Raccontare senza parole, perché l'animazione è il regno della narrazione muta

Da Father and Daughter alla Tartaruga rossa, da Tom & Jerry ad Appuntamento a Belleville, molti dei film animati più amati fanno a meno dei dialoghi. Ecco come ci riescono.

Gertie the Dinosaur looks in from offscreen (original art)
Immagine: Winsor McCay · Public domain · Wikimedia Commons

Una bambina e suo padre pedalano lungo un argine. Lui si ferma, la saluta, sale su una barca e si allontana sul fiume. Non tornerà. Per tutta la vita lei ripasserà da quell'argine, prima bambina, poi ragazza, donna, anziana. Il cortometraggio Father and Daughter di Michaël Dudok de Wit, Oscar nel 2001, dura otto minuti e non contiene una sola parola. È considerato uno dei cortometraggi d'animazione più commoventi mai realizzati.

L'assenza di dialoghi, in questo film, non è una limitazione ma la condizione stessa della sua forza. E non è un caso isolato. L'animazione ha una vocazione particolare per la narrazione muta.

Un'eredità del cinema muto

Il cartone animato nasce nell'epoca del muto e ne assorbe la grammatica. Le comiche di Chaplin e Keaton raccontavano attraverso il corpo, l'espressione, la situazione, e i cartoni degli anni Dieci e Venti facevano lo stesso. Anche dopo l'avvento del sonoro, molti personaggi animati hanno continuato a non parlare o a parlare pochissimo.

Tom & Jerry è l'esempio più noto: decine di cortometraggi in cui i protagonisti non pronunciano quasi mai una parola, e il racconto procede interamente per azioni, espressioni, musica e rumori. Il Coyote di Chuck Jones si esprime con cartelli. Il personaggio di Osvaldo Cavandoli in La Linea parla un grammelot senza significato.

Il corpo come lingua

Raccontare senza parole impone una disciplina precisa. Tutto ciò che il dialogo direbbe deve essere tradotto in immagini. Le intenzioni dei personaggi si leggono nelle pose, i loro pensieri negli sguardi, le relazioni nella distanza tra i corpi. Lo staging diventa cruciale: se lo spettatore non capisce un'azione, nessuna battuta potrà spiegargliela.

Il disegno animato è particolarmente adatto a questo compito perché può semplificare ed enfatizzare. Un'espressione può essere resa più chiara di quanto lo sarebbe su un volto umano; un gesto può essere esagerato per essere letto senza ambiguità. Le pose, costruite apposta per lo schermo, sostituiscono il dialogo con un'efficacia che il cinema dal vero raggiunge con più difficoltà.

Suono senza parole

Narrazione senza dialoghi non significa silenzio. La musica e il suono assumono un ruolo centrale. In Father and Daughter una melodia ispirata al valzer Onde del Danubio accompagna tutto il film, e i rumori delle biciclette, del vento, dell'acqua scandiscono il passare del tempo.

In Appuntamento a Belleville (2003) di Sylvain Chomet i dialoghi sono ridotti al minimo, e il racconto si affida a una colonna sonora jazz, a rumori grotteschi, a personaggi le cui caratteristiche fisiche raccontano la loro storia. Il cane Bruno, la nonna con il piede torto, il ciclista dai polpacci enormi: ognuno è una biografia disegnata.

Dudok de Wit ha portato questa ricerca nel lungometraggio con La tartaruga rossa (2016), coprodotto con lo Studio Ghibli. Un naufrago su un'isola deserta, un incontro misterioso, una vita intera, senza dialoghi. Il film dura oltre un'ora e la mancanza di parole non si avverte mai come un vuoto.

Universalità e ambiguità

Un vantaggio evidente della narrazione muta è l'universalità. Un film senza dialoghi non ha bisogno di traduzione o di doppiaggio, e può essere compreso ovunque. Non è un caso che molti cortometraggi d'animazione destinati ai festival internazionali scelgano questa strada.

Ma il valore più profondo è un altro. Senza parole, il film lascia allo spettatore uno spazio di interpretazione maggiore. I sentimenti dei personaggi non vengono dichiarati, vengono mostrati, e lo spettatore li deve leggere. Questo coinvolgimento attivo rende l'esperienza più intensa e personale. In Father and Daughter nessuno spiega perché il padre se ne vada, né cosa provi la figlia. Lo si capisce, o lo si sente, ed è proprio questa ambiguità a renderlo indimenticabile.

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