Norman McLaren, lo scozzese che disegnava suoni e immagini sulla pellicola
Fondatore del reparto animazione del National Film Board of Canada, Norman McLaren trasformò la pellicola stessa in un supporto per disegnare, graffiare, comporre.

Prendete una striscia di pellicola trasparente, una penna, dell'inchiostro. Disegnate un punto su ogni fotogramma, spostandolo un poco ogni volta. Poi disegnate anche nella colonna laterale, quella che il proiettore legge come suono. Il risultato, proiettato, è un film in cui immagini e musica nascono dallo stesso gesto. Norman McLaren ha passato la vita a fare questo genere di esperimenti, e li ha trasformati in un'opera tra le più influenti della storia dell'animazione.
Dalla Scozia al Canada
Norman McLaren nacque a Stirling, in Scozia, l'11 aprile 1914. Studiò alla Glasgow School of Art, dove cominciò a sperimentare grattando e dipingendo direttamente su vecchie pellicole. Uno dei suoi film studenteschi attirò l'attenzione di John Grierson, il padre del documentario britannico, che lo chiamò alla GPO Film Unit di Londra.
Nel 1939 McLaren si trasferì a New York. Due anni dopo Grierson, diventato responsabile del National Film Board of Canada, lo invitò a Ottawa per creare un reparto di animazione. McLaren accettò e rimase al NFB per il resto della carriera. Il reparto che fondò sarebbe diventato uno dei centri mondiali dell'animazione d'autore.
Il cinema senza macchina da presa
La tecnica più legata al suo nome è l'animazione diretta, cioè il disegno o la graffiatura eseguiti direttamente sulla pellicola, senza ripresa. Dots e Loops, entrambi dei primi anni Quaranta, usano forme astratte che danzano su suoni anch'essi disegnati a mano sulla colonna ottica.
Begone Dull Care, del 1949, realizzato con Evelyn Lambart sulla musica del trio di Oscar Peterson, è forse il risultato più alto di questo metodo. Linee, macchie di colore, texture graffiate seguono il ritmo del jazz in un flusso continuo. A tratti McLaren e Lambart lavoravano sulla pellicola come su un lungo nastro, senza preoccuparsi dei confini dei singoli fotogrammi.
Molti anni dopo, Synchromy, del 1971, portò all'estremo l'idea del suono disegnato. McLaren compose la colonna sonora disponendo forme rettangolari sulla traccia ottica, e le stesse forme, colorate, apparivano sullo schermo. Lo spettatore vede letteralmente ciò che ascolta.
Molte tecniche, un solo metodo
McLaren non si limitò al disegno sulla pellicola. Con Neighbours, del 1952, premiato con l'Oscar, applicò il passo uno a due attori in carne e ossa, una tecnica che chiamò pixilation. Pas de deux, del 1968, lavora sulla ripetizione ottica della figura di due ballerini. Ma in tutti questi film c'è la stessa attitudine: considerare il fotogramma come un'unità da progettare, e il movimento come qualcosa che si costruisce tra un fotogramma e l'altro.
È nota la sua definizione secondo cui l'animazione è l'arte dei movimenti disegnati più che dei disegni che si muovono. La formula viene citata in molte versioni, ma l'idea è chiara: ciò che conta è quello che accade tra un'immagine e la successiva.
Un maestro generoso
Al NFB McLaren svolse anche un ruolo da mentore. Accolse e incoraggiò giovani autori, sostenne un'idea di animazione artigianale e personale, realizzò film didattici sulle sue tecniche. Fu anche impegnato in progetti dell'UNESCO in Cina e in India, dove insegnò a realizzare film educativi con mezzi semplici.
Morì a Montréal il 27 gennaio 1987. Gran parte dei suoi film è oggi facilmente accessibile grazie agli archivi del NFB.
Perché McLaren riguarda il 2D
Si potrebbe pensare a McLaren come a un autore di cinema sperimentale, lontano dall'animazione disegnata di tradizione. In realtà la sua opera è una riflessione radicale sul disegno animato, ridotto ai suoi elementi minimi: un segno, la sua posizione, il tempo che passa. Molti autori indipendenti successivi, da Caroline Leaf a numerosi animatori digitali contemporanei, hanno lavorato dentro questa idea. E chiunque oggi disegni un movimento fotogramma per fotogramma, anche su una tavoletta, compie in fondo lo stesso gesto di quel ragazzo scozzese con la penna e la pellicola.


