Venezia 2017, Gatta Cenerentola porta l'animazione napoletana in Orizzonti

Il film di Rak, Cappiello, Guarnieri e Sansone è l'unico lungometraggio animato nelle sezioni principali della 74ª Mostra. Una Napoli futura e decadente e due premi collaterali.

74th Venice Film Festival
Immagine: Rafael Mosca · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Una grande nave ferma nel porto di Napoli, piena di ologrammi che ripetono i ricordi di chi l'ha abitata. È dentro questo relitto tecnologico che si muove Gatta Cenerentola, il film d'animazione di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone presentato il 6 settembre nella sezione Orizzonti della 74ª Mostra internazionale d'arte cinematografica. Tra i film delle sezioni principali, era l'unico lungometraggio animato. La Mostra si è chiusa sabato 9 settembre con il Leone d'oro a La forma dell'acqua di Guillermo del Toro.

La fiaba di Basile in una Napoli futura

La storia viene da lontano. La gatta Cenerentola è una delle fiabe del Cunto de li cunti di Giambattista Basile, che nel Seicento la scrisse in napoletano prima che Perrault e i Grimm rendessero celebre la loro versione. Roberto De Simone l'aveva già trasformata negli anni Settanta in un'opera musicale rimasta nella memoria del teatro italiano. Lo studio Mad Entertainment la riporta in una Napoli del futuro, decadente e sommersa dal degrado.

Mia è una ragazza muta, figlia di Vittorio Basile, scienziato e armatore ucciso il giorno delle sue nozze. Cresce sulla nave di famiglia, la Megaride, sotto il controllo della matrigna Angelica e di Salvatore Lo Giusto, boss della camorra che vuole mettere le mani sull'eredità. Ad aiutarla c'è Primo Gemito, l'ex guardia del corpo del padre. Le voci sono di Massimiliano Gallo, Maria Pia Calzone, Alessandro Gassmann, Mariano Rigillo e Renato Carpentieri, attori che danno al film una densità teatrale, quasi da sceneggiata.

Un'animazione costruita sulla luce

Chi aveva visto L'arte della felicità, il precedente film di Rak, ritrova lo stesso approccio: personaggi animati con una stilizzazione vicina al fumetto, ambienti costruiti in computer grafica e trattati come scenografie dipinte, una cura particolare per la luce. Qui la nave diventa un labirinto di corridoi, saloni e stive dove i fantasmi digitali del passato si sovrappongono ai personaggi vivi. Il risultato non ha nulla della fiaba per bambini. È un noir, con canzoni, violenza e un'ironia molto partenopea.

Alcuni limiti ci sono. L'animazione dei personaggi a volte è rigida, e il racconto, che intreccia molti fili, perde ritmo nella parte centrale. Ma il film ha un'identità visiva che pochissimi lungometraggi italiani possono vantare, e una colonna sonora che ne è parte integrante.

I premi collaterali e l'uscita in sala

Orizzonti, presieduta quest'anno da Gianni Amelio, non ha premiato Gatta Cenerentola, ma il film è uscito dal Lido con alcuni riconoscimenti collaterali. Ha ricevuto una menzione speciale del Future Film Festival Digital Award, il premio che il festival bolognese assegna a Venezia ai film più innovativi sul piano visivo, e un premio speciale tra i Pasinetti del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici.

Il film esce nelle sale italiane giovedì 14 settembre con Videa. Sarà interessante vedere come risponderà il pubblico a un film d'animazione italiano per adulti, un oggetto ancora raro nelle nostre sale. Per noi il fatto stesso che sia arrivato a Venezia, in una sezione competitiva, è già un risultato. Un film disegnato a Napoli è stato trattato come cinema e basta, senza essere relegato alla categoria dei cartoni animati.

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