Masaaki Yuasa, la linea che si deforma e il coraggio di Science SARU
Corpi elastici, prospettive impossibili, colori piatti e animazione digitale vettoriale. Il percorso di Yuasa da Mind Game a Inu-Oh è una delle eccezioni più felici nell'anime contemporaneo.

Nei disegni di Masaaki Yuasa una gamba può allungarsi per mezzo schermo durante una corsa, un volto può diventare una macchia di colore, una stanza può ruotare su se stessa. Per chi è abituato ai personaggi proporzionati e alle prospettive corrette dell'anime televisivo, è uno shock. Per chi conosce la storia dell'animazione, è un ritorno alla libertà del cartone animato degli inizi, filtrata da una sensibilità tutta contemporanea.
La lunga gavetta
Yuasa nasce a Fukuoka nel 1965 e, dopo gli studi d'arte, entra nello studio Ajia-do. Per quasi vent'anni lavora come animatore e progettista su produzioni popolari. Cura i design per la serie Chibi Maruko-chan e firma sequenze memorabili nei film di Shin-chan, dove le sue animazioni surreali, piene di metamorfosi, si fanno riconoscere anche da chi non legge i titoli di coda.
Il primo lavoro da autore è il cortometraggio Cat Soup (2001), che scrive e anima per la regia di Tatsuo Satō, dalle strisce di Nekojiru, una fiaba crudele e onirica. Nel 2004, con lo Studio 4°C, dirige il suo primo lungometraggio.
Mind Game
Mind Game parte da un manga di Robin Nishi. Un aspirante fumettista muore in modo umiliante, rifiuta il suo destino davanti a Dio e torna in vita. Finisce poi, con altri personaggi, dentro il ventre di una balena, dove vive per anni.
Il film mescola stili diversi, fotografie dei volti dei doppiatori, animazione sporca, sequenze in cui tutto accelera fino all'astrazione. Ebbe pochi spettatori all'uscita ma una reputazione crescente tra gli animatori. In Giappone e all'estero è spesso citato come uno dei film più liberi mai prodotti dall'industria.
Le serie con Madhouse
Negli anni seguenti Yuasa lavora in televisione, soprattutto con Madhouse. Kemonozume (2006) è una storia d'amore tra uno spadaccino e una donna mostro. Kaiba (2008) racconta un mondo in cui i ricordi si possono trasferire, con uno stile volutamente semplice che ricorda Tezuka. The Tatami Galaxy (2010), dal romanzo di Tomihiko Morimi, segue uno studente che rivive gli anni universitari in versioni diverse, con un narratore che parla a una velocità vertiginosa.
Nel 2014 Ping Pong the Animation, dal manga di Taiyō Matsumoto, porta la sua estetica in un racconto sportivo. Le partite sono montate con riquadri multipli, linee sghembe, colori sgargianti. È probabilmente la sua serie più amata.
Science SARU e la produzione digitale
Nel 2013 Yuasa fonda con la produttrice e animatrice Eunyoung Choi lo studio Science SARU. La scelta tecnica è significativa. Lo studio usa largamente l'animazione digitale vettoriale, a partire da Flash, che consente di riutilizzare i disegni, deformarli e rifinirli in modo diverso rispetto al flusso di lavoro tradizionale su carta. Questo permette di mantenere una produzione relativamente rapida con squadre contenute.
In pochi anni escono Lu over the Wall (2017), premiato al festival di Annecy, Night is Short, Walk on Girl (2017), Devilman Crybaby (2018) per Netflix, Ride Your Wave (2019) e la serie Keep Your Hands Off Eizouken! (2020), dedicata proprio a tre ragazze che vogliono fare animazione. Nel 2020 Yuasa lascia la guida dello studio, che prosegue con Choi.
Il suo ultimo film del periodo, Inu-Oh (2021), racconta un attore di teatro nō deforme e un musicista cieco nel Giappone medievale, trasformati in rockstar. È un musical storico e anacronistico, del tutto coerente con la sua carriera.
Yuasa resta un'anomalia. Ha dimostrato che si può lavorare dentro l'industria giapponese senza rinunciare a un segno personale. E ha aperto la strada a una generazione di animatori che non vedono più il realismo come unico orizzonte.


