Toon Boom Harmony, il software che ha messo d'accordo gli studi di animazione seriale

Dal disegno frame by frame ai rig cut-out, Harmony è diventato lo standard di molte produzioni televisive. Ecco come funziona e perché gli studi lo scelgono.

Illustrazione per l’articolo: Toon Boom Harmony, il software che ha messo d'accordo gli studi di animazione seriale
Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Chi entra per la prima volta in uno studio che produce serie animate per la televisione ha buone probabilità di trovarsi davanti a un'interfaccia grigia piena di pannelli, timeline e un riquadro che somiglia più a uno schema elettrico che a un foglio da disegno. È Toon Boom Harmony, il programma sviluppato dalla canadese Toon Boom Animation di Montréal, e da anni è il punto di riferimento per buona parte dell'animazione 2D industriale.

Un programma pensato per la catena di montaggio

Harmony nasce con un'idea precisa: far lavorare insieme molte persone sullo stesso progetto senza che i file si perdano per strada. Lo si capisce subito dalla sua architettura. Ogni scena è un insieme di livelli, disegni e trasformazioni collegati in una vista a nodi, la cosiddetta Node View. Lì si decide come gli elementi si combinano, quali effetti ricevono, in che ordine vengono composti. Per chi viene dal disegno puro è lo scoglio più alto. Per chi deve consegnare cinquanta episodi è una benedizione, perché ogni passaggio resta leggibile e modificabile.

Accanto alla vista a nodi c'è la timeline e c'è l'Xsheet, il foglio di esposizione digitale che riprende la logica del vecchio foglio cartaceo usato dagli animatori. Chi ha studiato con matita e carta lo riconosce al volo: colonne per i livelli, righe per i fotogrammi, numeri di disegno che si ripetono per tenere una posa su due o tre frame.

Disegno tradizionale e cut-out nello stesso ambiente

La forza di Harmony sta nel coprire due modi di animare molto diversi. Il primo è quello classico, disegno dopo disegno, con strumenti vettoriali e bitmap, carta virtuale, onion skin e una gestione delle linee che permette di separare il tratto dal colore. Il secondo è il cut-out digitale, in cui il personaggio viene scomposto in parti (testa, busto, braccia, mani) organizzate in una gerarchia e mosse con pivot, pegs e deformatori.

Proprio i deformatori hanno cambiato il lavoro di molti rigger. Permettono di piegare un braccio o curvare un busto senza dover ridisegnare la parte, mantenendo la linea pulita. Un rig ben costruito diventa un asset riusabile per un'intera stagione, con librerie di bocche, mani e occhi richiamabili in pochi clic. È questo il motivo per cui tante serie prescolari e comiche, con budget e tempi stretti, si appoggiano a questo metodo.

Il confine tra le due tecniche è meno netto di quanto si pensi. In molte produzioni il corpo di un personaggio è riggato, mentre certe azioni più espressive (un salto, una caduta, uno scatto d'ira) vengono ridisegnate a mano dentro la stessa scena.

Perché gli studi lo preferiscono

Le ragioni sono soprattutto organizzative. Harmony esiste in diverse edizioni, dalla più semplice pensata per i singoli fino a quella che lavora con un database centrale. In quest'ultima configurazione le scene risiedono su un server, gli artisti le prendono in carico e le restituiscono, e la produzione sa sempre chi sta lavorando su cosa. Per un line producer che deve seguire centinaia di inquadrature contemporaneamente fa una differenza enorme.

Conta anche l'ecosistema. Toon Boom produce Storyboard Pro, che dialoga con Harmony, e gran parte dei corsi professionali e delle scuole di settore lo insegna. Uno studio che assume trova facilmente animatori già formati, e un animatore che lo conosce si muove più facilmente da una produzione all'altra.

Esistono poi gli script. Harmony si può estendere con linguaggi di scripting, e molti studi scrivono strumenti interni per automatizzare operazioni ripetitive come l'importazione dei layout, il rendering in batch o il controllo dei nomi.

I limiti, detti chiaramente

Non è un software amichevole. La curva di apprendimento è ripida, l'interfaccia richiede tempo per essere domata e alcune logiche (le pegs, la differenza tra disegno e trasformazione, la gestione delle palette) mettono in difficoltà chi arriva da programmi di pittura. Inoltre è un prodotto commerciale in abbonamento, e per uno studente o un autore indipendente il costo può pesare.

Molti autori di cortometraggi d'autore preferiscono strumenti più vicini alla sensazione della carta, come TVPaint, e lasciano Harmony a chi lavora su volumi industriali. È una scelta legittima. Chi però punta a lavorare nelle serie televisive, in Europa come in Nord America, farà bene a imparare almeno le basi: è la lingua comune di moltissimi studi.

toon boom harmonysoftwarecut-outproduzione seriale

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta