Eric Goldberg, il caricaturista che fece del Genio di Aladdin un vortice di trasformazioni
Formato con Richard Williams a Londra, animatore del Genio e di Filottete, regista di episodi di Fantasia 2000. Eric Goldberg porta nella Disney lo spirito dei cartoon Warner.

In una sola scena di Aladdin, del 1992, il Genio diventa un presentatore televisivo, un sarto, un cameriere francese, un aereo, una pecora e una dozzina di altre cose, inseguendo la velocità dell'improvvisazione vocale di Robin Williams. Animare quel personaggio richiedeva qualcuno che conoscesse a fondo sia il metodo Disney sia la tradizione dei cartoni Warner e Fleischer. La Disney trovò quella persona in Eric Goldberg.
Il periodo londinese
Goldberg, statunitense, studiò al Pratt Institute di New York e lavorò giovanissimo con Richard Williams, prima negli Stati Uniti su Raggedy Ann & Andy e poi a Londra, dove partecipò alla lunga lavorazione di The Thief and the Cobbler. Da Williams imparò un approccio rigoroso al movimento e la passione per gli animatori della vecchia scuola americana.
A Londra fu tra i soci fondatori di uno studio di pubblicità, Pizazz Pictures. In quegli anni produsse molti spot in stili molto diversi, esercitandosi a passare da un linguaggio grafico all'altro. È una qualità che gli sarebbe tornata utile.
Il Genio
Arrivato alla Disney all'inizio degli anni Novanta, Goldberg fu scelto come animatore supervisore del Genio. Il design del personaggio, ispirato anche alle caricature di Al Hirschfeld, si basa su linee curve e fluide, che permettono metamorfosi continue senza perdere la riconoscibilità. Goldberg lavorò a partire dalle registrazioni di Robin Williams, che improvvisava moltissimo, trasformando battute e imitazioni in trasformazioni visive.
Il Genio è un personaggio che appartiene più a Tex Avery che a Biancaneve. Rompe la quarta parete, cita la cultura pop, cambia forma in un fotogramma. La sua presenza nel film segnò un'apertura dello studio verso un umorismo più veloce e autoironico.
Pochi anni dopo Goldberg animò Filottete, il satiro allenatore di Hercules, del 1997, altro personaggio comico dalla voce caratteristica. Nel frattempo aveva co-diretto con Mike Gabriel Pocahontas, del 1995.
Fantasia 2000
Il lavoro più personale di Goldberg alla Disney è probabilmente in Fantasia 2000. Diresse due episodi. Rhapsody in Blue, sulla musica di George Gershwin, racconta una giornata di vari personaggi nella New York degli anni Trenta, interamente nello stile grafico di Al Hirschfeld, con linee sottili e colori piatti. È uno dei rari casi in cui un film Disney adotta lo stile di un singolo illustratore.
Il secondo episodio, sul finale del Carnevale degli animali di Saint-Saëns, è una breve gag su un fenicottero che si ostina a giocare con lo yo-yo, disegnata con acquerelli morbidi. Entrambi mostrano la sua capacità di adattarsi a uno stile e di farlo proprio.
Il custode della tradizione
Negli anni successivi Goldberg è diventato una figura di riferimento per l'animazione 2D dentro e fuori lo studio. È stato direttore dell'animazione di Looney Tunes: Back in Action, del 2003, dove ha lavorato sui personaggi Warner con grande rispetto per i modelli classici. Nella Principessa e il ranocchio, del 2009, ha animato l'alligatore Louis, che sogna di suonare la tromba in un'orchestra jazz.
In Oceania, del 2016, ha supervisionato i tatuaggi animati di Maui, che si muovono sul corpo del semidio in computer grafica come un piccolo personaggio disegnato a mano. È uno dei modi in cui il 2D sopravvive dentro i film in 3D.
Goldberg ha anche scritto un manuale, Character Animation Crash Course!, molto usato dagli studenti. Il libro insiste su un punto che attraversa tutto il suo lavoro: l'animazione comica richiede tanta disciplina quanto quella drammatica, perché una gag riuscita dipende dalla chiarezza delle pose e dalla precisione del tempo.
Un ponte tra due scuole
La carriera di Goldberg mostra che le due grandi tradizioni americane, la recitazione realistica di Disney e l'anarchia grafica dei cartoni da sette minuti, non sono incompatibili. Il Genio di Aladdin funziona proprio perché unisce le due cose: è un personaggio pazzo e mutevole, ma con un cuore leggibile e un arco narrativo. Per chi studia animazione 2D, il suo lavoro è un esempio di come lo stile si possa trattare come una lingua da imparare, e non solo come una firma da esibire.


