Mamoru Oshii, il regista della lentezza tra città allagate e basset hound

Da Lamù a Ghost in the Shell, Oshii ha portato nell'anime lunghe pause contemplative, dialoghi filosofici e un'idea di città come labirinto. Ritratto di un autore che ha sempre preferito le domande alle risposte.

Mamoru Oshii promotes NEC Sky Crawlers
Immagine: Masaru Kamikura from Japan · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Nei film di Mamoru Oshii a un certo punto la trama si ferma. La macchina da presa scivola lungo canali, insegne, passanti, uccelli in volo, palazzi riflessi nell'acqua. Per due o tre minuti non succede niente, e intanto la musica cresce. Queste sequenze, che altri registi taglierebbero, sono il suo marchio. Raccontano un mondo che esiste indipendentemente dai personaggi e dal racconto.

Dalla televisione al primo film d'autore

Oshii nasce a Tokyo nel 1951. Dopo l'università entra alla Tatsunoko e poi passa allo Studio Pierrot, dove nel 1981 diventa regista capo della serie televisiva di Urusei Yatsura, tratta dal manga di Rumiko Takahashi e nota in Italia come Lamù. Una commedia scolastica e sentimentale, in apparenza lontana da ogni ambizione autoriale.

Proprio lì Oshii trova il suo spazio. Il secondo film della serie, Beautiful Dreamer (1984), prende i personaggi di Takahashi e li chiude in un giorno che si ripete all'infinito, la vigilia di una festa scolastica che non arriva mai. Il risultato è una riflessione sul sogno e sulla realtà che l'autrice del manga non apprezzò, ma che rivelò un regista con idee molto precise.

L'anno dopo esce Angel's Egg (1985), realizzato con l'illustratore Yoshitaka Amano. Quasi senza dialoghi, una bambina custodisce un uovo in una città buia e sommersa, mentre un ragazzo armato la segue. È il film più ermetico di Oshii, pieno di simboli biblici, e fu un insuccesso commerciale che gli rese difficile lavorare per qualche anno.

Patlabor e il realismo urbano

Il ritorno passa per il collettivo Headgear, con il quale nasce Patlabor. In un futuro prossimo la polizia di Tokyo usa robot da lavoro pilotati per gestire incidenti e crimini. Oshii dirige il primo film nel 1989 e il secondo nel 1993. Soprattutto Patlabor 2 è un thriller politico sulla possibilità di un colpo di stato in Giappone, girato con un realismo quasi documentario. I robot compaiono pochissimo. Contano la neve su Tokyo, i carri armati sui ponti, i dialoghi sulla pace apparente del dopoguerra.

Ghost in the Shell e oltre

Con Production I.G, lo studio a cui resterà legato, Oshii dirige Ghost in the Shell (1995), dal manga di Masamune Shirow. Il maggiore Motoko Kusanagi, cyborg quasi completamente artificiale, insegue un hacker che si rivela un'intelligenza nata dalla rete. Il film diventa un riferimento mondiale del cyberpunk e porta l'animazione giapponese nei circuiti dell'home video occidentale.

Il seguito Innocence (2004) partecipa in concorso al Festival di Cannes, un fatto raro per un film d'animazione. The Sky Crawlers (2008) racconta piloti adolescenti che non invecchiano e combattono una guerra spettacolo. Nel frattempo Oshii gira anche film dal vero, come Avalon (2001), girato in Polonia.

Le costanti

Chi guarda più film di Oshii riconosce presto alcuni elementi.

  • I basset hound, il cane del regista, che appaiono in moltissimi film.
  • Le città d'acqua, piene di canali e piogge, specchi di un'identità instabile.
  • I monologhi densi di citazioni, dalla Bibbia ai filosofi occidentali.
  • I corpi artificiali, cyborg e bambole, usati per chiedersi che cosa resti dell'umano.

Oshii non ha mai inseguito il grande pubblico, e alcuni suoi film sono faticosi anche per i fan. Il suo peso però è evidente. Ha dimostrato che un regista di anime poteva dirigere opere personali dentro prodotti commerciali, e ha insegnato a una generazione di animatori e scenografi a dare alle città disegnate la stessa importanza dei personaggi.

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