Termite Terrace, la baracca dove la Warner inventò Bugs Bunny e la comicità moderna

Un edificio malandato, un produttore che non guardava i film, un gruppo di registi giovani e irriverenti. Così nacque l'età d'oro dei Looney Tunes.

Former Leon Schlesinger-Warner Bros. Cartoons studio 2003
Immagine: Circus77 · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Gli animatori lo chiamavano Termite Terrace, la terrazza delle termiti. Era un piccolo edificio di legno nel terreno della Warner Bros a Hollywood, malridotto e pieno di insetti, dove a metà degli anni Trenta fu sistemata una delle squadre dello studio di cartoni animati. Lì dentro, con poca supervisione e molto entusiasmo, un gruppo di ventenni stava per cambiare il modo di far ridere in America.

Un produttore pragmatico

I cartoni della Warner non erano prodotti direttamente dalla Warner. Li realizzava uno studio indipendente guidato da Leon Schlesinger, che li vendeva alla major con le etichette Looney Tunes e Merrie Melodies. I nomi stessi erano una risposta alle Silly Symphonies della Disney. Ma Schlesinger non aveva ambizioni artistiche. Voleva film consegnati in tempo e a costi contenuti, e lasciava ai registi una libertà sorprendente purché i conti tornassero.

Nel 1935 arrivò un regista texano di nome Fred Avery, che tutti chiamavano Tex. Gli fu affidata una piccola unità e, fra i collaboratori, c'erano due giovani che sarebbero diventati famosi quanto lui, Chuck Jones e Bob Clampett.

Un'altra idea di comicità

Avery aveva un'idea chiara. Mentre la Disney andava verso il realismo e la tenerezza, i suoi cartoni dovevano essere più veloci, assurdi, autoironici. I personaggi parlavano al pubblico, si accorgevano di essere in un cartone, commentavano la trama. Le gag si accumulavano a ritmo serrato, spesso senza preoccuparsi della logica.

Il primo personaggio importante del periodo fu Porky Pig, il maialino balbuziente comparso nel 1935. Nel 1937, in Porky's Duck Hunt di Avery, apparve un'anatra nera che saltava sull'acqua gridando come impazzita. Era Daffy Duck. La sua follia era una novità assoluta, un personaggio guidato dall'ego e dal caos.

L'arrivo del coniglio

Il personaggio più importante nacque per gradi. Diversi registi lavorarono su un coniglio dispettoso nella seconda metà degli anni Trenta. La versione definitiva si considera quella di A Wild Hare, diretto da Avery e uscito nel 1940. Bugs Bunny sgranocchia una carota, si appoggia al tronco e domanda al cacciatore Elmer Fudd che cosa succede, con la frase che diventerà il suo marchio. Il coniglio è sicuro di sé, sornione, sempre un passo avanti. È un tipo urbano, con un accento di Brooklyn, che vince senza sudare.

Avery lasciò la Warner nel 1941, dopo contrasti con Schlesinger, e passò alla MGM. Ma la scuola era fondata.

I registi e le voci

Nei due decenni seguenti i cartoni Warner furono firmati da un gruppo di registi molto diversi fra loro. Friz Freleng, maestro del tempo comico e della musica, creò Yosemite Sam e lavorò a lungo con Titti e Silvestro. Bob Clampett portò al limite la deformazione elastica dei corpi. Chuck Jones elaborò uno stile più grafico e controllato, con capolavori come Duck Amuck del 1953 e What's Opera, Doc? del 1957, e creò Willy il Coyote e Beep Beep. Robert McKimson, Frank Tashlin e altri completarono la squadra.

Dietro di loro c'erano figure meno note ma decisive. Mel Blanc prestava la voce a quasi tutti i personaggi principali. Carl Stalling componeva colonne sonore che citavano centinaia di brani popolari e classici, sincronizzati con precisione alle gag. Treg Brown curava gli effetti sonori. Sceneggiatori come Michael Maltese e Warren Foster scrivevano le storie, spesso disegnate direttamente su tavole di storyboard.

La fine dell'età d'oro

Negli anni Cinquanta la televisione cominciò a erodere il mercato dei cortometraggi in sala. I costi salivano, le sale chiedevano meno cartoni. La Warner chiuse il suo studio d'animazione all'inizio degli anni Sessanta. Seguirono produzioni affidate ad altri studi, con risultati inferiori.

I vecchi cortometraggi trovarono però una seconda vita proprio in televisione, dove furono trasmessi per decenni e conosciuti da generazioni di bambini in tutto il mondo. Il loro linguaggio, fatto di velocità, metacomicità, gag visive e musica, ha influenzato quasi tutta l'animazione comica successiva, dalle serie televisive al cinema dal vero. Termite Terrace è stata demolita da tempo. Il suo spirito è sopravvissuto.

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