What's Opera, Doc?, Wagner compresso in sette minuti da Chuck Jones

Elmer Fudd in armatura, Bugs Bunny travestito da Brunilde, le scenografie monumentali di Maurice Noble. Il corto del 1957 è una parodia operistica e un capolavoro di design.

Rhinegold and the Valkyries p 148
Immagine: Arthur Rackham · Public domain · Wikimedia Commons

Su una rupe, sotto un cielo rosso e nero solcato da fulmini, si staglia un'ombra gigantesca. È un guerriero con elmo cornuto, braccia potenti, mantello. Poi la macchina da presa si avvicina e scopriamo che l'ombra appartiene a Elmer Fudd, piccolo e pelato, che intona con la voce tremolante una melodia di Wagner. What's Opera, Doc?, uscito nel 1957, comincia con uno scarto tra la grandiosità e il ridicolo che non abbandonerà fino all'ultimo fotogramma.

La caccia al coniglio come Anello del Nibelungo

Il cortometraggio, diretto da Chuck Jones con la sceneggiatura di Michael Maltese, riprende lo schema classico della caccia di Elmer a Bugs Bunny. Questa volta, però, la caccia è trasformata in un'opera wagneriana. Elmer è un eroe nordico armato di lancia ed elmo magico, Bugs si traveste da valchiria per sedurlo, i due cantano un duetto d'amore, e la storia si conclude in tragedia.

La musica, arrangiata da Milt Franklyn, attinge a diverse opere di Wagner: La cavalcata delle valchirie, l'ouverture del Tannhäuser, temi dal Vascello fantasma e dal Rienzi. Il celebre ritornello di Elmer che grida di voler uccidere il coniglio è cantato sulle note della Cavalcata. Mel Blanc dà la voce a Bugs, mentre Elmer è interpretato da Arthur Q. Bryan.

Lo spazio di Maurice Noble

Se la regia di Jones assicura il ritmo comico, il fascino visivo del cortometraggio si deve in gran parte a Maurice Noble, responsabile del layout e del design degli ambienti. Noble aveva lavorato alla Disney negli anni di Biancaneve e Bambi prima di passare alla Warner, e qui costruisce un mondo di forme monumentali e stilizzate.

Le scenografie sono composte da rocce acuminate, scalinate impossibili, piattaforme sospese, prospettive deformate. I colori sono saturi e teatrali: rossi profondi, blu notte, verdi acidi, rosa. La luce non segue alcuna logica naturale, ma la logica del palcoscenico, con fasci che cadono dall'alto e ombre lunghissime.

Questo design guarda all'espressionismo tedesco, alle scenografie operistiche, alla pittura modernista. Ma resta coerente con il tono comico. Le rocce minacciose sono anche un po' buffe, e i personaggi vi si muovono come attori su un palco troppo grande per loro.

Il balletto

La sequenza centrale è un balletto. Bugs, travestito da Brunilde con lunghe trecce bionde, cavalca un enorme cavallo bianco obeso, e quando Elmer lo vede se ne innamora all'istante. I due ballano sulle note del Tannhäuser, in una parodia del balletto romantico che è anche un omaggio alla tradizione Disney di Fantasia.

Jones si diverte a far muovere i personaggi con la grazia esagerata dei ballerini classici. Bugs fa piroette e salti, Elmer lo solleva e lo sostiene. Il cavallo, gonfio e lento, è una gag visiva continua. La sequenza dimostra che Jones sapeva lavorare tanto con la velocità quanto con la lentezza solenne.

Il finale

Quando Elmer scopre l'inganno, scatena la sua furia. Chiama tempeste, fulmini, tifoni, e colpisce il coniglio con un fulmine. Poi, pentito, raccoglie il corpo di Bugs e lo porta via tra le rocce, in una scena di lutto parodistico. Il finale prevede una battuta di Bugs rivolta al pubblico, che chiude il cortometraggio su un registro comico senza annullarne la malinconia.

È uno dei rari casi in cui Bugs perde. La tragedia operistica impone la morte dell'eroe, e il cartone accetta la regola del genere che sta parodiando.

Una consacrazione

What's Opera, Doc? fu il primo cartone animato della Warner a essere inserito nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso, nel 1992. Compare regolarmente nelle classifiche dei migliori cortometraggi animati di tutti i tempi. È stato uno dei mezzi con cui intere generazioni di spettatori hanno conosciuto Wagner, e uno dei pochi film che riescono a ridere dell'opera amandola al tempo stesso.

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