West and Soda, il primo lungometraggio di Bozzetto e il western preso in giro

Nel 1965, mentre il western all'italiana conquistava le sale, Bruno Bozzetto ne realizzò una parodia animata. Un film che porta sul grande schermo l'umorismo dei cortometraggi.

Illustrazione per l’articolo: West and Soda, il primo lungometraggio di Bozzetto e il western preso in giro
Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Metà degli anni Sessanta. Nelle sale italiane il western sta vivendo una seconda giovinezza, prodotto a Roma e girato in Spagna, con eroi taciturni e pistolettate a ripetizione. Bruno Bozzetto, che ha poco più di venticinque anni e alle spalle soprattutto cortometraggi e pubblicità, decide che il genere più di moda del momento è il bersaglio perfetto per il suo primo lungometraggio. Nasce così West and Soda, uscito nel 1965.

Un western in miniatura

La trama ricalca, ingigantendoli e ribaltandoli, i luoghi comuni del genere. C'è una giovane proprietaria terriera che resiste alle prepotenze di un cattivo deciso a impadronirsi delle sue terre. C'è un pistolero misterioso e riluttante che arriva in città. Ci sono scagnozzi stupidi, saloon, sparatorie e duelli. Tutto è riconoscibile, e tutto è un po' storto.

Bozzetto non si limita a fare il verso al western. Ne smonta i meccanismi con gag visive continue, lavorando sull'esagerazione dei tipi umani e sui tempi comici. Il pistolero è un eroe controvoglia, la violenza è sempre resa assurda, il paesaggio stesso partecipa allo scherzo.

Dallo studio al cinema

Realizzare un lungometraggio animato nell'Italia degli anni Sessanta significava affrontare un problema di scala. Lo studio di Bozzetto viveva di pubblicità e di corti, con una squadra ridotta. West and Soda richiese un impegno produttivo molto superiore, e la lavorazione si allungò per anni. Il film rappresentò una scuola per molti dei collaboratori, che impararono a gestire la continuità di un racconto lungo.

Lo stile grafico è quello dei cortometraggi, con personaggi stilizzati e fondali semplici ma efficaci. Non c'è il tentativo di raggiungere la ricchezza visiva dei lungometraggi americani. C'è piuttosto la volontà di portare sullo schermo grande lo stesso umorismo asciutto che funzionava nei formati brevi.

Il rapporto con il western italiano

È interessante leggere West and Soda accanto ai western dal vero di quegli anni. Il film esce quasi in contemporanea con l'esplosione del filone, e ne coglie con lucidità i tratti caratteristici: la figura dell'antieroe, la violenza stilizzata, i cattivi grotteschi. In un certo senso è una parodia che arriva prima ancora che il genere abbia raggiunto il suo apice.

L'animazione permetteva libertà che il cinema dal vero non aveva. I personaggi potevano subire qualunque colpo, gli spazi potevano deformarsi, le situazioni potevano diventare apertamente surreali. Bozzetto sfrutta questa libertà con misura, senza perdere di vista la trama.

Un esordio da rivalutare

West and Soda non è il film più celebre di Bozzetto. È spesso oscurato da Allegro non troppo e dai corti premiati. Eppure ha un'importanza storica precisa. È uno dei primi lungometraggi animati italiani del dopoguerra dopo la stagione del 1949, e dimostra che un piccolo studio indipendente poteva arrivare in sala con un film interamente proprio.

Visto oggi, il film colpisce per la freschezza e per il ritmo, soprattutto nelle sequenze d'azione. Ci sono passaggi più lenti, inevitabili in un'opera prima. Ma il tono è già quello del Bozzetto maturo: ironico, mai cinico, attento alle debolezze umane più che agli effetti spettacolari.

Per chi ama il western, il film offre il piacere di riconoscere tutti i cliché del genere. Per chi ama l'animazione, è l'occasione di vedere un autore che impara a pensare in grande senza rinunciare alla propria voce.

West and SodaBruno Bozzettolungometraggiwesternparodia

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta