The Illusion of Life, il libro in cui Thomas e Johnston fissarono la grammatica Disney
Pubblicato nel 1981 da due veterani dello studio, è insieme un manuale, una memoria storica e un manifesto estetico. Per questo va letto anche con spirito critico.

Nel 1981 due animatori in pensione pubblicarono un volume di grande formato, pesante, pieno di disegni preparatori, fotografie di lavorazione e schizzi. Si intitolava Disney Animation: The Illusion of Life. Gli autori erano Frank Thomas e Ollie Johnston, entrati alla Disney negli anni Trenta e rimasti per oltre quarant'anni tra i suoi animatori di punta. A distanza di decenni il libro è ancora il testo più citato nelle scuole di animazione di tutto il mondo, spesso da persone che non l'hanno mai letto per intero.
La sua fama si deve soprattutto a un capitolo, quello in cui vengono esposti i dodici principi fondamentali dell'animazione. Ma ridurlo a quell'elenco significa perderne la parte più interessante.
Chi erano gli autori
Thomas e Johnston facevano parte dei Nine Old Men, il nucleo di animatori che Walt Disney considerava la colonna portante dello studio. Insieme a loro figuravano, tra gli altri, Milt Kahl, Marc Davis, Ward Kimball ed Eric Larson. Thomas aveva lavorato a scene celebri come i nani che piangono Biancaneve, Pinocchio alla corte di Mangiafuoco con le sue marionette, il cervo e Tamburino che scivolano sul ghiaccio in Bambi. Johnston era noto per la sensibilità nei momenti affettivi, nei rapporti tra personaggi.
I due erano amici e vicini di casa, e firmarono insieme anche altri libri. Questa collaborazione si sente nel tono del volume, che alterna spiegazione tecnica e racconto in prima persona plurale, ricordi di riunioni, aneddoti di studio, giudizi sui colleghi.
Cosa contiene davvero
Il libro ripercorre la storia dello studio dalle origini agli anni Settanta, ma lo fa da un punto di vista interno e artigianale. Racconta come nacquero certe soluzioni, come venivano organizzati i reparti, come si lavorava sulla storia, sulla musica, sul colore. Mostra il passaggio dalle prime comiche sonore, rigide e piene di gag elementari, ai lungometraggi degli anni Trenta e Quaranta, in cui l'obiettivo era far provare emozioni vere attraverso personaggi disegnati.
I dodici principi occupano un capitolo relativamente breve. Il resto del volume tratta di recitazione, di caratterizzazione, di come si costruisce una sequenza, del rapporto con le voci e con la musica, del lavoro degli assistenti e degli intercalatori. Sono pagine preziose proprio perché descrivono un sistema produttivo che non esiste più nella stessa forma.
Il titolo come programma
L'espressione che dà il titolo al libro dice molto della sua prospettiva. L'animazione, per Thomas e Johnston, è l'arte di creare l'illusione che un disegno sia vivo: che pensi, provi emozioni, abbia peso e intenzioni. Il fine è la credibilità, intesa come capacità del pubblico di credere al personaggio anche sapendo che è fatto di linee.
È una posizione estetica precisa, non l'unica possibile. La stessa epoca ha prodotto l'animazione astratta di Oskar Fischinger e Norman McLaren, il cartoon anarchico di Tex Avery, il modernismo grafico dell'UPA, l'animazione d'autore dell'Europa orientale. Per molti di questi autori l'illusione della vita non era un obiettivo, e a volte era proprio ciò da cui fuggire.
Leggerlo oggi
Chi apre il libro per la prima volta trova un manuale esigente e un documento storico di valore. Trova anche un punto di vista di parte, quello di due protagonisti che raccontano la propria scuola con orgoglio e qualche omissione. Le tensioni interne allo studio, compreso lo sciopero del 1941 da cui nacquero altre esperienze, vi compaiono poco.
Per uno studente il consiglio più utile è leggerlo accanto ad altri testi. Il manuale di Richard Williams, The Animator's Survival Kit, ne riprende molti insegnamenti in forma più operativa. I saggi sulla storia dell'animazione americana ne completano il contesto. Ma per capire da dove venga il vocabolario che ancora oggi si usa negli studi, dal timing allo staging all'appeal, The Illusion of Life resta il punto di partenza obbligato.


