Oscar 2023, nessun film disegnato tra i lungometraggi, ma i corti parlano quasi solo 2D
Alla 95ª edizione vince il Pinocchio in stop-motion di Guillermo del Toro. Tra i corti il disegno occupa quattro posti su cinque e si prende la statuetta con il film tratto dal libro di Charlie Mackesy.

Zero su cinque da una parte, quattro su cinque dall'altra. La 95ª cerimonia degli Academy Awards, che si è tenuta ieri sera, 12 marzo, al Dolby Theatre di Los Angeles, ha mostrato con una chiarezza quasi didattica dove si trova oggi l'animazione disegnata. Nei lungometraggi non c'è più. Nei cortometraggi è la lingua dominante.
I lungometraggi senza matita
Ha vinto Pinocchio di Guillermo del Toro, diretto da del Toro con Mark Gustafson e prodotto con Alex Bulkley e Gary Ungar per Netflix. È un'opera in stop-motion che sposta la favola di Collodi nell'Italia fascista, e la sua vittoria era ampiamente attesa. Gli altri candidati erano Marcel the Shell with Shoes On di Dean Fleischer Camp, che mescola stop-motion e riprese dal vero, Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio di Joel Crawford, Il mostro dei mari di Chris Williams e Red di Domee Shi.
Per chi segue il 2D è una cinquina che lascia l'amaro in bocca, anche se alcuni di questi film devono molto al disegno. Il gatto con gli stivali 2 ha un aspetto pittorico, con sfondi che sembrano dipinti a pennello e scene d'azione animate con un ritmo spezzato, preso in prestito dall'animazione tradizionale. Red guarda apertamente agli anime nelle espressioni dei personaggi. Influenze, appunto. Nessun film interamente disegnato è arrivato in finale, e la stagione europea e giapponese non è riuscita a imporsi.
I corti, dove il disegno vince
Il quadro si capovolge nella categoria del miglior cortometraggio d'animazione. Ha vinto The Boy, the Mole, the Fox and the Horse, tratto dal libro illustrato di Charlie Mackesy, diretto da Mackesy con Peter Baynton e prodotto con Matthew Freud. Il corto conserva il segno a inchiostro e acquerello delle tavole originali: linee spezzate, macchie di colore che lasciano respirare la carta, paesaggi appena suggeriti. Un bambino, una talpa, una volpe e un cavallo attraversano una campagna innevata parlando di gentilezza e di paura. È un film morbido, forse troppo per alcuni, ma il lavoro di animazione sul tratto di Mackesy è finissimo.
Gli altri tre corti disegnati in gara sono molto diversi tra loro. The Flying Sailor della coppia canadese Amanda Forbis e Wendy Tilby, già candidate in passato, parte dall'esplosione del porto di Halifax del 1917 e segue un marinaio scagliato in aria dallo scoppio: durante il volo gli scorre davanti tutta la vita, con un segno pittorico e un umorismo sottile.
Ice Merchants del portoghese João Gonzalez, prodotto da Bruno Caetano, racconta un padre e un figlio che vivono in una casa appesa a una parete di roccia e ogni giorno si lanciano con il paracadute per vendere ghiaccio al villaggio. Il disegno è geometrico, i colori ridotti, e il film non ha dialoghi. È forse il corto più compiuto della cinquina, e ha portato l'animazione portoghese su un palco dove raramente si era vista.
My Year of Dicks di Sara Gunnarsdóttir, scritto da Pamela Ribon, segue l'adolescenza di una ragazza nella Houston degli anni Novanta, alla ricerca della prima volta. Ogni capitolo cambia stile grafico, dal tratto infantile a quello che ricorda le serie animate dell'epoca. È il titolo più irriverente in gara, e anche il più libero nella forma.
L'unico corto non disegnato era An Ostrich Told Me the World Is Fake and I Think I Believe It dell'australiano Lachlan Pendragon, in stop-motion, realizzato durante gli studi.
Una frattura da leggere
Questa edizione rende evidente una tendenza che si vedeva da tempo. Il lungometraggio disegnato fatica ad arrivare in cinquina quando mancano i grandi nomi giapponesi o gli studi europei più noti, e il pubblico dei votanti continua a premiare produzioni con grandi campagne alle spalle. Nel corto, invece, il 2D resta lo strumento naturale degli autori: costa meno, permette a una persona sola o a un piccolo gruppo di controllare tutto, lascia spazio a stili personali.
Quattro corti su cinque, vincitore compreso, raccontano un'animazione disegnata viva. Il problema riguarda il passaggio al formato lungo, ed è lì che si gioca il futuro del 2D nel circuito dei premi.


