Winsor McCay e Gertie the Dinosaur, il primo personaggio con una personalità

Nel 1914 un fumettista portò in tournée un dinosauro disegnato che obbediva, si offendeva e piangeva. Come Gertie inventò il carattere nel cartone animato.

Gertie the Dinosaur and a boulder
Immagine: Winsor McCay · Public domain · Wikimedia Commons

Sul palco c'è un uomo elegante con una frusta da domatore. Alle sue spalle, sullo schermo, una grotta. L'uomo chiama, e dalla grotta esce un brontosauro dall'aria timida. Lui le ordina di salutare il pubblico, lei china la testa. Le chiede di alzare una zampa, lei lo fa. La rimprovera, e lei scoppia a piangere. Alla fine il domatore esce di scena e riappare, disegnato, sulla groppa del dinosauro, che se lo porta via.

Era il 1914 e lo spettacolo, portato in tournée nei teatri di varietà, si chiamava Gertie the Dinosaur. L'uomo con la frusta era Winsor McCay, il più ammirato disegnatore di fumetti d'America.

Il papà di Little Nemo

Prima di animare, McCay aveva già cambiato il fumetto. Dal 1905 pubblicava sul New York Herald Little Nemo in Slumberland, tavole domenicali a colori in cui un bambino viaggiava ogni notte in un mondo di sogni architettonici, letti che camminano, palazzi che si deformano. La sua padronanza della prospettiva e del movimento sulla pagina era senza confronti.

Nel 1911 portò Nemo sullo schermo, in un cortometraggio di cui gran parte è dedicata a una cornice dal vero in cui McCay scommette con gli amici di poter far muovere i suoi disegni. La parte animata, colorata a mano su pellicola, mostra i personaggi che si deformano, si allungano, si stirano. Nel 1912 arrivò How a Mosquito Operates, la storia di una zanzara che succhia sangue a un dormiente fino a scoppiare. Ma è Gertie che entra nei libri.

Migliaia di fogli di carta di riso

Per Gertie McCay disegnò migliaia di immagini su fogli di carta di riso, con l'aiuto di un assistente, John Fitzsimmons, incaricato di ricopiare a ogni disegno lo sfondo, cioè rocce, lago e alberi. Il rodovetro trasparente non era ancora in uso, e ogni fotogramma doveva contenere tutto.

McCay introdusse però accorgimenti che ne ridussero il lavoro e che gli animatori usano ancora. Disegnava prima le pose principali di un movimento e poi le intermedie, un metodo affine a quello che più tardi si chiamerà animazione per pose chiave. Riutilizzava sequenze cicliche, come il respiro di Gertie o il dondolio della coda, per non ridisegnare ciò che si ripete. Studiava il peso: quando Gertie si sposta, il corpo massiccio ondeggia, le zampe affondano. Molti dettagli di quella fisica disegnata rendono il film credibile ancora oggi.

Il carattere prima della gag

Il punto decisivo resta un altro. Gertie ha emozioni riconoscibili. È curiosa, si distrae, disobbedisce, fa i capricci, si commuove quando viene sgridata, si consola con una zucca. Gli storici dell'animazione la considerano spesso il primo personaggio animato dotato di una personalità coerente, e per questo il punto di partenza di quella animazione di carattere che Disney avrebbe sistematizzato negli anni Trenta.

Gli ultimi film

Quando il suo editore, William Randolph Hearst, limitò le sue esibizioni nei teatri, McCay preparò una versione del film per le sale con una cornice dal vero, distribuita nel 1914. Il numero dal vivo, con le battute pronunciate in scena, è andato perduto. Ne restano descrizioni e il film per il circuito cinematografico, con didascalie al posto della voce.

Nel 1918 McCay realizzò The Sinking of the Lusitania, ricostruzione del siluramento del transatlantico avvenuto tre anni prima. È un film di propaganda bellica, cupo, con onde, fumo e corpi che affondano, e usa già fogli trasparenti di celluloide. Seguirono alcuni cortometraggi della serie Dreams of the Rarebit Fiend, poi McCay smise di animare.

La ragione, probabilmente, fu la direzione che l'industria stava prendendo. Gli studi di New York producevano cartoni in serie, a ritmo settimanale, con personaggi semplificati e gag ripetute. McCay considerava l'animazione un'arte da artigiano e guardava con disappunto a quella produzione. Una frase che gli viene attribuita sul tradimento dell'arte da parte del commercio circola in molte versioni diverse, ed è difficile dire quale sia autentica.

Morì nel 1934. Pochi anni dopo, nei disegni di Biancaneve e i sette nani, si poteva riconoscere la sua lezione: un personaggio animato funziona quando lo spettatore crede che pensi.

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