Oscar 2022, Flee fa la storia con tre candidature, ma l'animazione premia Encanto

Alla 94ª edizione il documentario animato di Jonas Poher Rasmussen torna a casa senza premi. Tra i corti vince The Windshield Wiper, mentre il disegno a mano di Joanna Quinn resta in cinquina.

Joanna Quinn
Immagine: National Science and Media Museum · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

Un film d'animazione candidato contemporaneamente come miglior lungometraggio animato, miglior documentario e miglior film internazionale. Prima di quest'anno non era mai successo. Flee del danese Jonas Poher Rasmussen è arrivato alla 94ª cerimonia degli Academy Awards, ieri sera, 27 marzo, al Dolby Theatre di Los Angeles, con questo primato già in tasca. Non ha vinto in nessuna delle tre categorie, ma il suo percorso resta il fatto più importante della stagione per l'animazione disegnata.

Un documentario che usa il 2D per proteggere

Flee racconta la storia vera di Amin, nome di fantasia di un amico di lunga data del regista, fuggito bambino dall'Afghanistan, passato per la Russia e arrivato da solo in Danimarca. L'animazione 2D ha una funzione precisa: protegge l'identità del protagonista e permette di ricostruire luoghi e ricordi che nessuna macchina da presa ha mai ripreso. Il disegno è sobrio, quasi da graphic novel, e quando la memoria si fa confusa cede a sequenze più astratte, fatte di linee nere e figure appena accennate. Accanto al racconto animato compaiono brevi materiali d'archivio.

Il film aveva vinto il Gran Premio della giuria per il documentario internazionale al Sundance e il Cristal ad Annecy. La candidatura tripla agli Oscar ha portato fuori dalla nicchia il documentario animato, un genere che fino a pochi anni fa sembrava confinato ai festival.

I lungometraggi, Disney sul podio

La statuetta per il miglior film d'animazione è andata a Encanto, diretto da Jared Bush e Byron Howard e prodotto da Yvett Merino e Clark Spencer: un musical Disney in CG ambientato in Colombia. Nella cinquina c'erano anche Luca di Enrico Casarosa, film Pixar ambientato in un paese della Riviera ligure, I Mitchell contro le macchine di Mike Rianda, con i produttori Phil Lord e Christopher Miller, e Raya e l'ultimo drago di Don Hall e Carlos López Estrada.

Il 2D, tra i lungometraggi, è solo Flee. Va però segnalato I Mitchell contro le macchine, che riprende la strada aperta da Spider-Man: Un nuovo universo: sopra i personaggi in computer grafica compaiono scarabocchi, adesivi, disegni a pennarello, come se la protagonista illustrasse il film mentre lo vive. Anche qui il disegno a mano entra nella CG come firma visiva.

Corti, la pittura contro la matita

Il premio per il corto d'animazione è stato consegnato prima della diretta televisiva, insieme ad altre sette categorie, una scelta dell'Academy che ha fatto discutere. Ha vinto The Windshield Wiper dello spagnolo Alberto Mielgo, prodotto con Leo Sanchez: una serie di scene ambientate in luoghi diversi, unite dalla domanda su che cosa sia l'amore. Mielgo, che ha lavorato allo sviluppo visivo di Spider-Man: Un nuovo universo, usa uno stile pittorico che mescola volumi digitali e superfici dipinte, con un'illuminazione molto cinematografica. È un film costruito con l'occhio di un pittore, anche se lontano dal 2D tradizionale.

L'opera più vicina al disegno puro è Affairs of the Art della britannica Joanna Quinn, prodotto con Les Mills. Torna Beryl, il personaggio che Quinn porta avanti da decenni, questa volta ossessionata dal desiderio di diventare artista. È animazione a matita nel senso più letterale, con le linee sporche lasciate in vista e un'energia comica rara. Il russo Anton Dyakov ha portato Boxballet, anche questo in 2D, sull'incontro tra un pugile e una giovane ballerina, raccontato con figure deformate e malinconiche.

Gli altri due candidati erano in stop-motion. Bestia del cileno Hugo Covarrubias, prodotto con Tevo Díaz, ricostruisce la vita di un'agente della polizia segreta di Pinochet con pupazzi dall'aspetto di porcellana. Robin Robin di Dan Ojari e Mikey Please, per Aardman e Netflix, è una favola natalizia con un pettirosso cresciuto tra i topi.

Che cosa resta al disegno

Un lungometraggio 2D su cinque e due corti disegnati su cinque, nessuna vittoria piena. Il bilancio numerico è modesto. Eppure questa edizione ha portato Flee in tre categorie, un risultato che nessun film d'animazione aveva mai ottenuto, e ha mostrato quanto il disegno sappia raccontare anche la realtà. La strada indicata da Rasmussen e da Joanna Quinn è molto diversa, ma entrambe partono dal foglio.

OscarFleeThe Windshield WiperAffairs of the Artdocumentario animato

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