Science SARU riporta Ghost in the Shell al disegno, la nuova serie è partita in Giappone

Il 7 luglio è andato in onda il primo episodio di The Ghost in the Shell, nuova serie tratta dal manga di Masamune Shirow. Dirige Mokochan, scrive il romanziere EnJoe Toh.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Dopo la parentesi in computer grafica di SAC_2045, Motoko Kusanagi torna a essere disegnata. Martedì 7 luglio la televisione giapponese ha trasmesso il primo episodio di The Ghost in the Shell, nuova serie animata prodotta da Science SARU, lo studio fondato da Masaaki Yuasa e oggi tra i più vivaci dell'animazione giapponese. Secondo quanto riportato al momento dell'annuncio, la serie occupa la fascia del martedì alle 23 all'interno del blocco di programmazione Ka-Anival!!; per gli altri paesi la distribuzione doveva essere comunicata in un secondo momento.

Una squadra insolita

La regia è affidata a Mokochan, animatore noto per il suo segno dinamico e per le sequenze d'azione che lo hanno reso una piccola leggenda tra gli appassionati di sakuga, il lavoro di animazione di alto livello che i fan giapponesi seguono scena per scena. Per lui è un banco di prova importante, alla guida di uno dei marchi più pesanti della fantascienza animata.

La scelta più sorprendente riguarda la sceneggiatura, firmata da EnJoe Toh, scrittore di fantascienza e narrativa sperimentale vincitore del premio Akutagawa, già autore per l'animazione con Godzilla Singular Point. Il character design e la direzione dell'animazione sono di Shuhei Handa. La colonna sonora porta la firma di Taisei Iwasaki con Ryo Konishi e Yuki Kanesaka, per la produzione musicale di FlyingDog.

Tornare a Shirow

Il punto di partenza è il manga originale di Masamune Shirow, pubblicato tra il 1989 e il 1991, che segue la maggiore Motoko Kusanagi e la Sezione 9 in un futuro in cui corpi cibernetici e reti informatiche hanno reso incerti i confini dell'identità. Negli anni il franchise è stato declinato in modi molto diversi: il film di Mamoru Oshii del 1995, con la sua malinconia filosofica, le serie Stand Alone Complex dirette da Kenji Kamiyama, più politiche e procedurali, il ciclo Arise e infine SAC_2045, interamente in computer grafica.

Una delle curiosità maggiori riguarda il tono. Il fumetto era molto più leggero e ironico dei film e delle serie che ne sono derivati, e i lettori lo sanno bene. Shirow riempiva le tavole di battute, note a margine e personaggi sopra le righe, e quella vivacità sembra fatta apposta per lo stile grafico e mobile dello studio.

Lo stile Science SARU

Science SARU ha costruito la propria reputazione su un'animazione 2D molto libera, con forme elastiche, colori pieni e una regia che non teme di deformare i corpi. Lo si è visto in Devilman Crybaby, in Scott Pilgrim Takes Off e nel successo internazionale di Dandadan. Applicare questo approccio a Ghost in the Shell, un titolo associato a un realismo cupo e a un'estetica tecnologica fredda, è una scommessa rischiosa e per questo interessante.

I primi due episodi erano stati presentati in anteprima mondiale a giugno, prima della messa in onda giapponese, Ora tocca al pubblico televisivo. Gli appassionati più legati all'atmosfera dei film potrebbero diffidare dell'energia dello studio, altri vedranno nel ritorno al disegno la vera notizia. Le prossime settimane diranno quale lettura prevarrà.

Per il pubblico italiano resta da capire su quale piattaforma arriverà la serie. Nel frattempo il debutto conferma una tendenza ormai evidente: i grandi marchi della fantascienza giapponese tornano all'animazione disegnata, considerata oggi un valore più che un limite.

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