Buñuel nel labirinto delle tartarughe, il surrealista va a girare tra i poveri

Salvador Simó esordisce nel lungometraggio adattando il fumetto di Fermín Solís sulle riprese di Las Hurdes. Un film d'animazione tradizionale che dialoga con le immagini vere girate da Buñuel nel 1932.

Grupo de jurdanos ante la cámara fotográfica, de Venancio Gombau
Immagine: Venancio Gombau (1861-1929) · Public domain · Wikimedia Commons

Il film più crudo di Luis Buñuel fu pagato con un biglietto della lotteria. Alla fine del 1930, dopo lo scandalo dell'Âge d'or, il regista aragonese era a Parigi senza lavoro e senza produttori disposti a rischiare con lui. L'amico Ramón Acín, scultore e insegnante anarchico di Huesca, gli promise per scherzo che se avesse vinto alla lotteria gli avrebbe finanziato un film. Vinse. Con quei soldi Buñuel partì per Las Hurdes, la regione più povera dell'Estremadura, e ne tornò con un documentario che ancora oggi mette a disagio.

Buñuel en el laberinto de las tortugas racconta quella spedizione. È l'esordio nel lungometraggio di Salvador Simó, che lo ha scritto con Eligio R. Montero partendo dal romanzo a fumetti di Fermín Solís pubblicato da Astiberri nel 2008. Coprodotto fra Spagna e Paesi Bassi, con lo studio olandese Submarine fra i partner, il film ha avuto la sua prima mondiale il 20 ottobre all'Animation Is Film Festival di Los Angeles.

Due amici in un'auto

La struttura è semplice e funziona. Buñuel e Acín partono con una piccola troupe, un'automobile e una cinepresa; lo studio etnografico di Maurice Legendre su Las Hurdes è la loro guida. Arrivati nei villaggi, scoprono una miseria che supera le descrizioni: bambini denutriti, case di pietra senza finestre, famiglie che sopravvivono ospitando orfani in cambio di un sussidio. Buñuel guarda e annota, poi comincia a mettere in scena. Pretende un gallo decapitato, una capra che precipita da un dirupo, un asino ucciso dalle api. Acín protesta, la troupe si divide, e il film diventa la storia di un'amicizia messa alla prova dal cinema.

È il cuore più riuscito del lavoro. Simó e Montero non assolvono Buñuel e non lo processano. Mostrano un artista convinto che la verità di quei luoghi si possa raccontare solo forzandola, e un amico che paga di tasca propria e si chiede fino a dove sia lecito arrivare. Jorge Usón dà a Buñuel una voce aspra e ironica, mentre Acín diventa il personaggio più simpatico del film, l'unico che sappia ridere di sé.

Il disegno e il documentario

Visivamente il film sceglie l'animazione tradizionale con un segno pulito, quasi da linea chiara, e una palette di ocra, grigi e verdi spenti che restituisce la luce dura della Spagna di inizio anni Trenta. La direzione artistica è di José Luis Ágreda. Non è uno stile che cerca l'effetto, e in qualche sequenza di raccordo i personaggi appaiono un po' rigidi, ma la sobrietà serve allo scopo.

La scelta più interessante è un'altra. Simó inserisce nel montaggio frammenti del vero Las Hurdes. Tierra sin pan, in bianco e nero, accostati alle scene disegnate che ne ricostruiscono la lavorazione. Il passaggio dall'uno all'altro registro produce un effetto strano e potente: il disegno, che di solito addolcisce, qui fa da cornice a immagini reali molto più dure. Lo spettatore vede insieme la messa in scena e il suo risultato, e capisce quanto quel documentario fosse già un oggetto ambiguo.

Gli incubi del regista

Meno convincenti sono le sequenze oniriche. Il film interrompe il racconto con i sogni di Buñuel, popolati dal padre severo, dall'educazione religiosa, da animali e visioni che richiamano il suo immaginario surrealista. Sono ben disegnate, ma spiegano troppo, e riducono a un trauma infantile un autore che aveva costruito la propria opera proprio contro le spiegazioni.

Restano un ritratto onesto di un artista giovane e scomodo, una pagina di storia spagnola poco conosciuta fuori dai confini e un finale che, con poche righe sullo schermo, ricorda il destino tragico di Acín durante la guerra civile. Le musiche di Arturo Cardelús accompagnano senza invadere. Un esordio solido, che merita di trovare presto una distribuzione anche fuori dalla Spagna.

bunuel nel labirinto delle tartarughesalvador simofermin solisluis bunuelanimazione spagnola

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta