Allegro non troppo, la Fantasia di Bozzetto tra musica classica e malinconia

Nel 1976 Bruno Bozzetto rispose al capolavoro disneyano con un film a episodi su musiche di Debussy, Dvořák, Ravel, Sibelius, Vivaldi e Stravinskij. Ironico in superficie, amarissimo nel profondo.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Un'orchestra di anziane signore viene trascinata in un teatro. Un direttore autoritario le comanda a bacchetta, un presentatore logorroico introduce lo spettacolo, un animatore pallido e maltrattato viene liberato da una catena per disegnare. Così, con una lunga sequenza dal vero in bianco e nero, si apre Allegro non troppo. Siamo nel 1976, e Bruno Bozzetto ha appena dichiarato che la sua versione di Fantasia non sarà affatto una celebrazione.

La cornice dal vero

La struttura alterna episodi animati a intermezzi girati con attori. Maurizio Nichetti interpreta l'animatore, Maurizio Micheli il presentatore, Néstor Garay il direttore d'orchestra. Queste parti in bianco e nero sono volutamente grottesche, piene di gag fisiche e di battute, e fanno da contrappunto agli episodi a colori.

La cornice svolge una funzione precisa. Prende in giro la solennità con cui Fantasia presentava la musica colta, e allo stesso tempo mette in scena il lavoro dell'animatore come fatica sfruttata e sottovalutata. È una satira del cinema d'animazione dall'interno, fatta da chi conosceva bene le condizioni del mestiere.

Sei episodi, sei registri

Gli episodi animati sono sei, ciascuno costruito su un brano di repertorio.

  1. Il Prélude à l'après-midi d'un faune di Debussy accompagna un vecchio fauno che tenta invano di ritrovare la giovinezza e la seduzione.
  2. Una Danza slava di Dvořák diventa una parabola sul conformismo, con una folla che imita ogni gesto di un singolo individuo.
  3. Il Bolero di Ravel racconta l'evoluzione della vita sulla Terra a partire dai residui di una bottiglia lasciata da astronauti di passaggio.
  4. Il Valzer triste di Sibelius segue un gatto che si aggira tra le rovine di una casa abbandonata, inseguendo i ricordi della vita che c'era.
  5. Un concerto di Vivaldi fa da sottofondo a un'ape che cerca di fare il suo pasto mentre una coppia di innamorati le invade il prato.
  6. L'uccello di fuoco di Stravinskij rilegge il mito del peccato originale con un serpente che finisce per pentirsi di aver mangiato la mela.

Il Bolero e il gatto

Due episodi sono rimasti più impressi di altri. Il Bolero è il più spettacolare e il più apertamente in dialogo con Fantasia, dove la sequenza della Sagra della primavera raccontava a sua volta la nascita della vita. Bozzetto parte da un gesto banale e lascia che la crescita della musica corrisponda alla crescita di creature sempre più grandi e minacciose, fino all'arrivo dell'uomo. La conclusione non è trionfale.

Il Valzer triste è invece il momento più malinconico del film, e per molti spettatori il più bello. Un gatto randagio, una casa che si sta sgretolando, apparizioni di un passato che svanisce appena lo si tocca. Senza dialoghi, con un'animazione delicata, Bozzetto costruisce un piccolo poema sulla perdita.

Un film sull'umanità

Sotto il tono comico, Allegro non troppo è un film profondamente pessimista. Parla di vecchiaia, conformismo, violenza, distruzione del paesaggio, solitudine. La musica non eleva gli esseri umani, li accompagna nei loro errori. Il titolo stesso, con quell'«allegro» subito corretto, è un'indicazione di lettura.

Questo doppio registro è forse la cosa più notevole del film. Gli episodi fanno ridere e un attimo dopo stringono il cuore. La cornice dal vero diverte e insieme denuncia. Bozzetto non ha mai fatto un film così personale e così ambizioso.

Un classico europeo

Nel tempo Allegro non troppo è diventato uno dei film d'animazione italiani più conosciuti all'estero, proiettato in rassegne e citato nelle storie del cinema d'animazione europeo. È un titolo che si studia per il rapporto tra musica e immagine, per la varietà degli stili grafici adottati nei diversi episodi, per il coraggio di una struttura ibrida.

Rivederlo oggi significa ritrovare un autore nel pieno della maturità, capace di dialogare con il modello più ingombrante dell'animazione mondiale senza esserne schiacciato.

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