Toei Animation, la fabbrica che voleva diventare la Disney d'Oriente
Dal primo lungometraggio a colori del 1958 a Goldrake, da Dragon Ball a One Piece, la storia dello studio più longevo dell'animazione giapponese, palestra di intere generazioni di autori.

Nel 1956 la casa cinematografica Toei acquistò un piccolo studio di animazione, Nichidō Eiga, e lo trasformò in una divisione dedicata. Il nome scelto fu Toei Dōga, e l'obiettivo dichiarato era fare per il Giappone quello che Walt Disney aveva fatto per gli Stati Uniti. Grandi lungometraggi a colori, un'uscita all'anno, un mercato anche internazionale. Lo studio venne costruito a Ōizumi, nel quartiere di Nerima a Tokyo, con un'organizzazione modellata sulle grandi produzioni americane.
L'epoca dei lungometraggi
Il primo frutto fu Hakujaden (La leggenda del serpente bianco, 1958), considerato il primo lungometraggio animato giapponese a colori. Seguirono titoli come Shōnen Sarutobi Sasuke (1959) e Saiyūki (1960), a cui collaborò Osamu Tezuka. Gli animatori venivano assunti in gran numero e formati internamente. Figure come Yasuji Mori e Akira Daikubara stabilirono uno stile morbido e arrotondato che segnò una generazione.
Negli anni Sessanta entrarono alla Toei giovani destinati a diventare celebri, tra cui Isao Takahata, Hayao Miyazaki e Yōichi Kotabe. La loro esperienza fu segnata anche dal sindacato interno, molto attivo nelle vertenze su contratti e condizioni di lavoro. La grande avventura del piccolo principe Valiant (1968), diretto da Takahata, fu in parte il frutto di quella stagione collettiva. Il gatto con gli stivali (1969) diede allo studio la sua mascotte, il gatto Pero.
La conversione alla televisione
Il successo di Astro Boy nel 1963 cambiò il mercato. La Toei, che fino ad allora aveva puntato sul cinema, cominciò a produrre serie televisive. Tra le prime ci furono Ōkami shōnen Ken (1963) e Mahōtsukai Sally (1966), considerata il capostipite del genere delle maghette.
Gli anni Settanta portarono i robot giganti, spesso tratti dalle opere di Gō Nagai. Mazinger Z (1972) e UFO Robot Grendizer (1975), il nostro Goldrake, furono prodotti dalla Toei, come Getter Robot. Nello stesso decennio lo studio realizzò Candy Candy (1976) e una lunga serie di adattamenti di manga sportivi e d'avventura. Per molti spettatori italiani cresciuti tra fine anni Settanta e anni Ottanta, il logo Toei era una presenza familiare.
I grandi franchise
Dal 1986 la Toei produsse due serie destinate a diventare fenomeni globali, Dragon Ball e I Cavalieri dello zodiaco. Negli anni Novanta arrivò Sailor Moon (1992), che rilanciò il genere delle ragazze magiche con una squadra di eroine. Nel 1998 la società adottò il nome attuale, Toei Animation, e l'anno dopo cominciò One Piece, ancora in produzione con oltre mille episodi. Nel 2004 debuttò la serie Pretty Cure.
Questo modello industriale ha caratteristiche precise.
- Serie lunghissime, spesso legate a manga di successo pubblicati settimanalmente.
- Un forte legame con giocattoli e licenze, che sostengono i costi.
- Una produzione su larga scala, con parte del lavoro affidato a studi esterni, anche fuori dal Giappone.
Una scuola più che uno stile
A differenza di Ghibli o Kyoto Animation, la Toei non ha un'estetica unica e riconoscibile. Ogni serie segue il disegno del manga d'origine o del character designer di turno. Il suo ruolo storico è stato quello di grande scuola. Hosoda ha cominciato lì, così come innumerevoli animatori, registi e direttori dell'animazione.
Settant'anni dopo la fondazione, la Toei resta il più longevo studio di animazione giapponese ancora in attività. La sua storia riassume quella dell'intera industria: l'ambizione artistica degli inizi, la svolta televisiva, la scoperta del mercato mondiale e dei franchise.


