Sylvain Chomet, il caricaturista di Appuntamento a Belleville e dell'Illusionista

Fumettista prima che regista, Sylvain Chomet ha costruito un cinema animato quasi muto, malinconico e grottesco, che dialoga con Jacques Tati.

File:Sylvain Chomet, auteur du spectacle musical Les Triplettes de Belleville dans Go Ouest
Immagine: Thibaud Van Rillas · CC BY-SA 3.0 · Openverse

Appuntamento a Belleville, del 2003, contiene pochissime parole. Una nonna con un piede più corto dell'altro allena il nipote ciclista, lo vede rapire durante il Tour de France da due gangster squadrati come armadi e lo insegue fino a una metropoli d'oltreoceano, accompagnata da un cane obeso e da tre vecchie cantanti che si nutrono di rane. Il film fu candidato a due Oscar, tra cui quello per il miglior film d'animazione, e rivelò al grande pubblico un regista francese che aveva un'idea precisa di che cosa potesse essere l'animazione 2D per adulti.

Dal fumetto al cortometraggio

Sylvain Chomet nacque nel 1963 a Maisons-Laffitte, vicino a Parigi. Studiò all'École européenne supérieure de l'image di Angoulême, la città francese del fumetto, e cominciò a lavorare come autore di fumetti, scrivendo anche per altri disegnatori. Per qualche tempo fece l'animatore a Londra nel settore della pubblicità.

Il suo primo cortometraggio, La vecchia signora e i piccioni, uscì nel 1997 dopo una lunga lavorazione. Racconta di un poliziotto parigino affamato che si traveste da piccione gigante per farsi nutrire da un'anziana signora che dà da mangiare agli uccelli nei giardini pubblici. Il film, grottesco e cupo, fu candidato all'Oscar e ottenne premi importanti nei festival internazionali.

La caricatura come linguaggio

Lo stile di Chomet deriva dalla caricatura e dal disegno satirico francese. I suoi personaggi sono deformati in modo estremo: i corpi si allungano o si gonfiano, le teste sono enormi o minuscole, le proporzioni raccontano il carattere. Nel ciclista di Belleville, le gambe ipertrofiche e il corpo scheletrico sono una satira dello sport professionistico. Le metropoli americane sono piene di persone enormi, e la Statua della Libertà tiene in mano un hamburger.

Questo stile grafico si sposa con un uso molto ricco dei fondali dipinti e con l'integrazione discreta di elementi in computer grafica per veicoli, folle e oggetti complessi. Ma il cuore resta il disegno animato.

Il film di Tati

Dopo Belleville, Chomet ottenne dalla figlia di Jacques Tati una sceneggiatura che il regista aveva scritto senza mai girarla. Ne nacque L'illusionista, del 2010, ambientato tra Parigi, Londra e la Scozia della fine degli anni Cinquanta. Il protagonista, un prestigiatore di music-hall il cui aspetto ricorda quello di Tati, è un artista che si sente superato dal rock'n'roll e dalla televisione. Una ragazza di un villaggio delle Highlands lo segue a Edimburgo, convinta che la sua magia sia vera.

Per realizzare il film Chomet fondò uno studio a Edimburgo. L'illusionista è più malinconico e trattenuto di Belleville. Le scene si allungano, i dialoghi sono ridotti a borbottii, la luce del nord colora i paesaggi di tonalità calde e fredde. Il film fu candidato all'Oscar ed è considerato da molti il suo lavoro più maturo.

Altri percorsi

Dopo L'illusionista Chomet ha diretto un film dal vero, Attila Marcel, del 2013, e ha realizzato progetti più brevi, tra cui una sigla d'apertura per I Simpson nel 2014, che trasforma la famiglia di Springfield in personaggi del suo universo. Ha continuato a sviluppare progetti di animazione, compreso un lungometraggio dedicato a Marcel Pagnol.

Un cinema senza parole

Il tratto più originale del cinema di Chomet è la quasi assenza di dialogo. I suoi film raccontano attraverso il disegno, la musica e il rumore, come i film muti o le comiche di Tati. Lo spettatore deve osservare per capire: una mano che trema, un oggetto lasciato su una sedia, uno sguardo verso la finestra.

È un'animazione che affida alla deformazione grafica la funzione di commento e al ritmo la funzione di racconto. In un'epoca di film d'animazione molto verbali, dove la battuta è spesso il motore della scena, Chomet ricorda che il disegno animato ha una sua comicità e una sua malinconia che non hanno bisogno di parole.

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