio considerava il progetto minore

Mentre i nomi di punta lavoravano a Pocahontas, una squadra più giovane realizzò Il re leone. Il film del 1994 è un melodramma regale costruito su luce, musica e una delle morti più famose del cinema.

Hell's Gate National Park (Kenya) 02
Immagine: Superchilum · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

All'inizio degli anni Novanta, dentro la Disney, il progetto su cui si puntava era Pocahontas. Storia vera, ambizioni da kolossal, toni seri. Molti degli animatori più affermati scelsero di lavorare lì. Il film sui leoni africani, inizialmente chiamato King of the Jungle, era considerato una scommessa più incerta, e fu affidato in buona parte a una squadra più giovane. Il re leone, uscito nel giugno 1994, finì per diventare il film d'animazione Disney più celebre del decennio.

Una storia nuova, un modello antico

La regia è firmata da Roger Allers e Rob Minkoff. A differenza dei classici dello studio, il film non adattava una fiaba o un romanzo preesistente: è stato spesso presentato come il primo lungometraggio animato Disney basato su una storia originale. Le somiglianze con l'Amleto sono però evidenti e dichiarate: un re ucciso dal fratello, un principe in esilio, il fantasma del padre che riappare per ricordargli il suo dovere. Alcuni hanno anche sottolineato analogie con la serie giapponese Kimba il leone bianco di Osamu Tezuka, questione che ha alimentato discussioni ricorrenti.

La struttura è quella del melodramma. Simba nasce erede al trono, viene ingannato dallo zio Scar, assiste alla morte del padre Mufasa, si crede colpevole e fugge. Cresce nella giungla con Timon e Pumbaa, rinunciando a ogni responsabilità, finché Nala e lo spirito di Mufasa lo riportano a casa.

Luce e paesaggio

Il film si apre senza dialoghi. Il sole sorge sulla savana, il canto zulu di Lebo M. introduce Il cerchio della vita, gli animali convergono verso la Rupe dei Re, dove il babbuino Rafiki solleva il cucciolo davanti al regno. In pochi minuti il film stabilisce il tono epico e il suo vocabolario visivo: tramonti e albe, ampi orizzonti, una luce dorata che tornerà in tutte le scene di potere legittimo.

Il regno di Scar è invece grigio, illuminato dal basso, con colori spenti e ossa sparse. La sua canzone, Sarò re (Be Prepared), lo mostra su una rupe mentre le iene marciano in formazione come un esercito, con un'evidente citazione delle parate naziste filmate da Leni Riefenstahl. Andreas Deja animò Scar come un aristocratico decaduto, magro e sarcastico, con la voce originale di Jeremy Irons.

La gola

La sequenza della carica degli gnu è il centro del film. Migliaia di animali si precipitano in una gola stretta, Simba resta intrappolato, Mufasa interviene a salvarlo e poi, aggrappato alla parete, chiede aiuto al fratello. Scar lo fa cadere.

Gli gnu furono realizzati con l'ausilio del computer, modellati in tre dimensioni e poi resi con un aspetto compatibile con il disegno tradizionale. La massa che invade la gola dà alla scena una forza che nessun animatore avrebbe potuto ottenere disegnando a mano ogni bestia. Ma il momento che resta è quello successivo, completamente tradizionale: Simba che si avvicina al corpo del padre, lo chiama, si infila sotto la sua zampa. Mark Henn, che animò il giovane Simba, costruì la scena con pochissimi movimenti.

Hakuna matata

Dopo la tragedia, il film cambia registro con l'ingresso di Timon e Pumbaa, suricato e facocero che vivono senza pensieri. Il loro numero, Hakuna matata, segna il passaggio del tempo in una sola inquadratura in cui Simba cresce mentre attraversa un tronco. È una soluzione di montaggio molto efficace, che risparmia un intero atto di formazione.

Musica e coralità

Le canzoni sono di Elton John con i testi di Tim Rice, la colonna sonora di Hans Zimmer, con il contributo vocale e corale di Lebo M. L'incontro tra il pop di John e le sonorità africane rielaborate da Zimmer produce un ibrido molto riconoscibile. Can You Feel the Love Tonight vinse l'Oscar per la miglior canzone e Zimmer quello per la colonna sonora.

Il re leone rimane un caso di film in cui tutto converge: musica, fotografia, voci, animazione. Il suo limite è la gerarchia politica che celebra, con un ordine naturale fondato sul diritto di nascita. Il suo pregio è la capacità di trattare la morte e la colpa davanti a un pubblico di bambini senza nasconderle.

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