Yuri Norstein, il maestro russo del cut-out su vetro e del Cappotto infinito
Il riccio nella nebbia e Il racconto dei racconti hanno fatto di Yuri Norstein un riferimento mondiale. Da decenni lavora a un adattamento di Gogol' mai concluso.

Un piccolo riccio cammina al crepuscolo per raggiungere l'amico orsetto, con un fagottino di marmellata di lamponi. Lungo la strada vede un cavallo bianco immerso nella nebbia e decide di andare a guardarlo da vicino. Si perde. Il riccio nella nebbia, del 1975, dura una decina di minuti e ha una trama minima, eppure è uno dei film d'animazione più amati e studiati al mondo. Il suo autore, Yuri Norstein, ha costruito con pochi film una reputazione che pochi registi raggiungono con un'intera filmografia.
Una tecnica a strati
Yuri Borisovič Norstein nacque nel 1941, durante l'evacuazione della famiglia nella regione di Penza, e crebbe a Mosca. Lavorò come falegname e frequentò corsi d'arte prima di entrare nella Sojuzmul'tfil'm, il grande studio statale sovietico dell'animazione, nel 1961.
Da animatore lavorò su molti film. Nel 1971 firmò con Ivan Ivanov-Vano La battaglia di Kerženec, ispirato alle icone e agli affreschi della Russia antica e alla musica di Rimskij-Korsakov. Poi cominciò a dirigere da solo.
Norstein lavora con il cut-out, cioè con figure ritagliate e articolate, ma il suo metodo è molto più complesso del semplice ritaglio. Le figure sono composte da molti piccoli pezzi, spesso di celluloide dipinta, che vengono sostituiti e spostati a ogni fotogramma. Le scene sono disposte su più lastre di vetro sovrapposte, a distanze diverse dalla macchina da presa. Spostando i livelli e giocando con la messa a fuoco, Norstein ottiene effetti di profondità, nebbia e luce che nessun altro cut-out aveva mai raggiunto.
A tutti i suoi film principali ha collaborato la moglie Francesca Jarbusova, che disegna personaggi e ambienti.
Le favole
I primi film da regista sono favole tratte dal folclore russo. La volpe e la lepre, del 1973, racconta di una lepre cacciata dalla sua casa dalla volpe, in uno stile ispirato all'arte popolare. L'airone e la gru, del 1974, è la storia di due uccelli che si amano ma non riescono mai a dirselo, e si cercano invano. È già un film malinconico, quasi crepuscolare, e il paesaggio sfumato prepara il clima del Riccio nella nebbia.
Nel riccio, la nebbia diventa protagonista. Norstein la ottenne con fogli di carta sottilissima posti tra i livelli di vetro, sollevati lentamente per far emergere le figure. L'effetto è quello di un mondo che appare e scompare.
Il racconto dei racconti
Il film più ambizioso di Norstein è Il racconto dei racconti, del 1979. Non ha una trama lineare. Mescola ricordi d'infanzia del dopoguerra, la guerra stessa con le donne che aspettano gli uomini che non tornano, un poeta, un lupetto grigio che arriva da una ninna nanna russa e guarda il mondo con occhi spalancati. Il film procede per associazioni, come la memoria.
Le autorità sovietiche lo considerarono difficile e ne limitarono la diffusione all'inizio. Nel corso degli anni, però, Il racconto dei racconti è stato indicato in più occasioni da critici e professionisti come uno dei migliori film d'animazione di sempre.
Il cappotto
Dal 1981 Norstein lavora a un adattamento del Cappotto di Gogol', la storia del povero impiegato Akakij Akakievič e del suo cappotto nuovo. La lavorazione è stata interrotta più volte per mancanza di fondi, per problemi con lo studio e per la crisi dell'industria dopo la fine dell'Unione Sovietica. Ne sono stati mostrati solo alcuni frammenti, di straordinaria finezza.
Nel frattempo Norstein ha realizzato pubblicità, insegnato, pubblicato libri sul suo metodo e collaborato a progetti internazionali, tra cui una sequenza per un film collettivo giapponese ispirato a Bashō.
Un cinema della pazienza
Nell'animazione contemporanea, abituata a produzioni veloci e a strumenti digitali, Norstein rappresenta un'eccezione quasi provocatoria. Ogni suo minuto di film richiede mesi di lavoro. Eppure i suoi film non sono esercizi di virtuosismo fine a sé stesso. La tecnica serve a un'idea precisa di cinema: quella di un'immagine che conservi l'esitazione, la fragilità e la poesia del ricordo.
È anche per questo che il suo nome compare in quasi tutti i programmi di storia dell'animazione. Norstein ha dimostrato che un cut-out paziente può avere la profondità di un dipinto e il respiro di una poesia.


