Akira, il film che nel 1988 mostrò all'Occidente un altro modo di fare animazione

Neo-Tokyo, Kaneda e la sua moto rossa, Tetsuo che perde il controllo del proprio corpo. Il film di Katsuhiro Ōtomo è un caso unico di budget, ambizione tecnica e influenza culturale.

FIBD2016OtomoHermann
Immagine: Selbymay · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

La moto rossa di Kaneda frena in derapata e lascia sullo schermo una scia di luci posteriori. È l'immagine più citata di Akira, ripresa da videoclip, fumetti, film e videogiochi. Quei fanali che si allungano nel buio dicono qualcosa di preciso sul film di Katsuhiro Ōtomo. Ogni dettaglio di luce e di movimento è stato disegnato a mano, con una cura che nel 1988 non aveva quasi precedenti nell'animazione giapponese.

Dal manga al film

Ōtomo comincia a pubblicare il manga di Akira nel 1982 sulla rivista Young Magazine dell'editore Kōdansha. La storia, ambientata a Neo-Tokyo nel 2019, decenni dopo una terza guerra mondiale, segue Kaneda, capo di una banda di motociclisti, e il suo amico Tetsuo, che acquista poteri psichici devastanti dopo un incidente.

Quando parte il progetto del film il manga è ancora in corso, e si concluderà solo nel 1990. Ōtomo, che dirige personalmente il film, condensa la storia e inventa un finale diverso da quello del fumetto.

Il comitato e il budget

Per finanziare un'opera così costosa viene creato l'Akira Committee, un consorzio di aziende tra cui Kōdansha, Toho, Bandai, l'agenzia pubblicitaria Hakuhodo e altre società dell'intrattenimento. È uno dei primi esempi celebri di comitato di produzione, il sistema che avrebbe poi dominato l'industria degli anime. L'animazione è affidata a Tokyo Movie Shinsha.

Il budget, molto alto per un film d'animazione giapponese dell'epoca, permette scelte fuori dal comune.

  • Dialoghi registrati prima dell'animazione. I movimenti delle labbra seguono la recitazione degli attori, una pratica comune negli Stati Uniti ma rara in Giappone, dove di solito si doppia dopo.
  • Animazione molto fluida, con molti disegni al secondo nelle scene d'azione.
  • Una tavolozza di colori ampliata, con molte tinte per le scene notturne e per le luci artificiali della città.
  • Fondali dettagliatissimi, con palazzi, insegne e rovine disegnati a uno a uno.

Il corpo che esplode

Il cuore visivo del film è la trasformazione di Tetsuo. Nel finale il ragazzo perde il controllo del proprio corpo, che si gonfia, si moltiplica in masse di carne e cavi, inghiotte tutto ciò che tocca. Queste sequenze, animate con un realismo anatomico spaventoso, sono diventate il riferimento per il cosiddetto body horror nell'animazione.

Il tema è chiaro anche senza conoscere il manga. Un ragazzo emarginato riceve un potere che non sa gestire, e la società che lo ha prodotto, militari, scienziati, politici, non sa fermarlo. Sullo sfondo c'è la memoria di Hiroshima e Nagasaki, con la città distrutta da un'esplosione luminosa all'inizio del film.

La colonna sonora

La musica è affidata al collettivo Geinoh Yamashirogumi, guidato da Shōji Yamashiro. Percussioni, cori, strumenti tradizionali indonesiani e giapponesi creano un suono che non somiglia a nessun'altra colonna sonora d'animazione. Il tema di Kaneda, con i tamburi ritmati, accompagna la corsa in moto all'inizio del film.

L'effetto all'estero

In Giappone Akira fu un successo, ma l'impatto maggiore lo ebbe all'estero. Distribuito nei cinema d'essai e poi in home video negli Stati Uniti e in Europa, dimostrò a un pubblico adulto che l'animazione giapponese poteva essere violenta, politica, spettacolare. Per molti spettatori occidentali fu la prima esperienza di anime per adulti.

Il paradosso è che Akira è difficilmente rappresentativo dell'industria. Pochi film giapponesi hanno avuto quei mezzi e quella fluidità. Proprio per questo è rimasto un punto di riferimento. Ha mostrato cosa diventa l'animazione disegnata a mano quando le si concedono tempo e denaro.

akirakatsuhiro otomotmscyberpunkanimazione tradizionale

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta