La carica dei 101 e la xerografia, la fotocopiatrice che salvò l'animazione Disney

Novantanove cuccioli maculati da ridisegnare a mano erano un problema economico serio. Ub Iwerks adattò la tecnologia Xerox e il tratto della Disney cambiò per trent'anni.

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Immagine: Marcin Wichary from San Francisco, U.S.A. · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Facciamo un conto approssimativo. Un dalmata ha decine di macchie. Il film ne mostra novantanove cuccioli, più i due genitori, spesso nella stessa inquadratura. Ogni fotogramma andava ricalcato a mano sul rodovetro dalle inchiostratrici, macchia dopo macchia, e ogni macchia doveva restare nella stessa posizione da un disegno all'altro. Con il metodo tradizionale, La carica dei 101 rischiava di essere un film impossibile da finanziare.

Dopo la Bella addormentata

La Disney arrivava da un periodo difficile. La bella addormentata nel bosco, uscito nel 1959, era stato un film enormemente costoso, con fondali stilizzati di Eyvind Earle e un'animazione minuziosa. Gli incassi iniziali non avevano coperto le spese, e nello studio si discuteva seriamente sul futuro dei lungometraggi animati.

Il nodo era il lavoro di inchiostrazione. Gli animatori disegnavano a matita su carta. Poi, nel reparto ink and paint, altre lavoratrici ricalcavano ogni disegno a china sul rodovetro, prima di colorarlo sul retro. Era un passaggio lunghissimo, costoso, e che spesso irrigidiva la linea vivace dei disegni originali.

L'idea di Iwerks

A risolvere il problema fu Ub Iwerks, il cocreatore di Topolino, rientrato alla Disney negli anni Quaranta come responsabile della ricerca tecnica. Iwerks lavorò su una tecnologia nata per l'ufficio, la xerografia, il procedimento di copia elettrostatica commercializzato dalla Xerox. L'obiettivo era trasferire direttamente il disegno a matita dell'animatore sul rodovetro, senza ricalco manuale.

Dopo vari esperimenti il sistema funzionò. Il disegno veniva fotografato su una lastra elettrostatica, la polvere di toner aderiva alle linee, e l'immagine veniva poi trasferita e fissata sulla celluloide. Il risultato era un rodovetro con le linee dell'animatore così come erano, comprese le imperfezioni e i tratti di costruzione.

Il procedimento fu provato su alcune scene della Bella addormentata e nel cortometraggio Goliath II del 1960. La carica dei 101, uscito all'inizio del 1961, fu il primo lungometraggio a usarlo per intero.

Un'estetica nuova

La xerografia cambiò l'aspetto del film. La linea era nera, sottile, a tratti graffiata, con l'energia dello schizzo. Il direttore artistico Ken Anderson decise di sfruttare questa caratteristica anche nei fondali, che furono dipinti con aree di colore e poi sovrapposti a linee nere stampate, in modo che personaggi e ambienti condividessero lo stesso segno. Londra, con le sue strade e i suoi interni, appare come un'illustrazione contemporanea, vicina alla grafica degli anni Cinquanta.

Il risultato era molto diverso dalla Disney classica e più vicino al gusto moderno dell'UPA. Il film ebbe un grande successo di pubblico. Secondo diverse testimonianze, Walt Disney non amava quel tratto spigoloso e lo considerava un passo indietro rispetto alla rifinitura dei film precedenti. Ma i conti gli davano torto.

Trent'anni di linea nera

Dopo La carica dei 101 la xerografia divenne lo standard della Disney. La spada nella roccia, Il libro della giungla, Gli Aristogatti, Robin Hood e Le avventure di Bianca e Bernie usarono tutti questo procedimento. Con il tempo la tecnologia migliorò. Negli anni Settanta si introdussero linee colorate, grigie o marroni, per ammorbidire il contorno, e Taron e la pentola magica e altri film degli anni Ottanta mostrano una linea più varia.

Il sistema aveva anche un costo creativo. Poiché le linee dell'animatore finivano direttamente sullo schermo, gli assistenti dovevano produrre disegni puliti di altissima qualità, e il tratto grezzo dei primi anni lasciò spazio a una linea più controllata.

La sirenetta, nel 1989, fu l'ultimo lungometraggio Disney realizzato con rodovetri dipinti a mano e xerografia, con la sola eccezione di una scena finale realizzata già con il nuovo sistema digitale CAPS. Dal film successivo la catena tradizionale venne sostituita dal computer. Ma il principio introdotto da Iwerks, quello di portare sullo schermo la linea originale dell'animatore, sopravvisse. Oggi, nei software 2D, il disegno vettoriale o raster dell'artista è già il disegno finale. In un certo senso, la xerografia aveva anticipato quel risultato di trent'anni.

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