Bob Clampett, l'anarchia elastica dei Looney Tunes in tempo di guerra

Corpi che si deformano, gag surreali, ritmo forsennato. Il più sfrenato dei registi Warner, autore di Porky in Wackyland e del debutto di Titti.

Jerry Siegel and Bob Clampett
Immagine: Alan Light · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

In Porky in Wackyland, del 1938, il maialino Porky atterra in un paese dove nulla obbedisce alla logica. Creature con corpi componibili, porte che si aprono sul nulla, un uccello dodo che gioca con le leggi del disegno. Bob Clampett aveva poco più di venticinque anni e mostrava già il suo programma: prendere la libertà del cartone animato e spingerla verso il delirio.

Un ragazzo con le marionette

Robert Emerson Clampett nacque a San Diego l'8 maggio 1913 e crebbe a Hollywood. Da adolescente costruiva pupazzi e disegnava fumetti. Entrò ancora giovanissimo nello studio Harman-Ising, che produceva i primi Looney Tunes per la Warner, e restò alla Warner quando la produzione passò allo studio di Leon Schlesinger.

Fece parte del gruppo di Termite Terrace con Tex Avery e Chuck Jones e diventò regista nella seconda metà degli anni Trenta, all'inizio lavorando con budget minimi e in bianco e nero.

La deformazione come stile

I film di Clampett degli anni Quaranta si riconoscono subito. I personaggi si allungano, si schiacciano, si gonfiano. Una reazione di sorpresa può trasformare un corpo in qualcosa di irriconoscibile per pochi fotogrammi, prima di ritornare alla forma originale. Animatori come Rod Scribner, Bob McKimson e Manny Gould lo seguivano su questa strada, con un disegno nervoso e vivissimo.

Rispetto a Jones, che costruiva la comicità sulla pausa e sullo sguardo, Clampett costruiva sull'energia. I suoi film vanno di corsa, accumulano gag, passano dal grottesco al tenero senza preavviso.

Titti, Bugs e i capolavori del decennio

Nel 1942 A Tale of Two Kitties presentò un piccolo uccellino rosa e senza piume, che sarebbe diventato Titti. Clampett ne fece un personaggio ambiguo, dolcissimo e spietato insieme. Negli stessi anni diresse alcuni cortometraggi di Bugs Bunny tra i più scatenati, come A Corny Concerto, parodia di Fantasia, e The Big Snooze.

Altri titoli sono considerati vertici del cartone Warner. In The Great Piggy Bank Robbery, del 1946, Daffy Duck sogna di essere un detective dei fumetti alla Dick Tracy e affronta una galleria di criminali deformi. In Book Revue, dello stesso anno, le copertine dei libri di una libreria prendono vita in un caos jazzistico. Sono film brevi e densissimi, che ancora oggi sembrano sperimentali.

C'è anche un lato problematico. Coal Black and de Sebben Dwarfs, del 1943, parodia di Biancaneve ambientata in una comunità afroamericana, è un film animato con grande talento e insieme pieno di caricature razziali. È stato a lungo ritirato dalla circolazione televisiva e resta oggetto di discussione critica. Non lo si può raccontare senza dire entrambe le cose.

Dopo la Warner, i pupazzi

Clampett lasciò la Warner nel 1946. Tornò alla sua prima passione e creò per la televisione Time for Beany, uno spettacolo di pupazzi con il ragazzino Beany e il serpente marino Cecil, che ebbe un notevole successo e ricevette premi Emmy. Negli anni Sessanta la serie diventò un cartone animato, Beany and Cecil.

Negli anni successivi Clampett fu spesso ospite di festival e incontri, dove raccontava la storia della Warner. Alcuni colleghi contestarono il modo in cui attribuiva a sé stesso certi meriti, e la questione è rimasta controversa tra gli storici. Morì il 2 maggio 1984.

Perché conta oggi

Per molti anni Clampett è rimasto meno celebrato di Jones e Avery. La rivalutazione è arrivata con la generazione di animatori televisivi degli anni Ottanta e Novanta, che ne ha riscoperto la libertà del segno. Nel suo cinema la regola è semplice: un personaggio disegnato può diventare qualsiasi cosa, purché il cambiamento faccia ridere e arrivi al momento giusto. È una lezione che l'animazione 2D, schiacciata a volte dal desiderio di verosimiglianza, continua a dimenticare e a riscoprire.

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