Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, il disegno animato oltre la cortina di ferro
Dalla Talpa di Zdeněk Miler ai cortometraggi di Lenica e Borowczyk, fino al Pannónia di Budapest. Come i paesi del blocco orientale costruirono scuole d'animazione 2D di livello mondiale.

Un piccolo animale nero con il naso rosso esce da un cumulo di terra e si guarda intorno con curiosità. Non parla, al massimo emette qualche esclamazione infantile. Vuole un paio di pantaloni con le tasche e deve imparare come si ricavano da una pianta di lino. Era il 1957 e Krtek, la talpa di Zdeněk Miler, faceva il suo debutto a Praga. Divenne uno dei personaggi animati più amati dell'Europa centrale, e la prova che un cartone senza parole poteva varcare qualsiasi confine.
Nel secondo dopoguerra i paesi del blocco sovietico investirono molto nell'animazione. Gli studi erano statali, la produzione era sovvenzionata, e la censura colpiva più facilmente i film dal vero che i cartoni. Ne uscirono scuole diverse fra loro, accomunate da una forte identità grafica.
Cecoslovacchia
A Praga lo studio Bratři v triku, fondato nel 1945, fu il centro del disegno animato. Accanto a lui lavoravano gli studi di pupazzi di Jiří Trnka, la cui fama internazionale ha talvolta oscurato il cartone disegnato ceco.
Miler realizzò decine di episodi della Talpa nel corso di molti anni. Il disegno era morbido, i colori luminosi, le storie semplici ed ecologiche prima che il termine fosse di moda. Jiří Brdečka, sceneggiatore e regista, firmò cortometraggi ironici e colti, e collaborò ai film di Karel Zeman, che mescolavano disegno, incisioni ottocentesche e riprese dal vero.
Dalla fine degli anni Cinquanta lo studio produsse anche per gli Stati Uniti. L'americano Gene Deitch, trasferito a Praga, vi realizzò fra le altre cose una serie di Tom e Jerry e il cortometraggio Munro, che vinse l'Oscar nel 1961.
Polonia
In Polonia il disegno animato si intrecciò con la straordinaria scuola del manifesto. Jan Lenica e Walerian Borowczyk, entrambi grafici, realizzarono insieme alla fine degli anni Cinquanta cortometraggi come Był sobie raz e Dom, che mescolavano collage, ritagli, fotografie e disegno. Erano film astratti e inquietanti, più vicini all'arte contemporanea che al cartone per bambini. Entrambi proseguirono le carriere in Francia.
Accanto all'animazione d'autore, la Polonia sviluppò una produzione popolare. Lo studio di Bielsko-Biała creò Bolek e Lolek, due fratelli avventurosi protagonisti di una lunga serie dal 1963, esportata in decine di paesi, e Reksio, un cagnolino di campagna. A Łódź, lo studio Se-ma-for si dedicò soprattutto al pupazzo, ma produsse anche film disegnati.
Rybczyński e oltre
Nel 1983 il polacco Zbigniew Rybczyński vinse l'Oscar per Tango, un cortometraggio che combinava riprese dal vero e composizione ottica in una stanza dove decine di personaggi si muovono in cicli sovrapposti. Non è disegno animato in senso stretto, ma dimostra la vocazione sperimentale di quella scuola.
Ungheria
A Budapest lo studio statale Pannónia Film, attivo dal 1957 circa, fu fra i più produttivi del blocco. La sua serie più famosa fu Gusztáv, ideata da Attila Dargay, József Nepp e Marcell Jankovics, con un piccolo uomo comune alle prese con le frustrazioni quotidiane, molto simile negli intenti ai personaggi di Zagabria.
Dargay diresse anche lungometraggi popolari come Vuk, del 1981, storia di una volpe. Jankovics realizzò János vitéz, nel 1973, primo lungometraggio animato ungherese, e Fehérlófia, del 1981, un film psichedelico ispirato ai miti delle steppe, oggi considerato un capolavoro. Sempre nel 1981 Ferenc Rófusz vinse l'Oscar con A légy, La mosca, un cortometraggio in soggettiva disegnato a matita con un realismo impressionante.
Dopo il 1989
La caduta dei regimi comunisti tolse agli studi i finanziamenti pubblici. Molti chiusero o si trasformarono in fornitori di servizi per produzioni occidentali. Gli archivi rimasero, a volte in condizioni precarie, e solo in parte sono stati restaurati.
Negli ultimi decenni i giovani animatori dell'Europa centrale hanno ritrovato spazio grazie alle coproduzioni europee e ai festival. Molti di loro guardano esplicitamente a quella tradizione grafica, fatta di manifesti, ironia e personaggi muti. La talpa di Miler, intanto, ha continuato a uscire dalla sua montagnola davanti a nuove generazioni di bambini.


