Il take, anatomia della reazione cartoon dalla doppia occhiata all'esplosione

Il personaggio vede qualcosa, si accorge che è assurdo, reagisce in modo spropositato. Come si costruisce un take, quanti fotogrammi servono per ogni fase e come dosarlo.

Illustrazione per l’articolo: Il take, anatomia della reazione cartoon dalla doppia occhiata all'esplosione
Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Un personaggio cammina, passa davanti a qualcosa di incredibile e continua a camminare. Fa ancora due passi. Si ferma. Torna indietro. Guarda. E poi gli occhi gli schizzano fuori dalle orbite, la mascella crolla a terra, il corpo vola in aria. È il take, la reazione esagerata che nei cortometraggi americani degli anni Quaranta, soprattutto in quelli di Tex Avery, divenne una forma d'arte.

La struttura

Un take si scompone in fasi ben precise, che ricalcano quelle di qualsiasi azione con anticipazione.

  1. Percezione: il personaggio vede la cosa, ma non la registra. Spesso continua quello che stava facendo.
  2. Comprensione: si ferma, guarda di nuovo. Il cervello elabora.
  3. Anticipazione: il corpo si comprime, gli occhi si chiudono o si stringono, la testa scende. È la carica.
  4. Take vero e proprio: l'esplosione. Il corpo si allunga, gli occhi si spalancano, la bocca si apre, a volte i capelli si rizzano.
  5. Tenuta: la posa estrema resta ferma qualche fotogramma, perché il pubblico la registri.
  6. Ritorno: il personaggio si assesta, a volte con un leggero rimbalzo.

Il timing

Il take funziona grazie al contrasto tra fasi lente e fasi velocissime. Uno schema di partenza a 24 fps:

  • comprensione, da 8 a 24 fotogrammi, anche di più se il gioco comico lo richiede;
  • anticipazione, da 4 a 8 fotogrammi;
  • passaggio dall'anticipazione alla posa estrema, da 1 a 3 fotogrammi;
  • tenuta della posa estrema, da 8 a 16 fotogrammi;
  • ritorno, da 6 a 12 fotogrammi.

Il passaggio all'estremo deve essere quasi istantaneo. Spesso si usa un solo disegno intermedio, deformato o a smear, o addirittura nessuno. L'occhio salta dalla posa compressa a quella esplosa, e proprio la violenza del salto produce la risata.

La doppia occhiata

Una variante classica è il double take. Il personaggio guarda, distoglie lo sguardo come se nulla fosse, poi si gira di nuovo di scatto. La prima occhiata è indifferente, la seconda è il take vero.

Il tempo tra le due occhiate è il cuore della gag. Troppo breve e il pubblico non capisce che il personaggio aveva ignorato la cosa. Troppo lungo e la tensione si scarica. Una pausa di 12–24 fotogrammi dopo il distogliere lo sguardo è un buon punto di partenza, da regolare sul ritmo della scena.

Le intensità

Non tutti i take devono essere esplosivi. Esiste una scala di intensità, e scegliere quella giusta dipende dal personaggio e dalla situazione.

  • Take minimo: un blink, un leggero allontanamento della testa, un sopracciglio che sale. Adatto a personaggi composti o a stili realistici.
  • Take medio: il corpo si irrigidisce, gli occhi si allargano, la bocca si apre. Senza deformazioni impossibili.
  • Take estremo: occhi che escono dalle orbite, mascelle che toccano terra, corpi che si allungano fino al soffitto. La tradizione di Avery.

La posa estrema

La posa del take deve essere chiarissima, leggibile in silhouette. Gli elementi della faccia si allontanano tra loro: occhi verso l'alto, bocca verso il basso, orecchie e capelli verso l'esterno. Il corpo si allunga in verticale o si apre a stella.

Dopo l'esplosione, una piccola vibrazione della posa estrema, con due o tre disegni leggermente diversi alternati, può prolungare l'effetto. È il cosiddetto tremolio da shock, molto usato nell'animazione cartoon.

Quando usarlo

Il take è uno strumento comico potente, e come tutti gli strumenti potenti si consuma in fretta. In un cortometraggio di sette minuti, due o tre take estremi possono bastare. Usarne uno a ogni scena toglie forza a tutti.

Un buon take, poi, ha bisogno di un motivo. La reazione deve essere proporzionata all'assurdità di ciò che il personaggio vede, oppure volutamente sproporzionata per fare ridere proprio di quella sproporzione. Senza una causa chiara, il take diventa una smorfia gratuita e il pubblico resta indifferente.

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