La rinascita del 2D europeo, come gli studi indipendenti hanno tenuto in vita il disegno

Mentre Hollywood abbandonava l'animazione a mano, in Francia, Belgio, Irlanda e Spagna nasceva una nuova stagione di lungometraggi disegnati. Coproduzioni, fondi pubblici e autori.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Nel dicembre del 1998 uscì in Francia un film d'animazione modesto nei mezzi e ambizioso negli intenti. Raccontava di un bambino africano minuscolo che nasce già capace di parlare e camminare e affronta una strega che tiene in pugno il suo villaggio. Kirikù e la strega Karabà, di Michel Ocelot, era una coproduzione fra Francia, Belgio e Lussemburgo, con parte della lavorazione affidata a studi di altri paesi. Il film fu un successo inatteso, distribuito in tutto il mondo.

Molti storici lo considerano il punto di partenza di una nuova stagione dell'animazione 2D europea, che negli anni successivi avrebbe preso una direzione opposta a quella di Hollywood.

Un'economia diversa

L'animazione europea non aveva mai avuto grandi studi paragonabili a quelli americani, salvo eccezioni. I suoi film si finanziavano con fondi pubblici, preacquisti televisivi, coproduzioni fra paesi. Questo sistema, che in passato aveva limitato la produzione di lungometraggi, si rivelò un vantaggio quando le major americane abbandonarono il 2D.

In Francia il Centre national du cinéma sosteneva l'animazione con aiuti automatici e selettivi, e i canali televisivi erano obbligati a investire in produzioni nazionali. Il Cartoon Forum, un incontro annuale in cui i produttori europei presentano progetti di serie a emittenti e finanziatori, e Cartoon Movie, il suo equivalente per i lungometraggi, creati con il sostegno dei programmi dell'Unione Europea, facilitarono le coproduzioni. Annecy, con il suo festival e il suo mercato, divenne il centro di questa rete.

Il risultato fu un'animazione con budget molto inferiori a quelli hollywoodiani, ma con una libertà stilistica rara.

Gli studi

Folimage, fondato a Valence da Jacques-Rémy Girerd, produsse La profezia delle ranocchie nel 2003, una rilettura dell'arca di Noè con un tratto da libro illustrato, e in seguito Mia e il Migù e Una vita da gatto. Les Armateurs produsse Appuntamento a Belleville di Sylvain Chomet, nel 2003, un film quasi muto e grottesco, candidato all'Oscar, ed Ernest e Celestine nel 2012, con i suoi acquerelli delicati.

Persepolis, tratto dal fumetto autobiografico di Marjane Satrapi e diretto da lei con Vincent Paronnaud nel 2007, portò in bianco e nero la storia della rivoluzione iraniana vista da una ragazza. Vinse il premio della giuria a Cannes e dimostrò che il lungometraggio animato poteva affrontare la storia contemporanea.

L'Irlanda e oltre

In Irlanda, a Kilkenny, lo studio Cartoon Saloon fondato da Tomm Moore, Paul Young e Nora Twomey costruì una propria identità con The Secret of Kells nel 2009, ispirato all'arte celtica dei manoscritti miniati. Seguirono La canzone del mare, I racconti di Parvana e Wolfwalkers, tutti candidati all'Oscar. Lo studio divenne un esempio di come un piccolo centro, lontano dalle capitali del cinema, potesse competere a livello mondiale.

La Spagna contribuì con titoli come Chico & Rita, del 2010, e Buñuel nel labirinto delle tartarughe, del 2018. Dalla Danimarca venne Flee, del 2021, documentario animato su un rifugiato afghano. La tartaruga rossa di Michael Dudok de Wit, del 2016, nato da una coproduzione franco-belga con la partecipazione dello Studio Ghibli, fu presentato a Cannes. J'ai perdu mon corps di Jérémy Clapin, del 2019, vinse il gran premio della Semaine de la critique, primo film d'animazione a ottenerlo.

Il digitale come alleato

Questa rinascita non è un ritorno al passato. Quasi tutti questi film usano strumenti digitali, con disegno su tavoletta, colorazione e composizione al computer, a volte integrazioni 3D. Software come TVPaint, molto diffuso negli studi francesi, permettono di conservare il segno della matita e del pennello riducendo i costi.

Il disegno, quindi, resta il centro del linguaggio. Il computer diventa uno strumento al servizio della mano, invece di sostituirla.

Limiti e prospettive

Il modello europeo ha anche i suoi limiti. I film incassano spesso poco fuori dai paesi di produzione, la distribuzione internazionale è difficile, e molti progetti richiedono anni per trovare i finanziamenti. Gli artisti lavorano spesso con contratti precari, fra un progetto e l'altro.

Eppure, a distanza di oltre vent'anni da Kirikù, il bilancio è notevole. L'Europa è diventata il principale luogo di produzione del lungometraggio 2D d'autore nel mondo occidentale. Lo stile dei suoi film è vario, influenzato dall'illustrazione, dal fumetto, dalla pittura. E la sua esperienza dimostra che il disegno animato non era morto nei primi anni Duemila. Aveva solo bisogno di un altro sistema produttivo per sopravvivere.

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