Ub Iwerks, la mano veloce dietro il primo Topolino e il genio tecnico di Disney
Disegnò Topolino quasi da solo, fondò uno studio suo, poi tornò a Burbank per inventare macchine. Ritratto di un animatore che era anche un ingegnere.

Si racconta che Ub Iwerks riuscisse a produrre centinaia di disegni al giorno. Il numero esatto varia a seconda di chi lo riporta, quindi conviene lasciarlo da parte. Resta il fatto, documentato dai credit e dai ricordi dei colleghi, che Plane Crazy, il primo cortometraggio di Topolino realizzato nel 1928, fu animato in gran parte da lui, in un tempo brevissimo e quasi in segreto, mentre il resto dello studio finiva gli ultimi episodi di Oswald per un distributore che stava per portarseli via.
Due ragazzi a Kansas City
Ubbe Ert Iwerks nacque a Kansas City il 24 marzo 1901, figlio di un immigrato olandese. Nel 1919 conobbe Walt Disney in uno studio di grafica pubblicitaria, il Pesmen-Rubin. I due erano coetanei e complementari: Disney aveva idee e ambizione, Iwerks una velocità di esecuzione e una precisione tecnica fuori dal comune. Lavorarono insieme a Kansas City e poi a Hollywood, sulle Alice Comedies e su Oswald.
Quando Disney perse Oswald, il disegno del nuovo personaggio toccò a Iwerks. Il Topolino delle origini è fatto di cerchi: testa, orecchie, corpo, tutto costruito per essere ridisegnato in fretta e senza errori da qualunque animatore. È una scelta di design dettata dalla produzione, e dice molto della mentalità di chi la fece.
La parentesi indipendente
Nel 1930 Iwerks lasciò Disney. Pat Powers, l'uomo d'affari che forniva il sistema sonoro Cinephone, gli offrì di finanziare uno studio con il suo nome. Nacquero così Flip the Frog, poi Willie Whopper e la serie ComiColor, cortometraggi a colori ispirati alle fiabe. Erano film ben animati, a tratti inventivi, ma non trovarono mai un personaggio capace di competere con Topolino o con le produzioni Fleischer.
In quegli anni Iwerks costruì anche una sua versione della ripresa multipiano, assemblata in parte con pezzi meccanici di recupero. Lo studio chiuse a metà degli anni Trenta e Iwerks lavorò per qualche tempo come regista a contratto, anche per la Warner e per la Columbia.
Il ritorno a Burbank
Nel 1940 tornò da Disney, ma non al tavolo da animatore. Si dedicò agli effetti speciali e ai processi tecnici, un campo in cui lasciò un segno forse più profondo di quello lasciato con la matita. Lavorò alla combinazione di attori e animazione in film come I racconti dello zio Tom e Mary Poppins, e sviluppò il processo a vapori di sodio per il mascherino, più pulito degli schermi blu dell'epoca.
Il contributo che più interessa la storia del disegno animato è l'adattamento della xerografia. Il sistema permetteva di trasferire direttamente su acetato le linee tracciate dagli animatori, eliminando il passaggio dell'inchiostrazione a mano. La carica dei cento e uno, del 1961, fu il primo lungometraggio Disney a usarlo in modo esteso: centinaia di cuccioli maculati sarebbero stati quasi impossibili da inchiostrare uno per uno.
La conseguenza estetica fu notevole. Il tratto dell'animatore arrivava sullo schermo con i suoi segni di costruzione e la sua grafia, senza la levigatura dell'inchiostratrice. Lo stile spigoloso dei film Disney degli anni Sessanta e Settanta, da La spada nella roccia agli Aristogatti, nasce anche da questa macchina.
Un'eredità divisa in due
Iwerks ricevette riconoscimenti tecnici dall'Academy e lavorò anche fuori dallo studio, per esempio agli effetti degli Uccelli di Alfred Hitchcock. Morì a Burbank il 7 luglio 1971.
Per decenni il suo nome è rimasto in ombra rispetto a quello di Disney, al punto che molti spettatori lo hanno scoperto solo grazie al documentario realizzato dalla nipote Leslie Iwerks alla fine degli anni Novanta. Visto oggi, il suo percorso racconta una cosa semplice: nell'animazione 2D la frontiera tra arte e tecnica è sottilissima. Lo stesso uomo che aveva dato forma al topo più famoso del mondo passò la seconda metà della carriera a cambiare il modo in cui quel topo, e i suoi successori, arrivavano sulla pellicola.


