Betty Boop, Popeye e il Codice Hays, l'ascesa e la caduta dello studio Fleischer

Jazz, sesso allusivo e periferie newyorkesi. Negli anni Trenta i Fleischer furono l'alternativa urbana a Disney, finché censura, debiti e un trasloco a Miami non li travolsero.

Betty Boop 1933 v 1939
Immagine: The Fleischer Brothers · Public domain · Wikimedia Commons

Nel 1932 Betty Boop canta, si sistema la giarrettiera, scaccia con uno schiaffo il datore di lavoro che allunga le mani. Due anni dopo indossa gonne lunghe fino al ginocchio, vive in una casetta borghese e ha un cagnolino. Fra le due versioni del personaggio c'è un documento: il Codice di produzione cinematografica, noto come Codice Hays, applicato rigorosamente da Hollywood a partire dal luglio del 1934.

La parabola di Betty riassume quella dello studio che l'aveva creata.

Lo stile di New York

I Fleischer Studios avevano sede a Manhattan e lavoravano per la Paramount. Mentre la Disney in California costruiva un mondo rurale e rassicurante, i Fleischer guardavano alla città. I loro cartoni erano pieni di jazz, locali notturni, appartamenti in affitto, poliziotti irlandesi, fantasmi e trasformazioni surreali. L'animazione era meno levigata di quella disneyana, ma più libera, a volte anarchica.

Betty Boop comparve nel 1930 in Dizzy Dishes, come personaggio secondario con orecchie da cagnolina. Nel giro di pochi cortometraggi divenne una ragazza a tutti gli effetti, con un vestito corto, i ricci neri e un modo di cantare che imitava le cantanti di moda. Una di loro, Helen Kane, fece causa sostenendo che il personaggio copiava la sua immagine e il suo intercalare. Perse.

I musicisti in carne e ossa

Molti episodi di quegli anni ospitavano star del jazz. Cab Calloway compare in Minnie the Moocher del 1932 e in Snow-White del 1933, dove il suo modo di ballare, ricalcato al rotoscopio, viene affidato a un clown e poi a un fantasma. Louis Armstrong appare in I'll Be Glad When You're Dead You Rascal You. Questi cortometraggi sono documenti preziosi della musica afroamericana di quegli anni, anche se contengono stereotipi razziali che oggi appaiono evidenti.

Il marinaio che salvò lo studio

Nel 1933 Betty Boop ospitò in un suo cartone un marinaio con una pipa e avambracci enormi, preso in licenza da una striscia di E. C. Segar. Popeye ebbe subito una serie propria e divenne, nel corso del decennio, uno dei personaggi animati più popolari d'America, in competizione diretta con Topolino. Gli spinaci, la rivalità con Bluto e la storia infinita con Olivia erano una formula semplice, eseguita con grande energia.

Mentre Betty perdeva mordente sotto il Codice, Popeye garantiva incassi.

I Fleischer cercarono anche soluzioni tecniche originali. Il loro processo stereoottico prevedeva modellini tridimensionali su un piatto girevole, davanti ai quali venivano posizionati i rodovetri dei personaggi. Il risultato era un fondale con profondità reale. Lo usarono in modo spettacolare nei cortometraggi lunghi a colori di Popeye, come Popeye the Sailor Meets Sindbad the Sailor del 1936.

Miami e la fine

La svolta negativa arrivò quando la Paramount chiese un lungometraggio per competere con Biancaneve. Nel 1938 lo studio si trasferì da New York a Miami, in parte per ragioni fiscali e in parte, secondo molte ricostruzioni, per allontanarsi da un clima sindacale teso dopo uno sciopero del 1937. I viaggi di Gulliver uscì nel 1939 e andò discretamente. Il secondo lungometraggio, Mr. Bug Goes to Town, uscito alla fine del 1941, fu un insuccesso.

Nel frattempo lo studio produceva la serie di Superman, iniziata nel 1941, con un'animazione ricca, ombre profonde e un'estetica che anticipava il cinema d'azione. Sono ancora oggi considerati fra i migliori cartoni americani dell'epoca.

Non bastò. I debiti con la Paramount erano cresciuti, e i rapporti fra Max e Dave Fleischer erano ormai pessimi. Nel 1942 la Paramount assunse il controllo dello studio, allontanò i fratelli e lo ribattezzò Famous Studios, che continuò a produrre Popeye per anni con uno stile più convenzionale.

Rimane l'impressione di un'occasione mancata. I Fleischer avevano dimostrato che il cartone animato poteva essere adulto, urbano, musicale, senza perdere il pubblico popolare. Quella strada, dopo di loro, rimase in parte abbandonata per decenni.

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