Chuck Jones, il regista che fece recitare un coyote senza fargli dire una parola

Dal Road Runner a What's Opera, Doc?, il percorso di Chuck Jones alla Warner e oltre, tra disciplina della posa, umorismo e una precisione da miniaturista.

Chuck Jones
Immagine: Alan Light · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Wile E. Coyote solleva un cartello, guarda in macchina, poi precipita. Prima dello schianto passano alcuni secondi in cui non succede niente, se non il suo sguardo rassegnato verso il pubblico. Su questa pausa Chuck Jones ha costruito una parte consistente della sua carriera. La comicità, nei suoi film, nasce dall'espressione più che dall'azione.

Gli inizi a Termite Terrace

Charles Martin Jones nacque a Spokane, nello stato di Washington, il 21 settembre 1912, e crebbe a Los Angeles. Dopo gli studi d'arte lavorò come lavacelluloide e intercalatore in vari studi, fino ad approdare alla Warner, dove entrò nel gruppo di giovani raccolti attorno a Tex Avery. Diventò regista alla fine degli anni Trenta.

I suoi primi film, con il topolino Sniffles, sono dichiaratamente disneyani: morbidi, graziosi, lenti. Jones impiegò qualche anno a trovare la propria voce. La trovò quando cominciò a lavorare sul timing della comicità e sulla recitazione per pose, cioè sulla scelta di pochi disegni chiave fortemente espressivi su cui il movimento si appoggia.

La squadra e il metodo

La qualità dei film di Jones negli anni Quaranta e Cinquanta deve molto a una squadra stabile. Michael Maltese scriveva le storie, Maurice Noble dagli anni Cinquanta curava layout e fondali con un gusto grafico moderno, animatori come Ken Harris, Ben Washam e Abe Levitow davano corpo ai suoi disegni di regia, che Jones produceva in gran numero per ogni scena.

Il suo marchio è la faccia. Bugs Bunny, Daffy Duck, Porky, il coyote cambiano stato d'animo con un sopracciglio, una palpebra che cala, una bocca che si storce. Jones lavorava perché lo spettatore leggesse il pensiero del personaggio prima del movimento.

Personaggi e capolavori

Nel 1949 Fast and Furry-ous presentò Wile E. Coyote e il Road Runner. La serie si regge su regole interne rigorose: l'uccello non esce mai dalla strada, il coyote non ha mai successo, la sua rovina dipende sempre dai propri mezzi, spesso forniti dalla ditta Acme. La ripetizione diventa una forma musicale, quasi una serie di variazioni sullo stesso tema.

Nello stesso anno For Scent-imental Reasons, con la puzzola Pepé Le Pew, vinse l'Oscar. Negli anni successivi Jones firmò alcuni dei titoli più studiati della storia del cartone. Duck Amuck, del 1953, mette Daffy alle prese con un animatore invisibile che gli cancella lo sfondo, cambia la voce, ridisegna il corpo: è una lezione di teoria del cinema animato travestita da gag. One Froggy Evening, del 1955, racconta senza dialoghi la storia di una rana che canta solo quando nessuno la guarda. What's Opera, Doc?, del 1957, comprime Wagner in sette minuti, con Elmer cacciatore in elmo cornuto e una scenografia stilizzata di Noble.

Dopo la Warner

Chiuso il reparto animazione della Warner all'inizio degli anni Sessanta, Jones passò alla MGM, dove diresse nuovi cortometraggi di Tom e Jerry e The Dot and the Line, del 1965, storia d'amore tra una linea e un punto, premiata con l'Oscar. Per la televisione realizzò Il Grinch, tratto dal libro del Dr. Seuss, trasmesso nel 1966 e diventato un classico natalizio americano.

Negli anni successivi alternò produzioni televisive, mostre e attività didattica. Nel 1989 pubblicò l'autobiografia Chuck Amuck. Nel 1996 ricevette l'Oscar alla carriera. Morì il 22 febbraio 2002.

Un classico che si studia ancora

Jones è il regista Warner più citato nelle scuole, e non solo per la sua fama. I suoi film sono esercizi di economia: ogni posa è necessaria, ogni pausa calcolata. Mostrano come l'animazione 2D possa ottenere effetti di grande comicità lavorando per sottrazione, con fondali essenziali e pochi disegni chiave. C'è anche un limite, che alcuni critici hanno segnalato: rispetto all'anarchia di Clampett o alla furia di Avery, il suo umorismo può risultare più controllato e intellettuale. Ma è proprio quel controllo che lo rende ancora oggi un modello per chi impara a far pensare un personaggio disegnato.

chuck joneslooney tuneswarner brosroad runnerregia

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta