Biancaneve e i sette nani, la scommessa che Hollywood chiamava la follia di Disney
Il 21 dicembre 1937 un cartone animato lungo più di un'ora debuttò a Los Angeles. Come lo studio di Topolino costruì il primo lungometraggio americano a colori disegnato su rodovetro.

All'uscita dal Carthay Circle Theatre di Los Angeles, la sera del 21 dicembre 1937, molti spettatori avevano gli occhi lucidi. Fra loro c'erano attori e produttori che, nei mesi precedenti, avevano scommesso sul fallimento del progetto. A Hollywood il film era noto come Disney's Folly, la follia di Disney. Nessuno, sosteneva il senso comune, avrebbe sopportato un cartone animato di oltre ottanta minuti.
Un rischio calcolato
L'idea circolava nello studio dal 1934. Le ragioni di Disney erano artistiche ed economiche insieme. I cortometraggi rendevano poco rispetto ai costi crescenti, e il colore e la qualità dell'animazione li rendevano sempre più cari. Un lungometraggio poteva essere venduto come film principale, con incassi di altro ordine. Serviva però un salto di qualità.
Il budget iniziale fu superato più volte, fino a raggiungere una cifra intorno al milione e mezzo di dollari, enorme per l'epoca. Per finire il film Disney dovette ottenere un prestito dalla Bank of America, e secondo un aneddoto ricorrente dovette mostrare ai funzionari della banca un montaggio provvisorio per convincerli.
Formare una squadra
Per anni prima della lavorazione lo studio aveva investito nella formazione. Gli animatori seguivano corsi serali di disegno dal vero, con modelli, sotto la guida di Don Graham, docente della Chouinard Art Institute. Si studiava il movimento degli animali e delle persone, si analizzavano film dal vero fotogramma per fotogramma. I cortometraggi delle Silly Symphonies servivano come laboratorio. The Goddess of Spring, del 1934, fu un tentativo di animare una figura femminile realistica, giudicato da tutti insufficiente.
Per Biancaneve vennero girate riprese di riferimento con attori. Marjorie Belcher, che più tardi sarebbe diventata nota come ballerina con il nome di Marge Champion, posò per i movimenti della protagonista. Gli animatori non ricalcavano le riprese ma le usavano come guida per le pose e il peso.
I nani e la loro personalità
La vera sfida, raccontano le testimonianze dello studio, erano i nani. Sette personaggi simili nella forma dovevano essere distinguibili per carattere, voce, modo di camminare. Gli animatori discussero a lungo su ciascuno di essi. Bill Tytla dedicò a Brontolo un'animazione intensa, con una rabbia che si scioglie lentamente nel corso del film. Fred Moore lavorò sulla morbidezza dei corpi e sull'espressività dei volti. Una lunga sequenza in cui i nani mangiano la zuppa, animata da Ward Kimball, venne tagliata in montaggio perché rallentava il racconto.
Il lavoro sulla personalità, avviato anni prima con i Tre porcellini del 1933, trovò qui la sua prova più alta. Lo spettatore doveva credere a quelle figure abbastanza da piangere quando Biancaneve sembrava morta.
Accoglienza
Il film fu un successo enorme, uno degli incassi più alti del suo tempo, e venne distribuito in molti paesi con doppiaggi locali. Nel 1939 l'Academy assegnò a Walt Disney un Oscar speciale con una statuetta normale e sette piccole, consegnate da Shirley Temple. La critica lodò la qualità tecnica, l'uso del colore, le canzoni di Frank Churchill e Larry Morey.
Molti studiosi notano anche i limiti. Il principe è poco più che una sagoma, la protagonista è animata con una certa rigidità rispetto ai nani, alcuni passaggi tradiscono la fatica dei disegnatori con una figura umana. Sono difetti che lo studio avrebbe corretto nei film successivi.
Il prima e il dopo
Biancaneve non fu il primo lungometraggio animato in assoluto. Prima c'erano stati El Apóstol in Argentina e Le avventure del principe Achmed in Germania, e in Unione Sovietica era uscito Il nuovo Gulliver, che mescolava pupazzi e attori. Fu però il primo lungometraggio americano disegnato su rodovetro, con colore e sonoro, e soprattutto il primo a ottenere un successo commerciale mondiale.
Le conseguenze furono immediate. Con gli incassi la Disney costruì un nuovo studio a Burbank e mise in cantiere Pinocchio, Fantasia e Bambi. La Paramount chiese ai Fleischer un lungometraggio concorrente. Il formato del film animato lungo, che fino ad allora sembrava un'eccentricità, divenne un modello industriale.
Per gli animatori il film ebbe anche effetti meno felici. Le gerarchie interne, le differenze di salario e la questione dei crediti, che nei titoli di testa di Biancaneve erano limitati, alimentarono tensioni che sarebbero esplose pochi anni più tardi, nello sciopero del 1941.


